Libri Maradona 101 pillole di saggezza

Published on giugno 13th, 2018 | by Fabio D'Angelo

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Maradona – 101 pillole di saggezza

Perdonate l’eccesso di sentimentalismo pallonaro, ma per me il 5 luglio 1984 rappresenta una data particolare. Non solo perché è il giorno in cui Maradona arrivò a Napoli, o perché coincise con il mio primo ricordo di carattere calcistico, ma soprattutto perché quel giorno avvenne la mia iniziazione al culto, alla fede e alla coerenza e mentalità. Tutte cose che, come in un passaggio di consegne di carattere ereditario, mi trasmise proprio quel 5 luglio mio nonno materno: un pugliese anomalo, che era nato e vissuto a Sava (un paesino in provincia di Taranto) ed era l’unico tifoso del Napoli nel raggio di un centinaio di chilometri. Vita dura la sua, visto che era circondato da juventini, milanisti e interisti.  Quel giorno, mio nonno, manco percepisse l’importanza del momento storico, dopo uno spreco enorme di energie mentali che manco uno scacchista di fama in una finale di un torneo mondiale per convincere mia mamma e mia nonna, riuscì a far coincidere la festa dei nostri compleanni (era nato il 3 luglio, io il quattro per fargli dispetto, diceva lui) con l’istante in cui Maradona entrò per la prima volta in un San Paolo strapieno, fece un paio di palleggi e poi sparò in cielo un pallone, dando di fatto inizio al culto religioso: Il maradonesimo.

Sava (TA), 5 luglio 1984

Ora non fate quelli che scuotono la testa in segno di diniego e poi fanno la solita obiezioni del tipo: qual è la divinità? Un semplice mortale che gioca bene a calcio? Perché Maradona vi vede, Messi no e la risposta è ovviamente sì. Che se ci pensate, il calcio è il vero esperanto del mondo, una  lingua universale che tutti sono in grado di comprendere, per cui il maradonianesimo che ne è diretta conseguenza, è una fede in grado di pacificare i popoli, annullare le differenze culturali e riduce a zero persino il rischio di scontro di religioni, perché come la tessera del partito radicale, può essere professato contemporaneamente anche da atei, cristiani praticanti, ortodossi, quaccheri, mussulmani, evangelici, buddisti, tifosi di altre squadre e devoti di San Gennaro, come Gigino il poeta di Così parlò Bellavista: San Genna’, non ti crucciare, tu lo sai ti voglio bene. Ma ’na finta ’e Maradona squaglia ’o sanghe dint ’e vvene! E chest’è.  
Ciò nonostante, è difficile spiegare agli scettici con parole e concetti semplici come sia stato possibile che un calciatore candidato alla santità per virtù riconosciute sul campo, tutte terrene e sportive, sia diventato D10s, un’entità una e trina: leader politico, santo per meriti guadagnati sul campo e grandissima testa di cazzo. Ma niente paura, perché in soccorso dei seguaci del maradonianesimo è arrivato Maradona – 101 pillole di saggezza, un delizioso volumetto edito da Alcatraz nella collana Blister, in cui attraverso un percorso logico costituito da citazioni maradoniane, la trinità di D10s può essere spiegata bene.

maradona

Maradona – 101 pillole di saggezza, Alcatraz collana Blister.

Per questo motivo Maradona – 101 pillole di saggezza  è un libro che tutti i seguaci della Chiesa di Maradona dovrebbero avere sempre a portata di mano, per controbattere con citazioni agli agnostici ed evangelizzare gli indecisi.

Hasta siempre comandante Maradona

Esempio: non serve scomodare Gianni Minà per dimostrare il fatto incontrovertibile che Maradona, proprio come Cassius Clay aka Muhammad Ali, oltre che uno sportivo, sia stato anche un leader politico. Basta aprire  Maradona – 101 pillole di saggezza come un vangelo e ricordare con tanto di  citazioni agli scettici due eventi di portata memorabile.

