Fumetti

Published on maggio 30th, 2018 | by Carla De Felice

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Freedom Hospital

Buona parte di noi occidentali ignora quello che sta accadendo in Siria da un po’ di anni a questa parte. Sappiamo che c’è un conflitto, che ci sono persone che scappano, altre che vogliono restare, tanti morti, feriti ma non abbiamo un vero quadro preciso. È difficile immaginare una guerra quando non l’abbiamo mai vista realmente, soprattutto se poi si svolge in un paese così lontano dal nostro. Che faccia hanno i cecchini? Indossano la divisa? E i ribelli? Come si riconoscono? Perché non si limitano a scappare piuttosto che ostinarsi a restare?
Per fortuna esistono lavori come Freedom Hospital – una storia siriana, il fumetto di Hamid Sulaiman, pubblicato in Italia da add editore, che riescono a farci capire una guerra anche se, come scrive Cecilia Strada nella prefazione: “non possiamo sentirne l’odore”.

Hamid Sulaiman, Freedom Hospital, una storia siriana. Traduzione di Marco Ponti. Add editore, 2018, pp 288.

“Se lasciassi il paese, avrei la sensazione di tradire la rivoluzione.”

Siamo in Siria nella primavera del 2012, in un paesino senza nome del nord della Siria controllato dal regime di Assad. Qui Yasmine, pacifista militante, ha deciso di realizzare il sogno di suo padre: creare e gestire il Freedom Hospital, un ospedale clandestino che dia soccorso a ogni essere umano, a prescindere dal suo schieramento. Yasmine è laureata in farmacia e ha anche vinto una borsa di studio negli Stati Uniti, ma ha deciso di restare per non rinunciare a questo sogno. Con lei in ospedale vivono 11 personaggi, introdotti nelle prime pagine del fumetto con un breve sunto della loro storia. Abbiamo Sophie, di origine siriana ma residente in Francia, giornalista clandestina al lavoro su un documentario sul Freedom Hospital, e poi altri medici e pazienti collegati in qualche modo alla guerra. C’è chi è stato accusato di essere membro dei Fratelli Musulmani, chi ha perso la memoria e non ricorda più da che parte sta, chi è stato tenuto prigioniero e torturato perché accusato di essere oppositore del regime, chi è scappato dalla guerra; insomma un microcosmo che riflette benissimo la complessità della situazione siriana.

In bianco e nero, stagione dopo stagione, morti dopo morti, Hamid Sulaiman ci racconta in maniera disincantata un conflitto difficile senza mai prendere parti, mostrandoci i volti e le storie dei personaggi che lo vivono ogni giorno sulla propria pelle. Ci racconta dei loro ideali, delle loro paure, ossessioni, conflitti, ma anche dei loro amori e buoni sentimenti. Non importa cosa è vero e cosa no, lui vuole solo mostrarci senza fronzoli tutte le contraddizioni non solo di questo ma di qualsiasi altro conflitto e di quello che è il desiderio che accomuna quasi tutti: che la guerra abbia finalmente una fine.

Hamid Sulaiman racconta un sogno, un ideale, che potrebbe sembrare utopico ma va premiato perché è un sentimento vero, autentico, umano e c’è chi fa di tutto per perseguirlo. E che a fine lettura ci lascia con gli occhi lucidi, un groppo allo stomaco ma anche con un senso di ammirazione e stima per chi fa di tutto per non rinunciare ai propri ideali, combattere la paura e ricordarci che nonostante tutto, siamo pur sempre esseri umani.

Carla De Felice

 

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Freedom Hospital Carla De Felice

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L'unico vero realista è il visionario.



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