Cinecefali

Published on Luglio 16th, 2018 | by Una banda di cefali

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A quiet place

Regia: John Krasinski
Genere: horror
Durata: 91 min
Cast: Emily Blunt, John Krasinski, Millicent Simmonds
Distribuzione: 20th Century Fox
Uscita nelle sale: 5 aprile 2018

Nel nuovo rinascimento dei film horror, tra Get out e Hereditary, arriva in punta di piedi anche A quiet place – Un posto tranquillo. Un film scritto e diretto da John Krasinski (il Jim della versione americana di The Office) dove per sopravvivere non è concesso emettere più di un sussurro, guai a urlare.

 
Per farla breve, la storia parla di un futuro non troppo lontano, il 2020, in cui la popolazione è stata decimata da orribili creature aliene corredate da un bizzarro cranio semovente che, pur essendo cieche come talpe, agguantano e ingurgitano qualsiasi cosa riescano a sentire con il loro finissimo ultra-udito.
Al centro delle vicende c’è la famiglia Abbott, composta da Lee ed Evelyn (John Krasinski ed Emily Blunt – vera coppia anche nella vita fuori dallo schermo), due agricoltori con un ragguardevole armadio di maglioncini di lana colorati e camicie a scacchi, più tre figlioletti piccoli: Marcus, Regan e Beau. Ma potete già dimenticarvi dei nomi, durante il film è assolutamente vietato parlare: sguardi e linguaggio dei segni restano l’unico mezzo di comunicazione.
La tensione costante nella vita di questa famiglia è subito resa esplicita nei primi dieci minuti di film, in cui allo spettatore non viene risparmiata la crudele visione di un attacco mortale causato da un semplice errore di valutazione e da un’astronave giocattolo che emette piccoli rumori infernali. Non c’è scampo.
Flashforward di circa un anno e la famiglia si ritrova a dover gestire la gravidanza di Evelyn. Ora. Non c’è assolutamente bisogno di essere moralisti. Ma come potevano pensare, in un mondo in cui sono costretti a giocare a monopoli con pezzi di feltro per non far risuonare le pedine sul cartone, a mangiare con le mani cibo racchiuso nelle foglie per non far tintinnare le posate e a camminare a piedi nudi sul terreno precedentemente ricoperto di sabbia per evitare persino il riverbero delle onde sonore, ecco in un mondo del genere, come pensavano di passarla liscia con una gravidanza?
Succede spesso di arrabbiarsi con i personaggi dei film horror per scelte che ci sembrano totalmente sconclusionate e che ‘beh io di certo non sarei scappata nel bosco al buio’, ma nel film di Krasinski, a parte questa gigantesca assurdità, la vita da survival contro gli alieni mangioni è costellata di idee sagge e ponderate. Tanto da farci pensare che forse l’idea metaforica che lega il film è una paura atavica dei genitori riguardo ai propri figli. Quel tipo di smarrimento paralizzante del doverli lasciare balia di un mondo costellato da così tanti pericoli da lasciarti senza fiato.
Il film è estremamente conciso e compatto, ogni scena ha un suo perché e si concentra solo ed esclusivamente sull’esperienza di questa famiglia: lo spettatore impara insieme a loro quali sono i confini e le possibilità che si prospettano. Nonostante la sua breve durata, ogni personaggio viene dipinto con sfumature molto personali, bastano dei piccoli gesti per renderli reali e credibili. Anche la scelta di non soffermarsi più di tanto sui mostri e sulle loro origini è di aiuto per lasciare aleggiare nell’aria un’aurea di insondabile mistero.
La forza della storia è incarnata da una vivida suspense che ti prende alla gola senza mai trasformarsi in gore, splatter o terrore puro. Lo dice anche la placida e rassicurante etichetta del vietato ai minori di 14 anni, rendendolo perfettamente godibile da tutti, anche senza dover ricorrere al dover dormire con le luci accese.
E, niente spoiler, il finale saprà lasciarvi con un piccolo sorrisetto soddisfatto all’angolo della bocca, che non si trasformerà certo in risata, in una stanza di silenzio assordante sarebbe fuori contesto, ma saprà dare la sua soddisfazione.

Elena Rebaudengo

 

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Amore, ironia e cefalità.



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