Tool – Fear Inoculum
Come si fa a recensire o più semplicemente a parlare di un disco che hai aspettato per ben tredici anni? Per tutti questi anni i Tool sono diventati un vero e proprio meme musicale. Il primo di aprile, fioccavano gag sulle webzine musicali: “in arrivo il nuovo disco dei Tool“, “i Tool annunciano il loro disco“, e noi giù a ridere.
Quando James Maynard Keenan, il 16 febbraio del 2018, annunciò che i Tool erano in studio di registrazione, il panico serpeggiava nei cuori dei fan. Dopo 10.000 days e dopo una produzione così lunga e travagliata, cosa aspettarsi da Fear Inoculum? Il rischio, personalmente parlando, era quello di trovarsi davanti un lavoro autoreferenziale, inutilmente criptico e ripiegato su se stesso.
I Tool ovviamente hanno spiazzato tutti. Perché Fear Inoculum sembra riprendere il discorso nell’esatto punto dove era stato lasciato. Il disco è quasi antologico. Le sonorità e la composizione sono familiari, amiche accoglienti che ci trasportano immediatamente nella dimensione Tool senza alcuno strappo.
Tutte le canzoni non scendono sotto i dieci minuti, dei veri e propri viaggi in cui sganciare il proprio io cosciente e lasciarsi trasportare in una dimensione più alta; destinazione: la conoscenza, l’oltre, ma anche la fatica, il dolore e l’inaspettato.
L’apertura del disco è deputata alla titletrack, nonché primo singolo estratto. Fear Inoculum è un lungo ponte rivolto al passato, che addirittura scavalca 10.000 days e si allaccia a Lateralus. Gli strumenti entrano uno alla volta, discreti ma emozionanti. La voce di Maynard è delicata e morbida, attraversa le strofe liberandoci dal veleno che ci è stato inoculato per poi lasciare spazio a una chiusura cadenzata, vero e proprio richiamo all’iconica canzone del 2001.
Con Pneuma entriamo nel vivo del disco e troviamo sentori di Ænima. Il soffio vitale, lo pneuma, ci invita a svegliarci e a raggiungere l’illuminazione, tema molto caro a Maynard. La parte centrale, densa di percussioni e synth, evidenzia quanto ancora i Tool siano in grado di fare la differenza nei lunghi passaggi strumentali.
Invincible è una canzone solida e quadrata, che dalla seconda metà dimezza il tempo lasciando spazio alla sezione ritmica che richiama The Pot. Descending è atmosferica, delicata ma sempre incisiva; è un ennesimo invito a salvarci da noi stessi. I Tool, da sempre jungiani, confezionano un melodico rifiuto al clima nichilista che impera su di noi.
Culling Voices rallenta ancora di più il ritmo, delegando solo alla chitarra e al basso la prima metà della canzone per poi esplodere in un crescendo sul finale. Chiude il disco l’energica 7empest che nella parte iniziale torna ai blandi strascichi del grunge di Undertow e Opiate, mentre – dalla seconda metà fino al finale – la chitarra di Adam Jones è assoluta protagonista.
Non c’è via di mezzo, i Tool si amano o si odiano. Fear Inoculum non sfugge a questa regola, soprattutto perché ha un’identità molto forte e non si presta a sperimentazioni (da me assolutamente non richieste). Non c’è margine per la novità, tutto è riconoscibile, già ascoltato e familiare. Per molti può essere un enorme difetto ma non per il sottoscritto, che non chiede ai Tool di innovare un genere che innovarono più di vent’anni fa. Sarebbe come chiedere agli AC/DC di rinnovare il loro sound e provare a fare qualcosa di nuovo: meglio di no.
A questo punto, qualcuno potrebbe obiettare che il disco sia poco coraggioso, che i Tool “hanno fatto il compitino“. Bisognerà rifugiarsi purtroppo nel gusto personale, che darà un’accezione positiva o negativa alla frase “Fear Inoculm è un classico disco dei Tool“.
Francesco Papadia
Tracklist Versione Fisica:
- Fear Inoculum
- Pneuma
- Invincible
- Descending
- Culling Voices
- Chocolate Chip Trip
- 7empest
Tracklist Versione Digitale:
- Fear Inoculum
- Pneuma
- Litanie contre la Peur
- Invincible
- Legion Inoculant
- Descending
- Culling Voices
- Chocolate Chip Trip
- 7empest
- Mockingbeat




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