Film

Published on Novembre 14th, 2018 | by Andrea Femia

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Ryan Gosling è il primo uomo sulla luna

Anno: 2018
Regia: Damien Chazelle
Genere: biografico, drammatico, storico
Interpreti: Ryan Gosling, Claire Foy, Corey Stoll
Distribuzione: Universal Pictures
Durata: 141 minuti


Chiunque di voi si sia messo a leggere questo articolo ha certamente memoria di quanto avvenne nel recente passato, quando quel buontempone di Warren Beatty, non si sa bene ancora per quale diavolo di motivo, annunciò per errore che il Premio Oscar per il miglior film spettasse a La La Land e non, come successivamente scoperto, a Moonlight. Tra le cose più curiose riferibili a quell’episodio, di certo, ci fu la reazione di Ryan Gosling, protagonista della storia d’amore musicata con Emma Stone. In buona sostanza, appena scoperto che il suo film era stato premiato per errore, il nostro si lasciò andare a una beffarda risatina che rimandava a una mera indifferenza, come se il fatto non lo riguardasse.

Inverno 2019, dopo Whiplash e La La Land, Damien Chazelle è per la terza volta consecutiva – considerati i suoi lavori – tra gli invitati del gran ballo d’onore dei film pluricandidati e pluripremiati. Non è una previsione troppo difficile, se si considera che il regista si è trovato a dirigere un impianto artistico da cinquantanove milioni di dollari destinati a creare il miglior quadro possibile per descrivere la vita di uno dei più importanti miti americani della storia. E non è un caso che Chazelle abbia scelto proprio Ryan Gosling per interpretarlo, non solo perché avevano già lavorato assieme in La La Land, ma proprio perché, la rappresentazione che viene fatta di questo monumentale essere umano vestito da eroe dello spazio è quella di un tipo a cui, essenzialmente, pare che non gliene possa fregare di meno.

Provo a spiegare meglio quella che è chiaramente un’iperbole, prima che vi mettiate lì a puntare il vostro ditino urlandomi epiteti impronunciabili. Rispetto alla portata dell’evento storico, si può dire che il Neil Armstrong portato sullo schermo da Ryan Gosling è un uomo che lascia pochissimo spazio a qualsivoglia slancio emotivo tale da suscitare troppa empatia. L’impressione è che si voglia lasciare intendere che, nei fatti, ciò che ha segnato l’uomo a livello personale, anni prima della missione spaziale, fosse troppo più grande anche rispetto a un passo così enorme per l’umanità. Quindi l’emotività del protagonista, mai forzata verso la “generazione automatica di commozione” tipicamente hollywoodiana, se traspare, lo fa solo ed esclusivamente in relazione a quanto accade all’uomo e non all’eroe.

A leggere le critiche, pare che questo appiattimento delle corde del pathos sia un difetto del film, in particolare da imputare all’interpretazione di Ryan Gosling, accusato di essere, ancora una volta, monoespressione. È vero che ad ognuno debba essere lasciato libero arbitrio sull’analisi di quanto visto, ma credo non si possa non considerare come una scelta del genere sia quanto meno coraggiosa e fortemente riuscita. Sin dalle prime scene ho temuto di assistere a un pippottone retorico che andasse a muovere sulla facile emotività di una storia del genere. Ho apprezzato tantissimo che questa cosa non sia avvenuta e che, anzi, il registro scelto sia stato esattamente l’opposto, a costo di sfidare l’impulso potenzialmente ipercritico di chi, in una sala cinematografica, si trova ad assistere a oltre due ore di normalità straordinaria.

Il che non vuol dire, attenzione, che vi troverete a vedere un film noioso o privo di emozioni, sebbene la descrizione del primo uomo non miri a soddisfare la richiesta di una necessaria empatia, e anzi tenda ad allontanarla. Raramente in un biopic che descrivesse un personaggio così importante per la storia dell’umanità ci si è concessi il lusso di rendere il protagonista così poco accattivante in termini di umanità, ma la critica nei confronti dell’attore è frustrante, perché è del tutto chiaro che questo tipo di interpretazione sia frutto di una scelta e non di scarsa abilità. D’altro canto, se il signor Armstrong nella vita era un uomo con un cervello fantasmagorico e una sfera comportamentale lontana da quella dell’eroe standard, per quale assurdo motivo dovevano descriverlo in un’altra maniera?

Che vi piaccia o meno l’idea di impostare il film in questo modo, non potrete, comunque, non apprezzare le scene girate “sulla luna”. Durano poco, molto poco, rispetto al fatto che noi, umani normali, il buon Neil lo conosciamo per quei salti senza gravità e non per altro, ma forse, proprio perché durano così poco, lasciano l’idea che siano tremendamente belli per gli occhi. Ne vuoi di più, ti rammarichi di non averne ancora. È una gioia, sa di liberazione, anche se nella corsa allo spazio ho sempre preferito l’epopea di Gagarin, non me ne vogliate.

Andrea Femia

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