«Ricordo il mio debutto ufficiale col Napoli, in trasferta a Verona. Il tedesco Briegel era un animale, fisicamente, ma ancora più animali erano quelli che esponevano gli striscioni: “Benvenuti in Italia”, dicevano. Era la battaglia del Nord contro il Sud, quella battaglia che mi fortificò e mi permise di fare ciò che più mi piace: difendere una bandiera. E se era una bandiera dei poveri, meglio ancora.» (pag.20)

Non che la situazione sul fronte tifo becero da stadio oggi sia molto cambiata, ma all’epoca il Napoli quando andava a giocare al Nord era sistematicamente vittima di una forma esecrabile di bullismo: battuto in campo e vittima di una odiosa discriminazione razziale in tribuna. La vendetta contro i bulli veronesi arrivò forte e diretta come il cazzotto che George McFly rifilò a Biff in Ritorno al futuro I,  al minuto 58’ di una Napoli – Verona  giocata al San Paolo, quando D10s ricevette spalle alla porta un pallone e senza pensarci troppo, tirò e segnò da CENTROCAMPO. Spingersi contro l’umanamente pensabile. Goduria pura.

«Sarebbe stato meglio che non ci fosse stata la Guerra delle Falkland. Io mi ricordavo bene del 1982: era un massacro di gambe e braccia, di tutti quei ragazzi morti alle Malvine, mentre a noi quei figli di puttana dei militari raccontavano che stavamo vincendo la guerra. Giocai la partita pensando che avremmo reso onore alla memoria dei caduti, che avremmo dato sollievo ai familiari dei ragazzi e cancellato l’Inghilterra dalla mappa del calcio mondiale… Era una battaglia, sì, ma nel mio campo di battaglia.» (pag.38)

Maradona calciatore aveva uno sguardo esplosivo che era tutto rabbia, rivalsa e voglia di giustizia, che aveva bisogno di una scintilla per deflagrare e diventava forza misteriosa. L’Inghilterra fu la scintilla perfetta, e D10s entrò nello stadio di Città del Messico con l’idea di combattere una battaglia nel suo campo di gioco e la stravinse da solo. Prima segnò con la mano de Dios, quasi a irridere gli avversari. Poi partì dalla sua metà campo e in undici tocchi, saltò l’intero centrocampo e difesa dell’Inghilterra e volò diretto in porta. Il resto lo fece la telecronaca del commentatore uruguayano Victor Hugò Morales che trasformò il goal più bello della storia del calcio in leggenda e manifesto politico sulla poesia del calcio. Viva il Futbol!

La santità

Non per sminuire la vittoria dello scudetto, ma le tappe del processo di canonizzazione de El Pibe de oro passarono attraverso le vittorie contro la Juventus. Che voi direte: embè, tutto questo casino per due partite vinte con la Juventus?
Certo che sì, e poi volete mettere la soddisfazione di vedere Tacconi fare testa e palo?

«Alla fine del 1985 realizzai il sogno di tutti i napoletani: battemmo la Juventus grazie a un mio gol, su calcio di punizione, che Tacconi sta ancora cercando. Fu un tiro indiretto, da dentro l’area, che scavalcò la barriera. Altro che bombolette spray come quelle che usano gli arbitri oggi… allora, per terra, c’era la segatura!» (pag.24)

«Sarebbe stato meglio che non ci fosse stata la Guerra delle Falkland. Io mi ricordavo bene del 1982: era un massacro di gambe e braccia, di tutti quei ragazzi morti alle Malvine, mentre a noi quei figli di puttana dei militari raccontavano che stavamo vincendo la guerra. Giocai la partita pensando che avremmo reso onore alla memoria dei caduti, che avremmo dato sollievo ai familiari dei ragazzi e cancellato l’Inghilterra dalla mappa del calcio mondiale… Era una battaglia, sì, ma nel mio campo di battaglia.» (pag.38)

Maradona calciatore aveva uno sguardo esplosivo che era tutto rabbia, rivalsa e voglia di giustizia, che aveva bisogno di una scintilla per deflagrare e diventava forza misteriosa. L’Inghilterra fu la scintilla perfetta, e D10s entrò nello stadio di Città del Messico con l’idea di combattere una battaglia nel suo campo di gioco e la stravinse da solo. Prima segnò con la mano de Dios, quasi a irridere gli avversari. Poi partì dalla sua metà campo e in undici tocchi, saltò l’intero centrocampo e difesa dell’Inghilterra e volò diretto in porta. Il resto lo fece la telecronaca del commentatore uruguayano Victor Hugò Morales che trasformò il goal più bello della storia del calcio in leggenda e manifesto politico sulla poesia del calcio. Viva il Futbol!

