Serie TV

Published on settembre 5th, 2018 | by Noemi Borghese

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Disenchantment

Ideatore: Matt Groening

Genere: Animazione, Comedy

Durata: 30’ (a episodio)

Lingua originale: inglese

Stagioni: 1

Episodi: 10 puntate

Cast: Abbi Jacobson, Nat Faxon, Eric Andre

Distribuzione: Netflix

Prima Tv: 17 Agosto 2018, USA

Mi fanno molto ridere i finissimi critici dei Simpson che tacciano Disenchantment di essere troppo semplice, poco articolata e noiosa, quando penso al tipo di umorismo con cui siamo cresciuti – la ricorrente abilità del Barney Gumble, ad esempio, di intrattenere gli spettatori a suon di fragorosi rutti – un tipo di ironia, appunto, che non definirei esattamente da livello di estro creativo paragonabile a, boh, Twin Peaks o Lost.

Se volete cominciare Disenchantment, fatemi (e fatevi) una cortesia:
Dimenticate i precedenti lavori di Groening: Simpson e Futurama non c’entrano niente;
Ricordate che siamo su Netflix: senza possibilità di bingewatching difficilmente cominceremmo una serie nuova;
Siamo nel 2018: un protagonista donna che fa arricciare il naso ai nostalgici dell’alcolismo buontempone, panzuto e virile di Barney non si può più sentire.

Ciò detto, ora che vi ho preparati, possiamo entrare nel mondo di Disenchantment.

Disenchantment

An elf with a human friend? That ain’t right!

Prodotta e distribuita da Netflix e disponibile da Agosto, sarà senz’altro stato un passatempo per tutti gli annoiati sfortunati che non hanno potuto godersi il mare nel mese dell’esodo votato al digital detox per eccellenza. Io stessa, che come ogni anno mi rifugio in un luogo in cui a stento puoi inviare un SMS, figuriamoci fare bingewatching, per finirla ho dovuto aspettare il rientro. Una volta tornata però l’ho guardata tutta d’un fiato e mi è piaciuta.

Innanzitutto la protagonista è una Leila meno responsabile e una Lisa meno saggia, una principessa che non ha alcuna voglia di essere principessa. Tendenzialmente alcolizzata, sì, ma come si fa nel 2018 – cioè per nascondere un certo scoramento nei confronti del volto della vita da adulti, v. Bojack perdirneuna – e non come si faceva nei ’90, cioè per descrivere un generico disagio della middle class.

Disenchantment

I’m not a bad influence, I’m an enabler

Ovviamente è una ragazza libertina, ribelle, non vuole sposarsi e non vuole avere una strada già segnata. I suoi due nuovi amici diventano, dal primo episodio, il simpatico elfo Elfo, scappato dal suo paese gioiosissimo fino alla nausea, per conoscere il mondo, e il piccolo demone Luci, sarcastico e meno maligno di quanto dovrebbe. Entrambi fanno il buono e il cattivo consigliere di Bean, la principessa, o in teoria così dovrebbe essere, perché in realtà i loro dialoghi sono costanti battibecchi e sequele di battute che alla fine si perde la bussola della morale.

Il padre, la matrigna, i consiglieri a corte, l’intero corpo di personaggi che animano i dieci episodi, sono tutti articolati e caratterizzati sì, ma non troppo: non esiste un’introspezione pari a quella di Bojack, né punte di dramma toccate da Futurama, o vette di genialità nerd come in Rick&Morty. Ma dove sta scritto che sia proprio necessario?

Disenchantment

I’d rather die a big death than live a small life

Disenchantment è una parodia di un fantasy, ma neanche tanto: ne prende ambientazioni e stilemi, sviluppa una trama lungo tutti gli episodi e ci fa divertire con storielle tutte diverse di episodio in episodio. Mantiene, cioè, la premessa di una serie “unica” (da bingewatching, quelle che finisci una puntata e devi cominciarne subito un’altra), ma ci ricorda anche com’erano le serie da cui parte Groening, che se le vedevi in ordine sparso anche chissenefregaqualcuno le avrà mai viste tutte in ordine? Probabilmente nemmeno i creatori stessi.

Ci sorprende con gli easter egg, con i dettagli nascosti, con lo scollamento tra ambientazione fantasy ed estrema modernità dei protagonisti; le avventure sono divertenti, le scene anche piuttosto truculente, i disegni sono familiari e abbiamo la sensazione che una parte di quell’umorismo che conosciamo così bene ci sia sempre, anche se evolve e cresce con noi.

Forse non sarà la serie dell’anno, ma per il rientro dalle vacanze è perfetta. E se avete avuto la fortuna di guardarlo in vacanza, mentre facevate colazione alle dieci del mattino, affogando tre pan di stelle alternati a copiosi strati di nutella – la cosiddetta colazione-da-villeggiatura dai 3 ai 99 anni – probabilmente ve la siete goduti ancora di più.

 

Perché guardare Disenchantment?

Perché so in che anno siamo, perché mi piace il fantasy, perché non ho paura dei confronti, per l’antilope razzista <3, perché sono tornato dalle vacanze e ho comunque voglia di colazione con pan di stelle e nutella.

Perché non guardare Disenchantment?

Perché sono un fine critico e conoscitore dei Simpson, perché a me i rutti fanno ancora ridere moltissimo e ne vado fiero, perché ho paura della magia nera, perché una principessa ribelle e alcolizzata è peggio della magia nera, perché le uniche tette degne di nota sono tette di elfa.

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Disenchantment Noemi Borghese

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Ho sbagliato tutto, fatemi scendere, voglio fare la ballerina!



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