Interviste

Published on aprile 27th, 2018 | by Roberta Rega

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Tredici modi di raccontare il Cile: intervista a gran vía

Tra le cose più interessanti delle fiere dell’editoria, oltre agli aperitivi delle sei agli stand, c’è la possibilità di conoscere nuove realtà editoriali che i canali soliti spesso non riescono a mostrarci. Tra le scoperte migliori degli ultimi tempi, c’è gran vía, casa editrice nata nel 2006, con un punto di vista profondo e aperto sulla narrativa, tra le altre, latinoamericana. Gran vía ha creato una delle collane più interessanti sull’argomento, dédalos, che raccoglie le voci più significative dell’America Latina di oggi. Ogni volume è dedicato a un paese, e ne rappresenta una vera e propria antologia letteraria, una rivista fattasi libro, che riesce a dare una prospettiva corale e composita della realtà, perché eterogenee sono le voci autoriali, i punti di vista, le storie che vengono di volta in volta raccontate. L’ultima uscita, Tintas, è dedicata al Cile, un paese che viene riconosciuto spesso in relazione al buio periodo della dittatura, e che oggi emerge da questi 13 racconti come un territorio di frontiera tra la memoria storica e la sua rielaborazione in una idea di futuro. Il mio entusiasmo per dédalos si è concretizzato in una intervista ad Annalisa Proietti, editrice di gran vía, che si è gentilmente sottoposta alle mie domande sull’argomento.

La collana dédalos nasce con l’intento di raccontare in maniera inedita il panorama letterario odierno dell’America Latina, e cioè, con una serie di volumi che rappresentano delle vere e proprie antologie. Com’è nata l’idea di questa collana che si ispira alle riviste letterarie?

Il progetto, subito accolto con entusiasmo in casa editrice, si deve a Maria Cristina Secci, ispanista docente dell’Università di Cagliari, che al tempo aveva già tradotto per gran vía Juan Villoro e Julián Herbert, due dei più rappresentativi scrittori della recente narrativa messicana. L’idea di Maria Cristina, che della collana è poi diventata la curatrice, era di mappare, cartografare ogni anno un paese diverso del continente latinoamericano, e di farlo selezionando alcuni autori e altrettanti racconti. La forma breve ci è subito sembrata la più adatta allo scopo, il racconto, un po’ bistrattato in Italia, è il genere letterario per antonomasia della narrativa latinoamericana e quello che più si presta, con le sue più o meno brevi incursioni, ad assaporare la letteratura di un paese, di un intero continente. Il progetto si alimenta ogni anno non soltanto con le voci degli scrittori scelti ma anche con quelle di nuovi traduttori, gli studenti della laurea magistrale in Traduzione specialistica dei testi dell’Università di Cagliari che, sotto la supervisione di Maria Cristina, si avvicinano con passione e rigore alla traduzione editoriale.

 

I vostri Tintas, Vidas, Tierras rappresentano delle vere e proprie rassegne letterarie, una proposta delle voci più significative del paese da voi scelto e messo sotto la lente di ingrandimento. Come procacciate gli autori e i racconti da pubblicare?

La risposta non può essere univoca, molto dipende dal paese che di volta in volta si prende in considerazione, dalla conoscenza che abbiamo di esso, dalla sua storia, dagli aspetti che ci sembra più interessante evidenziare. Ci sono inoltre letterature che arrivano più facilmente, più rappresentate, più lette, altre più nascoste. Entrambi i casi pongono delle sfide interessanti, il primo di selezione e originalità, il secondo di scouting e reperimento. Per Tintas, l’ultimo volume della serie, abbiamo per esempio seguito un primo criterio anagrafico, scegliendo autori nati tra gli anni Settanta e Ottanta; ci interessava sondare il concetto di memoria, capire quanto del passato recente del paese fosse rimasto nella scrittura di questi giovani autori. Quando poi ci imbattiamo in racconti che sviluppano lo stesso argomento, la stessa tematica o una simile, allora la selezione avviene sul confronto di stili, sul diverso approccio.

 

Mi piace l’idea di collezionare i dédalos per avere la mia piccola enciclopedia letteraria dell’America Latina. Il primo anno avete esordito con un volume dedicato al Messico, poi Cuba e in fine questo ultimo, bellissimo volume dedicato agli autori cileni. A quali paesi dedicherete le prossime uscite?

Il quarto volume, che pubblicheremo nel secondo semestre del 2018, sarà dedicato alla Bolivia, paese, letterariamente parlando, quasi sconosciuto al lettore italiano e che pure negli ultimi anni può contare su una nuova generazione di scrittori molto dinamica e interessante. Sarà un’antologia che riserverà belle soprese. Col quinto volume, a cui abbiamo appena iniziato a lavorare, posso anticipare invece che porteremo i nostri lettori in Perù.

 

Ho notato che i racconti sono affidati a diversi traduttori, e la cosa a mio avviso funziona, perché arricchisce e giova alla varietà linguistica del testo. Come avete scelto di gestire questa eterogeneità?

Pare anche a noi che la molteplicità degli stili degli scrittori ben si concili con diversi traduttori. Maria Cristina, in qualità di loro docente, ha modo di conoscere e approfondire le peculiarità di ciascuno e di assegnare i racconti in base a esse. Importante, probabilmente più che in altre circostanze, è poi la successiva fase di revisione e uniformazione, quando, nel pieno rispetto delle singole voci autoriali e delle scelte traduttive, ed evitando rigorosamente l’appiattimento e la banalizzazione, si interviene però su inevitabili discrepanze e disarmonie dando all’antologia coerenza formale.

 

Il progetto grafico è coerente, “da collezione”, e richiama i colori e l’iconografia delle culture precolombiane. Da chi è stato ideato?

Il progetto grafico di dédalos è frutto dell’estro e della competenza di Mirko Visentin, che cura ormai da anni le nostre copertine e l’immagine grafica di gran vía. Volevamo qualcosa che pur distaccandosi dai lavori preesistenti mantenesse integra l’idea di collana, o meglio di serie, e che sintetizzasse il connubio tra antico e moderno, fra tradizione e avanguardia, rappresentando nei colori la vivacità, la freschezza della letteratura latinoamericana, senza tuttavia dare indicazioni troppo vincolanti su temi o orientamenti: tra i tredici racconti che ogni anno proponiamo c’è volutamente grande varietà di argomenti e stili, e il progetto grafico doveva tener conto di questa eterogeneità. La cadenza annuale delle pubblicazioni ha fatto sì che il progetto grafico che ne era alla base all’inizio non risultasse immediatamente riconoscibile, ma oggi, con l’uscita del terzo volume della serie, ci pare che esso abbia acquisito finalmente identità agli occhi del lettore.

Ringrazio gran vía per la disponibilità e per il lavoro di ricerca che mi ha permesso di aprire orizzonti e conoscenze su questa meravigliosa parte di mondo.

Roberta Rega

 

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