Cefali dorati e visti La città incantata di Miyazaki.

Published on ottobre 20th, 2018 | by Guest

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La città incantata di Miyazaki

Va bene, lo ammetto: ho visto questo capolavoro solo dopo quindici anni dalla sua uscita in sala. Mea culpa, mea culpa, mea inguaribile culpa (battendomi il pungo al petto). Finalmente mi faccio una canna di erba legale, mi bevo quattro shottini di amaro del capo e schiaffo nel lettore dvd La città incantata di Miyazaki.

La città incantata di Miyazaki.
Il film è un cartone animato ma non come quelli della Pixar che siamo bravi tutti con gli effetti speciali e i soldi a fare le automobiline che parlano, le case che volano coi palloncini e i giocattoli con la voce di Fabrizio Frizzi. Questo è fatto proprio a mano, con impegno certosino da quei giapponesi che fanno le cose con amore e ogni volta che si salutano chinano la testa e se sbagli ti tagliano il dito come quando entri nella Yakuza (che non è la Jacuzzi). Una volta un mio amico giapponese disse che voleva entrare nella Jacuzzi perché era sporco e allora io chiamai il boss mafioso giapponese e gli feci tagliare il dito mignolo per farlo entrare nella Yakuza. Ci fu un piccolo errore ma ora almeno il mio amico è mafioso, ricco, pieno di femmine e droga. Anche se è gay.

Comunque torniamo al Giappone e al film. Ecco la trama semplice semplice:

Chihiro (che in italiano si dice Ciro e per comodità chiameremo Ciro) è una bambina di 10 anni che sta traslocando e sta in macchina coi suoi genitori per andare in un’altra città. Nei primi 14 minuti Ciro è di un’antipatia unica, si lamenta in continuazione e stavo quasi per tirare la ciabatta sul televisore quando, bellebbuono, il padre della bambina prende la strada sbagliata e raggiunge un tunnel e la storia inizia a diventare interessante. 

Ciro naturalmente si lamenta e non vuole proseguire, ma i genitori si addentrano nel cunicolo sbucando in una radura con delle case. Pensando di aver trovato un parco divertimenti abbandonato tipo l’Edenlandia di Fuorigrotta, il padre si addentra nel complesso per visitarlo, seguito dalla moglie e, a malincuore, da Ciro. 

Ciro, sempre frignando – e poverina tiene pure ragione – esplora la zona e trova un grande complesso di bagni pubblici. Un giovane ragazzo, Haku, le dice che deve andare via, ma tornando indietro la bambina scopre che i genitori, che intanto erano entrati in un ristorante giapponese con tutte cose scadute, sono addiventati due puorchi e come se non bastasse, il fiume è ormai in piena e non si può più attraversare.

E qui, cari amici, capisco che per quindici anni sono stato uno stronzo a non aver visto questo cartone animato dove due mangiano e mangiano in un ristorante vuoto e addiventano puorchi che manco Orwell avrebbe immaginato una cosa del genere. 

Ma questo è niente! A questo punto cala la notte e numerosi spiriti neri che sembrano dei Barbapapà un po’ più sicchelluong cominciano ad affollare le vie, mentre Ciro si rende conto che sta lentamente diventando invisibile come a Martin McFly in Ritorno al futuro ma bellebbuono arriva Haku che le dà da mangiare una bacca che rende Ciro un’altra volta visibile e così può vivere pure in quel regno dei Barbapapà.

Haku chiede alla ragazza come si chiama e lei dice: “Mi chiamo Ciro, ma tengo la farfallina. Mi hanno chiamato così in onore al figlio di Sandra Milo”.

Intanto, per non farci mancare niente, ci sta pure Yubaba che è una vecchia che tiene una capa grande e un naso enorme che sta sempre incazzata anche perché credo non abbia mai chiavato in vita sua visto il caratteraccio. Poi però, si capisce che non è così perché la strega tiene pure un neonato che è tipo un Paciocchino gigante più grosso di lei (che io ho pensato che forse lo ha fatto con la mascotte dei marshmallow che appare nel finale di Ghostbuster perché altrimenti non si spiega). Questo Paciocchino gigante tiene una mutanda da lottatore di sumo che se fa la cacca vuless vere’ chi pulisce dopo. Inoltre il piccolo gigante è sorvegliato da tre cape mozzate che rimbalzano. E qui capisco che Miyazaki deve aver provato la cocaina rosa che negli anni novanta la trovavi pure a Latina, figuriamoci in Giappone. 

Vabbé, la faccio breve e sintetica (come la droga che ha preso il regista): Ciro inizia a lavorare in una SPA dove ci sta uno con sei braccia e due gambe lunghe, lei la chiamano “puzzona” creando un clima lavorativo non ottimale, poi arriva un cliente nella SPA che è un dio della puzza e come primo giorno di lavoro per Ciro non è male, poi si scopre che Haku in realtà è un drago volante che però a sua volta è Haku, poi ci stanno delle palline di fuliggine che aiutano sempre Ciro, poi la vecchia dalla capa gigante tiene una sorella gemella che invece è buona, poi alla fine Ciro deve affrontare una prova per essere mandata via dal mondo dei Barbapapà e le chiedono quali puorchi in mezzo a tanti puorchi sono i suoi genitori e se indovina la lasciano libera di andare via. Lei indovina e si risveglia nel mondo normale con i genitori che la cazzéano pure perché si era persa. Però almeno ha smesso di frignare. 

E poi niente. Questo è. 

Vado a farmi una pera di Buscofen Act. 

Angelo Zabaglio

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