Cefali live

Published on Maggio 10th, 2018 | by Andrea Femia

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9 maggio LIBERATO

NAPOLI

Lungomare liberato

Lungomare liberato

Liberato è un personaggio fondato sull’anonimato e sull’appartenenza. Non sai chi è, non sai com’è fatto, e per molti versi neppure te ne importa; ormai si è fatta l’abitudine e il rischio concreto che svelare l’identità possa generare un effetto “Fassina chi?”, elimina anche la gioia del porsi l’interrogativo originale. D’altro canto, va detto, il Nostro non potrebbe essere, in alcuna maniera, più appartenente ad un determinato luogo e contesto geografico. Questo non vuol dire che Liberato rappresenti Napoli, questo no; ma che non possa minimamente farne a meno, quello è evidente. Proprio come accade per un lavoro di letteratura, tu la faccia dei protagonisti te la puoi pure immaginare, ma non è che smetti di leggere soltanto perché non sai quali sono i tratti somatici. A maggior ragione se non ti vengono descritti. Più complicato trovare romanzi nei quali non ti venga reso noto il luogo nel quale prende piede la singola scena, che sia una camera d’albergo oppure un bar, una piazza o un lungomare, avrai sempre il modo di piazzare la sagoma dei tuoi personaggi all’interno di un ambiente quanto meno definibile.

Il concerto del 9 maggio è stato, sotto questo punto di vista, sicuramente esplicativo di quanto appena detto. Il luogo nel quale ha preso piede la scena è probabilmente tra i più belli al mondo. Avvicinandomi all’ingresso dell’area, mi rendevo conto che pur vivendo da anni in questa città, è ancora capace di generare stupore. Il connubio tra un palco che si ergeva altissimo, con luci e fumi dominati dal colore viola, gli scogli di Mergellina presi d’assalto da quelle persone che non se la sentivano di fare la fila, un mare meraviglioso dentro al quale si potevano scorgere imbarcazioni di natura enormemente differente. Non c’era nulla che fosse fuori posto. Se non conoscete Napoli, veramente, non potete capire cosa vuol dire camminare dal centro storico fino ad arrivare al luogo nel quale si teneva il concerto e passare per due castelli, una tenuta reale, una processione di poco più di mezz’ora nella quale la quantità di bellezza disponibile era a tratti eccessiva. Era un’immagine di grande impatto quella che ti dava a vedere un fiume di persone muoversi in direzione contraria rispetto al castello che domina il mare. I turisti, spaesati, a chiedersi cosa diavolo stesse accadendo. A regnare, senza dubbio alcuno, la molteplicità umana, l’impossibilità assoluta di scorgere un fenotipo con il quale identificare la massa. 

IL POPOLO
liberato

Facendo la fila, infatti, mi sono imbattuto in ragazzini di circa sedici anni che si interrogavano sulla possibilità che gli addetti ai controlli potessero, quanto meno, godere di un’irrefrenabile voglia di fare considerazioni sul loro possedere sostanze di natura non perfettamente consentita. Mentre lo facevano, fumavano le stesse e, devo ammettere, ho pensato che riuscissero a rimanere tremendamente lucidi nel fare le loro considerazioni sugli eventuali scenari davanti ai quali si potevano trovare a imbattersi. Sembrava di assistere a un simposio tra esseri umani dotati di grandissimo acume tattico, un ammiraglio Nelson che incontra Stalin e gli chiede come mai non sia ancora arrivato Massimiliano Allegri. Invece erano soltanto dei guaglioni che si chiedevano cose riassumibili in “che facciamo se ci sgamano?”. Stima per loro, alla fine non so cosa abbiano scelto di fare, non li ho più visti, ed era quanto meno impossibile riuscire a farlo, ma spero che il bene sia riuscito a trionfare sul male. Qualunque cosa voglia dire.

Ai miei fianchi due coppie. Radicalmente diverse. Alla sinistra, un qualcosa di molto simile a un trentenne già ex rapper, anche un poco depresso, lamentava la friscanzana che arrivava dal mare. Era abbastanza grosso ma teneva solo la canotta numero 3 di Dwyane Wade e dei pantaloncini simili a quelli di John Cena. Non sono riuscito a notare le scarpe, mi perdonerete. Andrei con le Converse. Si lamentava con la sua lei, azzarderei di qualche anno più piccola, che nel frattempo se lo abbracciava con un lecca lecca in bocca. 

