Un avanzo di troppi risvegli
Un avanzo di troppi risvegli, romanzo d’ esordio di Valentina Morelli edito da Casa Sirio Editore, comincia con un uomo che da Milano cerca il modo per arrivare in Sicilia. Ha appena finito di scontare venti anni di carcere e vuole tornare a casa insieme al suo zaino che contiene tutta la sua vita presente e passata. A Catania, invece, troviamo Saro che frequenta il liceo e studia con buoni risultati per non finire a lavorare nella macelleria di carne di cavallo di suo padre. Saro è convinto che solo la scuola potrà portarlo lontano da quell’isola e da quell’odore di carne arrostita.
“Tu sogni ‘mbare. Sogni!” gli dice Vito, il cugino, mentre Saro immagina di trovarsi in luoghi lontani insieme ad Agata, la ragazzina di cui è segretamente innamorato.
Sullo sfondo una Sicilia che ammalia e inganna, un cavallo irrequieto che può tradire il fantino e farlo cadere.
L’autrice tocca con grazia i mondi di entrambi i protagonisti. Se l’immedesimazione nella vita di un adolescente come Saro può essere immediata, il ritorno alla libertà di un uomo che ha passato venti anni in galera, invece, non è tanto semplice da immaginare. E Valentina Morelli ha la grande abilità di raccontare come la galera, con la reclusione, porta anche la perdita del gusto, dell’olfatto, del tatto, della vista e dell’udito. La discesa verso Catania, quindi, è la riconquista dell’umanità attraverso la libertà che rimette in moto i sensi di chi la riconquista.
Il romanzo, inoltre, trasporta da subito il lettore in un altro contesto grazie all’incontro ben cadenzato della lingua italiana con il dialetto siciliano. Un incontro che stuzzica il palato, senza cadere nella banale stereotipia: l’accento catanese è infatti necessario poiché il dialetto ha il potere di cambiare la percezione della lettura connotando il racconto di autenticità.
Con empatia, quindi, i capitoli diventano binari che si intrecciano per approdare ad una destinazione che nessuno conosce. Ad attendere il treno, per percorrere le direzioni opposte, troviamo i due personaggi impazienti di andare e di tornare e che, quasi come uno strano gioco di specchi, non possono mai salire sullo stesso vagone perché la presenza dell’uno non contempla la compagnia dell’altro.
Un avanzo di troppi risvegli si trasforma, in questo modo, nel racconto del mistero delle vite degli altri, e anche della nostra.
Chiara Arcone




