I-dentity gen
«Ho cercato il tuo volto tra le centinaia di képi bianchi al sole, ragazzi nepalesi, tartari, ucraini, polacchi, ho cercato il tuo sguardo tra le pieghe di quei volti, mi sono raccontato poi di averti visto».
I-dentity gen di Paolo Di Petta racconta storie di vite “periferiche” che si incrociano e si muovono negli angoli estremi delle proprie esistenze. La scrittura a volte asciutta a volte lirica fa in modo che il libro non perda energia sia nella crudezza delle storie sia nella poeticità di alcuni episodi. La periferia è fatta di vita vera, con tutte le sue sfumature, e sa essere crudele e poetica e molto altro ancora. Anche per questo il libro di Paolo Di Petta riesce a tenersi lontano dalla retorica e dai luoghi comuni, ma scava a fondo senza tirarsi indietro.
La “Traversa” – il luogo fisico e metaforico che tiene insieme tutti i personaggi – è un posto dove tornare, sempre: è il punto fisso di un enorme elastico. La “Traversa” è il mondo aperto e finito di queste vite minuscole che Paolo Di Petta porta e muove nelle periferie del mondo. Ho apprezzato molto proprio i racconti ambientati in altre città, ho avuto l’impressione che la scrittura stessa si arricchisse stilisticamente di particolari, e i personaggi si facessero più tondi e riconoscibili.
Come dichiara lo stesso autore nel suo Post Scriptum, credo anch’io che qui Di Petta abbia trovato l’inizio di una storia, e mi auguro che alcuni di questi personaggi e di queste vicende possano trovare posto in un testo più ampio, che possa farli esprimere e muovere in un mondo totale, completo, periferico sì ma in un contesto di viaggio, di movimento, perché i personaggi che ci racconta non sono fermi nella loro “Traversa”, non sono assuefatti alle loro esistenze periferiche, ma provano ad andare per il mondo nella speranza di ritrovare se stessi e il loro posto per rimettersi al centro del proprio vissuto. Sono sicuro che questo inizio l’autore non lo perderà.
Posizione:
Sull’autobus n. 81, che collegava (fino al mese scorso) il Prenestino al centro della città. Linea che ora fa capolinea poco fuori le Mura aureliane. Sulla Prenestina e in periferia non ci arrivà più.