La santità

Non per sminuire la vittoria dello scudetto, ma le tappe del processo di canonizzazione de El Pibe de oro passarono attraverso le vittorie contro la Juventus. Che voi direte: embè, tutto questo casino per due partite vinte con la Juventus?
Certo che sì, e poi volete mettere la soddisfazione di vedere Tacconi fare testa e palo?

«Alla fine del 1985 realizzai il sogno di tutti i napoletani: battemmo la Juventus grazie a un mio gol, su calcio di punizione, che Tacconi sta ancora cercando. Fu un tiro indiretto, da dentro l’area, che scavalcò la barriera. Altro che bombolette spray come quelle che usano gli arbitri oggi… allora, per terra, c’era la segatura!» (pag.24)

«Il 9 novembre 1986, a Torino contro la Juventus, successe una cosa incredibile: perdevamo uno a zero, pareggiammo e lo stadio esplose, tutti festeggiavano… Noi non capivamo. Quando avevano segnato loro, avevano detto “gol” e basta. Segniamo  il secondo e di nuovi tutti a festeggiare. Segniamo il terzo, e ancora di più. Claro, lo stadio era pieno di lavoratori, tutti del Sud! Terminarono gridando “Na-po-li! Na-po-li”, una cosa impressionante.» (pag.46)

Grandissima testa di cazzo

La foto nella vasca a forma di conchiglia con i Giuliano, la cocaina, la fuga in Argentina, le tasse, il figlio illegittimo, il Maradona obeso.
Su questo punto gli agnostici non obietteranno neanche su una virgola, quindi vi basterà tirare fuori una sola citazione dal libro, vi consiglio questa:

«Io sono nato nel calcio. Sapevo già chi sarei diventato: sapevo che avrei comprato una casa a mamma, che mi sarei sposato e avrei messo su famiglia, che avrei girato il mondo, che l’Argentina avrebbe vinto i Mondiali… Ma non sapevo che avrei preso la cocaina. Lo sai che giocatore sarei stato, se non avessi tirato di coca? Ho l’amaro in bocca: che calciatore che ci siamo persi!» (pag.82)

Maradona – 101 pillole di saggezza, oltre che come formidabile strumento per rigettare al mittente lo scetticismo degli agnostici e dei tifosi di Pelè e Cristiano Ronaldo, è anche un libricino che gli amanti del genere, i nostalgici pallonari e ovviamente i seguaci della Iglesia maradoniana non potranno che apprezzare anche per la capacità di sprigionare emozioni, estro, fantasia, ricordi, meraviglia, cazzate cosmiche e persino impegno politico. Tutte le sfumature di un personaggio inimitabile e imprevedibile come le serpentine che faceva in campo.
Un Dios umano come quello disegnato dall’artista Jorit Agoch sulla facciata di uno dei due palazzi di Taverna del Ferro, il “Bronx” di San Giovanni a Teduccio. Da un lato Maradona, dall’altro un ragazzino, Niccolò, con la scritta sotto “essere umani”. Che guarda il mondo come un Maradona bambino, che in un campo di Villa Fiorito, un sobborgo di Buenos Aires, palleggiava sognando di giocare il mondiale con l’Argentina e di vincerlo.

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è una persona semplice: ama la pasta e patate con la provola, la pizza, il sole, il mandolino e la SSC Napoli 1926. Alla domanda “Progetti per il futuro?”, generalmente risponde: non sottovalutare le conseguenze di una parmigiana di melanzane.



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