Libri Grande madre Acqua

Published on ottobre 23rd, 2018 | by Fabio D'Angelo

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Grande Madre Acqua

Grande Madre Acqua

Živko Čingo, Grande Madre Acqua, CasaSirio editore, collana sciamani.

Grandi misteri irrisolti dell’umanità

Magari fosse semplice come per i cani, che capiscono tutto con un’annusata e quando entrano in casa decidono loro per tutti di esserci per sempre amici. Perché, per quanto ci sforziamo a cercare di spiegarlo, non ci si riesce e ci dei deve arrendere al fatto che la meccanica che muove gli ingranaggi e fa sì che all’improvviso nasca un’amicizia tra due persone rimane uno dei grandi misteri irrisolti dell’umanità, al pari dell’esistenza degli Ufo, del successo di Gianluca Vacchi e Chiara Ferragni e della moda maschile dei risvoltini. Che poi alla fine per farla semplice e dare senso quello che ci sfugge, riduciamo tutto a una questione di coincidenza astrale che fa sì che due persone si incontrino e leghino tra loro, un po’ come è successo a Keïten con Lem, ne Grande Madre Acqua di Živko Čingo (trad. C. Crespi e J. Puliero), CasaSirio Editore.

“Chiarezza”

Lem è la voce narrante di questo bellissimo libro, ambientato alla fine della seconda Guerra Mondiale, in Macedonia, quando i partigiani Tito prendono il controllo di ciò che fu la Jugoslavia.
All’epoca Lem è appena dodicenne, orfano di entrambi i genitori vive con gli zii e a causa delle ristrettezze economiche determinate dalla guerra finisce in un orfanotrofio. Qui, al ragazzino viene affidato come compagno di fila Keïten: le regole dell’istituto, che per uno spietato gioco di parole si chiama “Chiarezza”, affibbiavano alla responsabilità di un ragazzino calmo uno vivace. A Lem fu affidato Keïten e per lui quella coincidenza astrale di cui sopra si presenta sotto forma di regolamento. I due ragazzini diventeranno ben presto amici e insieme  comprenderanno la durezza della vita. Perché “Chiarezza” è una vera prigione circondata da mura altissime che non consentono ai ragazzini di vedere cosa succede all’esterno, ma solo di percepire i rumori che provengono da fuori. Uno di questi è quello emesso dalla Grande Madre Acqua, ossia il lago di Ohrid. “Chiarezza” è l’inferno in cui Lem e Keïten impareranno a sopravvivere ai pidocchi, al freddo, alle punizioni corporali, alla crudeltà degli educatori e al bullismo dei più grandi.

«Non sapevamo da quanto tempo fossimo rinchiusi nell’orfanotrofio, che rispondeva provocatoriamente al nome di “Chiarezza”. Chiunque, in quel posto, anche se dotato di una vista eccellente, si sarebbe sentito in dovere di consultare rapidamente un medico che ne curasse la cecità. Alcuni, per intenderci, divennero ciechi davvero.»

Madre Acqua

Lem troverà nella straordinaria empatia con Keïten un salvagente ideale, in grado di  mostrare come resistere alla violenza del posto, preservando la propria umanità. Come dire che noi siamo figli anche delle persone che incontriamo e il nostro destino è determinato dai maestri che ci scegliamo. Keïten insegnerà a Lem a non abbassare mai lo sguardo, a sognare sempre, a ridere, a dissacrare, a scavalcare attraverso il sogno i muri fisici e simbolici, anche quelli che ci sembrano insuperabili, per rincorrere quell’ideale, quel principio di libertà che nel libro è rappresentato dal richiamo della natura della Grande Madre Acqua.

«La fame e la sete che ci avevano accompagnato per ore sulla strada verso l’orfanotrofio erano sparite, come se ogni pena o infelicità fosse stata assorbita dall’animo buono della Madre Acqua. La neve, le montagne, i villaggi bruciati, i frutteti abbandonati, i campi disertati, ogni cosa restava lontana, solo la Madre Acqua viveva in noi. Lei era tutt’intorno, che io sia maledetto, sembrava aspettare soltanto noi. Fu in quel momento che ci riconobbe. La sua voce soave pareva dirci: “Piccoli miei,  questo è il cammino, avanzate e resistete”. E noi avanzammo, parola d’ordine avanzammo. Lo giuro sulla testa della compagna Olivera Srezoska, noi avanzammo.»

Il desiderio di libertà come l’oceano, non lo puoi bloccare, non lo puoi recintare

Živko Čingo  con il suo stile crudo e poetico ci regala un romanzo unico, in cui l’eterno conflitto tra la natura e l’uomo si sovrappone a quello tra il bene e il male, tra il desiderio di libertà e la stupidità umana, quella di uomini e donne che cercano di recidere con la violenza il legame indissolubile tra il bambino e il sogno. Ma non puoi insegnare a un bambino a non sognare, perché certo, chi comanda non è disposto a fare distinzioni poetiche ma il desiderio di libertà come l’oceano, non lo puoi bloccare, non lo puoi recintare (cit.). Mai.

Fabio D’Angelo

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è una persona semplice: ama la pasta e patate con la provola, la pizza, il sole, il mandolino e la SSC Napoli 1926. Alla domanda “Progetti per il futuro?”, generalmente risponde: non sottovalutare le conseguenze di una parmigiana di melanzane.



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