Musica La terra sotto i piedi

Published on Maggio 23rd, 2019 | by Fabio D'Angelo

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La terra sotto i piedi – Daniele Silvestri – Recensione

Dove eravamo rimasti?

Anno 2016. Usciva l’album Acrobati, con cui Daniele Silvestri spiazzava i fan della prima ora accantonando momentaneamente i riferimenti legati alla stretta attualità politica e forse in modo definitivo – per quel ragionamento gucciniano del “chiedo scusa a vossia, però non ho mai detto che a canzoni si fan rivoluzioni” –  versi del tipo “venceremos, adelante, o victoria o muerte”. L’intento era quello di cercare un punto di vista sulla realtà più distaccato, più lucido se volete.

Per cui, dopo appena tre anni, ci ritroviamo di nuovo qui, ad ascoltare La terra sotto i piedi, il nuovo album del cantautore romano, leccandoci le ferite e ammettendo che certo, i tempi sono cambiati e noi con loro, e delegando il compito doloroso del guardarsi allo specchio e vedere come siamo diventati – che è un lavoro difficile, ma qualcuno lo deve  pur fare – indovinate un po’ a chi?
Esatto! A Daniele Silvestri.

E siamo noi a far bella la luna con la nostra vita coperta di stracci e di sassi di vetro…

Beh, in fondo  i cantautori servono proprio a questo: a descrivere quel presente a cui diamo spesso le spalle per non vedere quello che siamo diventati. Embè, senza esagerare, qui si capisce subito, cioè dalla prima nota di La terra sotto i piedi che Silvestri c’ha proprio questa voglia di raccontare il presente parlando di sé ma anche un po’ di noi, con la stessa passione civile di un Claudio Lolli di cui – lo so,  non è periodo, che il rischio ruspa è sempre dietro l’angolo – avrete sicuramente ascoltato una volta nella vita Ho visto anche degli zingari felici, su cui confesso una mia debolezza: quando si arriva alla parte in cui Lolli canta “E siamo noi a far bella la luna con la nostra vita coperta di stracci e di sassi di vetro”, io mi emoziono sempre. Ma non è questo il punto. Silvestri in questo disco racconta le nostre paturnie proprio come avrebbe fatto Claudio Lolli, cioè senza mai cadere nella banalità, cercando invece con coraggio di guardare e raccontare la realtà con un occhio diverso. E lo fa sin dal titolo: beh, possiamo convenire tutti sul fatto che avere La Terra Sotto i Piedi contrasta in modo fisico con lo stare a mezz’aria tipico degli Acrobati. Come se il nostro volesse sin dal titolo colmare la distanza che c’è tra l’aver uno sguardo distaccato e il toccare con mano le cose.

Il cielo è rosa, qualcosa cambia

C’è di buono che nell’accorciare le distanze con la realtà, il nostro finisce col recuperare l’ottimismo di Tonino Guerra che avevamo smarrito. La pazienza è potere, così come il coltivare quotidianamente, nonostante lo spaesamento, un pensiero etico. E Qualcosa cambia, prima traccia dell’album, non è altro che questo: un inno alla speranza e al guardare avanti.

Dell’importanza del sentire  La terra sotto i piedi, del concimare la speranza e del riscoprire una propria identità parla invece la bellissima Concime, il manifesto politico, se così possiamo definirlo, dell’album.

“Mi manca la terra sotto ai piedi / Passavano macchine a pieno regime / Spargendo sementi, speranze e concime / Era dura la terra e assordante il rumore / Ti restava addosso ben più dell’odore / Eppure il ricordo è così silenzioso / E a distanza di anni quel poco riposo / Mi sembra più dolce, più giusto e più sano /E adesso che il tempo mi sfugge di mano”

I Trapper

Il fatto è che negli album di Daniele Silvestri convivono da sempre varie personalità che a turno, grazie a un utilizzo accorto del manuale Cencelli,  trovano spazio:

– c’è il Daniele Silvestri uno, cantautore-impegnato-ispirato  (DS1);
– il Daniele Silvestri due, straordinario autore di canzoni pop (DS2);
– il Daniele Silvestri tre, il cazzaro (DS3).

Blitz gerontoiatrico, che è evidentemente frutto della collaborazione tra DS1 e DS3, è il capolavoro, la chicca di quest’album. Nella canzone, DS1 e DS3 tagliano e cuciono su misura a Daniele Silvestri gli abiti di un nonno che guarda la nuova generazione di rapper – i trapper – e non lesina critiche e prese per il culo, con grande soddisfazione di molti. Cos’altro dire? Novantaminutidiapplausi!

