Calamita

Published on Ott 5th, 2018 | by Calamita

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Napoli mon amour

Napoli mon amour

Alessio Forgione, Napoli mon amour (La Stagione, Gli innocenti) NNE 2018 – pp. 232

«Pensai che forse la povertà era quella cosa lì: essere felici, ma sapere che quella felicità non sarebbe durata a lungo, perché mentre durava ed esisteva c’era già qualcosa di nocivo […] che minava la felicità stessa.»

Amoresano è un trentenne che vive a Napoli, senza lavoro e con i soldi contati in tasca. Trascorre le giornate con il suo amico Russo, tra le bevute al bar e la visione di serie tv in streaming, le partite del Napoli e la vita casalinga con i genitori, nell’attesa di un concorso pubblico a cui non parteciperà mai. In questa sua frenetica immobilità sembra avere comunque tutto sotto controllo (soprattutto i conti), ma quando incontra per strada una ragazza (Lola/Nina) esplode un amore la cui deflagrazione trascina con sé ogni cosa, indistintamente, e dopo una parentesi durante la quale tutto pare essere a portata di mano, felicità compresa, l’esistenza di Amoresano torna a incastrarsi nella trappola da cui forse non si era mai liberato.

Napoli mon amour non è un libro sulla precarietà. Amoresano, il protagonista, non è un precario di Napoli che non riesce a trovare lavoro nella sua città e anche fuori.
Amoresano, come Napoli, è vittima di se stesso: della sua arroganza mascherata di tenerezza e intelligenza insieme, della sua poca flessibilità ad adattarsi agli altri, della sua voglia di vivere da ventenne per sempre e di fare della vita una cosa sola: la scrittura (ma Amoresano, questo, non lo ammetterà mai).
Alessio Forgione costruisce un personaggio detestabile di cui non si può fare altro che innamorarsi: racchiude dentro di sé tutta la poca disponibilità a cambiare le cose, perché quello che si ha può anche non piacere, ma è nostro, è la nostra routine, e le nostre abitudini, che non cambieranno mai, in cambio sanno essere rassicuranti.
Amoresano sta male non perché le cose non vanno bene, ma perché non funzionano con facilità, perché gli sarebbe piaciuto «riuscire in qualcosa con naturalezza, come se ci fossi nato, senza dover faticare».
Ma a questa inerzia fa fronte il diluvio di parole di Forgione che con un ritmo serratissimo, attraverso un’infinita serie di dettagli gesti azioni, ci accompagna, ci trascina in questa corsa folle verso l’autodistruzione, come andare a 300 chilometri orari con una monoposto tra le strade di Napoli lastricate di “cazzimbocchi”, i blocchetti di porfido meglio detti sanpietrini.
Per chi come me ha lasciato l’hinterland napoletano quasi a trent’anni, è veramente impossibile evitare un’identificazione totale con Amoresano, che fa esattamente quello che facevo io quando ero a Napoli (a parte le due lauree che ha lui, però io lavoravo – mi è rimasto un 30 e lode in Psicologia sociale servito solo a mettere pace tra me e la mia autostima).
Un’identificazione tale che mentre leggevo di Amoresano e Nina che decidevano di cambiare programma e restare a dormire a Roma per una notte, ho pensato subito “Li ospito io!” (e fargli risparmiare una cosa di soldi).
La grande potenza della scrittura di Forgione sta proprio in questa sua capacità di sventrare i personaggi e cucirteli addosso, e – identificazione o meno – è impossibile fuggire dalla frenesia senza obiettivi in cui sembra essere finito Amoresano.
Napoli mon amour è un libro cupo, amarissimo, che ti prende all’amo con un’ironia disperata e un’intelligenza letteraria fuori dal comune, grazie a una scrittura che sa essere limpida e in molti casi luminosa (anche se il sole di Napoli non basta mai, anche se l’azzurro del mare nemmeno basta, anche se l’amore, quello bello, è una cosa che non sopravvive, nemmeno nei libri).

«Mi chiesero dove mi vedevo tra cinque anni e abbozzai una risposta di circostanza. Non m’andava di dire o qui o morto.»

Posizione:

Sul divano di casa, con addosso i calzoni, e una bottiglia di Unicum a fianco.

Raffaele Mozzillo

Napoli mon amour

Divano di casa, una notte che leggevo.

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About the Author

- brevi recensioni di libri appena letti a cura di Raffaele Mozzillo. Il Calamita è un pesce appartenente alla famiglia dei Cefali. Un segno particolare è la pinna pettorale con una macchia nera ascellare. Come gli altri pesci della sua famiglia, nel periodo dell’amore mostra il suo dentino.



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