Alla mia destra un perfetto esemplare di coppia modello, di quelli che te ne rendi proprio conto di quanto diavolo si amano. Si sono tenuti la mano per tutto il tempo della fila, anche quando venivano ballonzolati da una parte e dall’altra. A un certo punto, da che erano attaccati, sono finiti ad un paio di metri di distanza l’uno dall’altra. Ve lo giuro, si tenevano ancora per mano, con queste braccia dilungate che avevi una paura pazzesca di fargli male. Che poi lui teneva la giacca. Cioè ti stai andando a vedere Liberato sul lungomare, al tramonto, gratis, il 9 maggio e ti metti la giacca elegante. Lei non mi sembrava tenere tutta questa voglia di stare attaccata a questo consulent manager di Frattaminore, però certe dinamiche non sono dominate dalla voglia, ma dall’urgenza. E a loro urge di stare uniti, pure quando non tengono lo spazio per respirare. È anche accaduto che io abbia chiesto scusa ad entrambi perché, siccome sono un signore, riconosco che la mia mole in una fila possa creare fastidio a chi vuole stare attaccato mano nella mano, anche se dista 2 metri. Mi hanno guardato con la faccia di chi ti diceva senza parlare “vabbè, caro, ma tu che ne sai di cosa vuol dire avere l’urgenza di stare mano nella mano qualunque cosa accada nella vita?”. Chissà se sono riusciti ad arrivare fino a tarda serata attaccati, piccoli cuori, glielo auguro molto. Mi chiedo cosa sarà dei loro odori ad agosto. 

Potrei parlare all’infinito per descrivere soggettoni e vips presenti al concerto, però la cosa veramente bella è che ci stava veramente tanta di quella gente che non aveva proprio la faccia del soggettone. C’era un ragazzo che evidentemente non capiva il sarcasmo, ma comunque la cosa poteva dipendere dallo stare inscatolato tipo i fagioli cannellini, uno appiccicato all’altro; in fondo teneva una faccia sveglia. Due ragazze che non hanno smesso praticamente mai di farsi i selfie. Una teneva un naso importante e avevo appena letto quell’articolo che dice che i nasi nei selfie vengono grossi e allora si fa ricorso alla chirurgia. Spero che lei non faccia mai ricorso alla chirurgia perché era veramente una bellissima ragazza, anche se ho passato circa mezzora a evitare di entrare da foto bomber nei suoi maledettissimi selfie. Però non sarebbe malvagio se pensasse di aggiustare il cervello. Ora sembra che voglia dire che stavano solo tipi strani. Non è così. C’erano ventimila persone, è normale che se ti concentri su ogni singola persona noti le stranezze che la caratterizzano. Immagino uno che va ad un concerto e si ritrova me. Probabilmente il giorno dopo scrive un articolo di natura scientifica su questo animale strano vestito da uomo ma non troppo. Il discorso che volevo lasciare trasparire è che ventimila persone sono proprio tante. Soprattutto se si vuole considerare il fatto che il preavviso per questa serata, in mezzo alla settimana, era di pochissimi giorni. Se una persona volesse provare a immaginare cosa sarebbe successo se avessero annunciato un concerto per un sabato, probabilmente se ne uscirebbe con cifre assolutamente imparagonabili a qualunque altro artista italiano in attività. E mi pare di poter dire che sia già così. 

LA MUSICA
Liberato concerto napoli

È altamente probabile che almeno uno tra i vostri contatti da Social Network abbia scritto o condiviso qualcosa riguardo al concerto del 9 maggio. Ed è ancora più probabile che non si sia parlato di musica. Qualcuno si lamenta della durata eccessivamente breve, qualcun altro del fatto che non si vedesse una mazza per il troppo fumo. Ecco, a me tre quarti d’ora di concerto per un artista attivo da un anno non sembra poco. Tanto meno ho mai pensato di vedere come fosse fatto in faccia un uomo che è riuscito a muovere ventimila persone esclusivamente per il fatto che nessuno ha idea di chi sia. Arrendetevi al fatto che se doveste scoprire chi è Liberato, a nessuno gliene importerebbe più nulla dei suoi prodotti. Lui/Loro è/sono abbastanza intelligente/i da saperlo, e quindi pace così. La critica meramente musicale è sull’assenza di pathos su alcuni pezzi che hanno un potenziale abbastanza importante, ma vuoi per i volumi molto bassi, vuoi per una scelta di piattezza sonora che non portava il petto a vibrare – scelta sicuramente voluta, per carità, qui siamo al gusto personale – il concerto è stato sì bello ma forse meno rispetto a quanto poteva essere. E lo dico anche se le mie aspettative erano molto basse, per il semplice fatto che mi sono trovato lì da curioso. Allo stesso tempo ho trovato che i pezzi che mi hanno lasciato indifferente nelle loro versioni “online”, abbiano dal vivo una presa molto importante. Il lavoro musicale, pur distante dai miei personali gusti, è senza dubbio impregnato di qualità, e se a questo si aggiunge la storia del personaggio, siamo sicuramente di fronte a qualcosa di interessante, ed è giusto vederlo sotto questa ottica, limitando quanto più possibile il livore.

Bello, decisamente bello. Molto. Tanto.
Magari nei prossimi giorno passo di nuovo da lì per vedere se quei due si sono staccati. 

Andrea Femia

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