“Mi dici che frequenti molte tipe / Che le cambi come fai per la palestra con le tute / Perché tanto sono solo prostitute, anzi bitches / Che è come dire hot-dog mangiando le salsicce / Sei monotono, come il grammofono inceppato di mia zia / Come il citofono di Gigi e la sua Cremeria / O come questo cazzo di telefono / Che sembra avere ovunque la mia stessa suoneria / Tanto valeva rimanere al vecchio drin drin / Sei più ripetitivo tu di Ezio Greggio, Drive-In / Le rime prevedibili, concetti discutibili / E la fantasia che vola / E che galoppa verso cime irraggiungibili di trash / E poi mi parli del cash?”

I social

“Ti è venuto in mente che, a forza di gridare / Hai più di cinquanta anni? / Dovresti riposare / E invece, ancora col megafono / Ma che malinconia”

La collaborazione tra DS1, DS2 e DS3 tira fuori un’analisi mica da poco su come i social, o la rete più in generale, abbia finito col condizionare ogni aspetto della nostra vita: dal nostro rapporto con gli altri – Il suono di te che ridi, non entra in nessuna foto – alla scelta di un ristorante o di una camera d’albergo, alla caduta della quarta parete che proteggeva l’artista dal giudizio cattivo e diretto dei fan (Complimenti Ignoranti), fino al deprecabile fenomeno dei leoni da tastiera, utilizzato e trasformato da un Ministro della Repubblica in strumento di bullismo politico (Tempi Modesti).

“E ti consoli pensando che il rischio non c’è / E ti diverti insultando chi è meglio di te / Che se va bene a un ministro, figurati a me /Dai, facciamoci un selfie col morto al mio tre”

Prima che

Il privato è pubblico, si diceva nel Sessantotto. DS1 e DS2 in Prima che e in Rame ne reinterpretano il concetto, universalizzando delle tristissime considerazione sugli amori che finiscono, come gran parte delle cose della vita. Molti di noi se le sentiranno cucite addosso. Colpiti e affondati.

Ha dedicato una canzone a Francesco Totti

Ds1 ha scritto una canzone che, anche se non lo cita mai, si capisce che è per Francesco Totti. Guarda caso, è la traccia numero dieci. Si chiama La vita splendida del capitano ed è la storia di un ragazzo – un po’ lo stesso fatto de Il ragazzo si farà / Anche se ha le spalle strette, ma qualche anno dopo – che sogna di giocare per la squadra del cuore e ci riesce. Vittorie poche, ma va bene così. E poi succede che si cresce,  si invecchia e non si può fare altro che accettare il cambiamento con L’aria di chi poi l’ha vinta.  Cose della vita, direte voi.

Cosa ti aspetti dal domani? Sole in faccia no.

“Non è mai pericoloso / Quel buco che hai nel petto / Che cerchi di coprire / Un giorno ti prometto / Mi lascerò inghiottire / E troverò là dentro / Nascosto molto bene / Dietro a al Principe di fango / Un lieto fine”

A essere intellettualmente onesti, prima di tutto questo, cioè quando Silvestri si presentava a Sanremo con L’uomo con il megafono, non è che ce la passassimo proprio bene. C’era già una crisi dei valori fortissima e noi abbiamo – dico tutti – attraversato cambiamenti epocali senza essere preparati. L’effimero e il virtuale hanno cambiato la percezione di cos’è che appartiene effettivamente al nostro giardino di casa e certe cose ci sono un po’ sfuggite di mano. Di una cosa però possiamo essere certi: là fuori – fuori dalla rete, intendo – le persone continueranno a incontrarsi, piacersi, conoscersi,  frequentarsi e decidere di stare assieme.  Perché per certe cose bisogna sporcarsi ancora le mani, insomma. Ed è questo forse il senso ultimo che ti lascia La terra sotto i piedi: un disco lucido, curato nei minimi dettagli, raffinato, intelligente, personale e universale, capace perfino di regalarti la promessa di un lieto fine. Che visti i tempi, non è mica poca cosa.

Fabio D’Angelo

TRACKLIST

  • Qualcosa cambia
  • Argentovivo
  • La cosa giusta
  • Complimenti ignoranti
  • Tutti matti
  • Concime
  • Scusate se non piango
  • Prima che
  • Blitz gerontoiatrico
  • La vita splendida del capitano
  • Rame
  • Tempi Modesti (feat. Davide Shorty)
  • L’ultimo desiderio
  • Il principe di fango (solo un lieto fine)

 

 

 

 

 

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La terra sotto i piedi – Daniele Silvestri – Recensione Fabio D'Angelo

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è una persona semplice: ama la pasta e patate con la provola, la pizza, il sole, il mandolino e la SSC Napoli 1926. Alla domanda “Progetti per il futuro?”, generalmente risponde: non sottovalutare le conseguenze di una parmigiana di melanzane.



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