La ballata di Buster Scruggs
| Ideatore: Joel ed Ethan Coen
Genere: western, commedia, drammatico, musicale, avventura, grottesco Durata: 133 minuti Lingua originale: inglese Cast: Tim Blake Nelson, Willie Watson, David Krumholtz, James Franco, Stephen Root Produzione: Netflix, Annapurna Pictures Anno: 2018 |
Una miniserie travestita da film, sei episodi che raccontano un West con molti chiaroscuri: ecco La ballata di Buster Scruggs, l’ultima fatica dei fratelli Coen, prodotta da Netflix.
A prima vista, i topoi del western tradizionale sono tutti lì: il pistolero infallibile, il rapinatore di banche, l’imbonitore, il cercatore d’oro, la carovana di pionieri, la diligenza. Ma il modo in cui i Coen decidono di sfruttare questi elementi ha ben poco di tradizionale.
I sei racconti che compongono questa lunga ballata sono piuttosto lontani dalle atmosfere alla Tex Willer o alla Sergio Leone, fatte di toni tra l’epico e l’eroico e di grandi sfide tra buoni e cattivi.
Si avvicinano invece a quelle di Ken Parker o Magico Vento (per restare nel campo del fumetto nostrano) oppure a quelle de L’odore dei ragazzi affamati di Frederik Peeters (per usare un riferimento più recente, di cui avete anche la nostra recensione): western atipici, dove i grandi temi dell’epopea della frontiera americana perdono un po’ della loro aura di epicità e lasciano spazio ad argomenti non convenzionali trattati da angolazioni altrettanto poco convenzionali.
Il taglio dei diversi episodi è piuttosto vario. L’inizio ha un che di “tamarro”, con il racconto sopra le righe che vede protagonista, appunto, il pistolero Buster Scruggs; poi la buffoneria cede il passo alle grottesche e vagamente surreali sventure di un James Franco rapinatore di banche (anzi, di banca). I toni si fanno più cupi nel terzo episodio, che vede Liam Neeson nei panni di un imbonitore con tanto di baraccone e relativo fenomeno, per poi tornare più allegri nel quarto, dove seguiamo la vicenda di un tenace cercatore d’oro. Il quinto episodio, il più lungo e il più “tradizionale” dei sei, segue una ragazza inesperta nel suo primo viaggio con una carovana di pionieri. A chiudere la serie, la discussione tra i passeggeri di una diligenza prende una piega via via sempre più lugubre, alla Edgar Allan Poe, fino a un finale dal significato piuttosto oscuro. I finali lieti scarseggiano: solo uno dei sei episodi ha un epilogo positivo (ovviamente non dirò quale).
Variegate sono di conseguenza anche le sensazioni, anche se prevale un certo straniamento dovuto al modo curioso e obliquo con cui vengono presentati personaggi e vicende. A fare da sfondo, gli sterminati spazi della frontiera (se escludiamo il sesto episodio, tutto racchiuso nello spazio ristretto di una carrozza).
Non è un film per tutti i palati, ma tra i film Netflix (che purtroppo spesso non brillano per qualità) si difende piuttosto bene, fosse anche solo per la sua malcelata identità di miniserie. Se gradite il genere western senza essere puristi intransigenti con l’intera collezione di Tex nella libreria, mettetelo in lista.
Andrea Ravasio
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