Calamita

Published on Set 21st, 2018 | by Calamita

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Confessione di un amore ambiguo

Confessione di un amore ambiguo

Angelo Di Liberto, Confessione di un amore ambiguo, Centauria 2018 – pp. 235

«Sei stata certezza, ora sei enigma»

Lauri è un chirurgo sposato da dodici anni con Alma, disegnatrice. In una villa a Palermo di fronte al mare vivono un’esistenza piena del loro amore, un amore assoluto. Dopo una strana notte, fatta di risvegli, di gesti compiuti al buio, di parole impastate dal sonno, Lauri al risveglio si accorge che Alma non è più in casa: ha portato con sé poche cose, lasciandosi dietro indizi flebili e irriconoscibili. In quel momento tutto cambia: Lauri si ritrova solo, ad affrontare l’angoscia della sparizione, il dolore dell’abbandono e la tempesta di ricordi che lo affligge momento dopo momento. Tutto questo accade nelle primissime pagine del romanzo di Angelo Di Liberto. Da qui in poi il testo prende più strade, a volte parallele, a volte intrecciate, mai distanti.
I ricordi sono pezzi di un puzzle che poco alla volta rimettono insieme la vita passata dei due amanti, chiarendo cose e facendone riscoprire altre, illuminando angoli bui e riportando alla luce verità che fino ad allora non avevano motivo di esistere.
La ricerca della moglie si compone di luoghi, diversi, che Lauri prova a ripercorrere per ritrovare la sua Alma: luoghi che si fanno corpo, per provare a rimettere insieme tutto ciò che ha perduto, come una specie di mostro meraviglioso, un moderno Frankenstein che abiterà, corpo e sangue, dentro di lui abbandonando il domicilio del ricordo.
E allora Dublino, «la tua pelle»;
Barcellona, «la tua voce»;
Londra, «i tuoi capelli»;
Stoccolma, «i tuoi denti».
«Città dopo città, l’intera anatomia fino a Parigi, fino al cuore».
Il viaggio che si fa tra le parole di Confessione di un amore ambiguo è un viaggio che cura: insieme a Lauri, attraverso i suoi ricordi, attraverso la sua ricerca, si arriva a capire che la vita è spingersi ad andare avanti, tentando di liberarsi dal dolore piano piano, non per abitudine o indifferenza verso il proprio sentimento ma per pura sopravvivenza. Il corpo ricorda sempre, ma la soluzione è guardare verso ciò che ci aspetta: «Dietro c’è il dolore, davanti c’è il mare».
La scrittura di Angelo Di Liberto è delicata, accorta, quasi avesse paura di intaccare la purezza e la fragilità dei sentimenti, di spezzare il percorso che Lauri ha intrapreso verso la salvezza. Le parole precise, le descrizioni cupe del dolore, si fanno subito languide e calde quando lambiscono i luoghi del Sud, la Sicilia, si fanno odore e carne: «Lo scirocco a Palermo sgrana la terra e secca gli acini delle viti che mio padre coltivava già prima di me quando arrivò a villa Ducrot, che era legno e silenzio di sabbia, nient’altro».
L’intreccio dei racconti, una struttura a incastri e salti temporali, e la storia in sé di una sparizione suggeriscono la pista del giallo, e subito sale la curiosità, la voglia di sapere quale sia la verità dei fatti. Ma il racconto di un amore profondo, la storia di un abbandono, non si lascia intimorire e più volte prende il sopravvento, sostituendo la cinica curiosità alla rinuncia dei sensi: «devo tenermi forte a questo letto di federe morte», e subito siamo Lauri, siamo dentro di lui, siamo a letto con lui che da più di un anno aspetta, provando a capire ciò che è accaduto ma continuando a sprofondare nel morbido giaciglio dell’amore di un tempo: «Fare l’amore con te era come farlo col vento».

C’è una frase che ricorre spesso. È quello che Alma chiede a Lauri sin dal loro primo incontro e che ripeterà durante tutta la loro vita insieme: «Raccontami qualcosa di meraviglioso». Questa richiesta, sembra che Angelo Di Liberto l’abbia fatta e ripetuta a sé stesso, in qualità di autore. Io credo ci sia riuscito.

Posizione:

Sugli scogli, a 5 minuti a piedi da piazza Mondello (vero, il colore delle reti dentro le barche non è rosso).

Raffaele Mozzillo

confessione di un amore ambiguo

Immagine presa dal dirigibile “Roma” nel 1925 che mostra Punta Celesi a Mondello. Si possono vedere la villa del commendatore Ducrot con il giardino all’italiana, gli hangar per la costruzione delle imbarcazioni e lo scivolo per vararle.

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- brevi recensioni di libri appena letti a cura di Raffaele Mozzillo. Il Calamita è un pesce appartenente alla famiglia dei Cefali. Un segno particolare è la pinna pettorale con una macchia nera ascellare. Come gli altri pesci della sua famiglia, nel periodo dell’amore mostra il suo dentino.



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