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Published on Giugno 4th, 2019 | by Fabio D'Angelo

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Stella Rossa

Stella rossa romanzo utopia

Aleksandr Bogdanov, Stella Rossa. Romanzo utopia, Agenzia Alcatraz.

«Gloria al popolo sovietico, pioniere del cosmo!»

Molto prima di Rocky IV, Usa e Urss iniziarono a darsela di santa ragione su vari ring, oltre ovviamente quello di pugilato. Tra questi – sin da quando i primi viaggi spaziali divennero possibili con lo sviluppo della propulsione a razzo – ebbe un seguito non trascurabile il quadrato in cui si svolse lo scontro relativo all’esplorazione dello spazio. E qui diciamola tutta: fino allo smacco dell’Apollo 11, l’Urss ha detenuto una quasi assoluta supremazia nella corsa allo spazio. Fino a quel 20 luglio 1969, i sovietici potevano vantare successi di assoluta rilevanza: il lancio del primo satellite artificiale orbitante, lo Sputnik 1. Il primo essere vivente nello spazio, il primo uomo, la prima foto della faccia nascosta della Luna, la prima donna nello spazio.

Ovviamente questa corsa allo spazio non poteva non sconfinare nel campo della letteratura fantastica e fantascientifica, regalando ai lettori appassionati una serie di capolavori che è quasi una bestemmia definire di genere. Cosciente della cifra di questi romanzi, Agenzia Alcatraz, casa editrice nata da una costola di Tsunami Edizioni, con la collana Solaris, ha iniziato una straordinaria operazione di recupero della letteratura fantastica e fantascientifica dell’ex Urss. Tra questi volumi, spicca il romanzo capolavoro di Aleksandr Bogdanov, Stella Rossa. Romanzo Utopico.

Quando per un uomo la rivoluzione – proprio come la Luna – resta un sogno irraggiungibile.

Stella Rossa

Bogdanov (a destra) gioca a scacchi con Lenin sotto lo sguardo di Gorkij. (Fonte Wikipedia)

Capri, 1908, Villa Monacone. C’è questa foto che ritrae varie persone intorno ad un tavolo – un occhio bolscevico attento può riconoscere in un nanosecondo il padrone di casa, Maksim Gorkij – tutti intenti a guardare due uomini che si giocano a scacchi il sogno della rivoluzione. Uno dei due si chiamava Vladimir Il’ič Ul’janov detto Lenin, l’altro Aleksandr Aleksandrovic Malinovskij detto Bogdanov. E chi è questo, direte voi?
Per comprendere la cifra del personaggio e la sua parabola rivoluzionaria, consentitemi un paragone assolutamente improprio ma efficace: avete presente il biondino degli 883 di cui oggi nessuno si ricorda più? Bene, perché quell’uomo che nella foto gioca a scacchi con Lenin sta alla rivoluzione come Repetto sta agli 883. Aleksandr Aleksandrovic Malinovskij detto Bogdanov attraversò la storia come un lampo, una scheggia impazzita, per poi essere condannato a un immeritato oblio. Fu un uomo dai mille talenti: primo traduttore in russo del Capitale, fu filosofo, economista, sociologo, scienziato della natura, critico d’arte, psicologo, medico (un pioniere per quanto riguarda le trasfusioni di sangue), politico e scrittore di fantascienza. Roba che Antonio De Curtis detto Totò, dopo aver letto il suo curriculum, avrebbe sicuramente esclamato nel modo seguente: alla faccia del bicarbonato di sodio!
Fu soprattutto uno dei leader della corrente bolscevica: sognava una cultura organizzata – “Proletkul’t”, contrazione di Proletarskaya Kul’tura “Cultura proletaria”  – in grado di dare al proletariato una base educativa che facesse da antidoto alle varie forme di bestialità e sfruttamento. Ma come spesso capita, nulla è eterno e anche i grandi sodalizi si rompono e lui finì per essere avversato da Lenin nella sua maggiore opera filosofica, Materialismo ed empiriocriticismo.

Il socialismo marziano «tectologico»

Walt Disney, che non era per niente un bolscevico, diceva: Se puoi sognarlo, puoi farlo. Bogdanov sognò la rivoluzione e pubblicò due romanzi-utopia ambientati su Marte: Stella Rossa e Ingegner Menni (presente anch’esso nella collana Solaris di Agenzia Alcatraz).

Stella Rossa. Romanzo Utopia – già pubblicato da Sellerio – è sicuramente il suo capolavoro. Fu scritto un anno dopo la Rivoluzione del 1905 e racconta il viaggio su Marte di uno sconfitto della rivoluzione, un matematico e marxista di nome Leonid. che vive a  San Pietroburgo e un giorno incontra un tizio di nome Menni con cui crea un’amicizia basata sulle medesime idee rivoluzionarie. Un po’ come Mork & Mindy, Menni, è un alieno umanoide, un marziano per la precisione,  che in virtù dell’amicizia creata e delle medesime passioni rivoluzionarie decide di fare da Virgilio al compagno Leonid detto Lenni, proponendogli una gita interstellare verso il pianeta rosso. E qui il nostro, una volta giunto su Marte, con grande sorpresa anche del lettore, scoprirà che i sogni terrestri di rivoluzione sono realtà, grazie a secoli di socialismo marziano «tectologico».  Sviluppo tecnologico, ricerca, avanzamento sociale dei diritti, miglioramento degli ambienti di lavoro. E poi l’efficienza del modello scolastico, degli ospedali e finanche dell’accesso e della fruizione dei luoghi di cultura. Lenni osserva e – come Nanni Moretti che in Aprile comizia a Hype Park in favore del modello Emilia Romagna – si convince della bontà della dottrina socialista rispetto alla società capitalista. Lenni scoprirà anche l’amore, ma questo è un altro discorso.

“Quei mesi… quando mi tornano alla mente, il mio corpo freme e gli occhi si velano di foschia, e tutto ciò che mi sta intorno appare insignificante. Non ci sono parole per descrivere la felicità di quei giorni. Mi sentivo più affine al nuovo mondo e sembrava che tutto mi fosse comprensibile.”

Stella Rossa. Romanzo Utopia

Insomma, tutto bene per Lenni e per il socialismo reale di stampo marziano? Non proprio. Perché Stella Rossa lascia il lettore con quel qualcosa, che se non sapessimo poi come sono andate a finire le cose, avremmo potuto definire come una sorta di presentimento. Dubbi, se vogliamo, che mal si conciliano con la certezza cieca dell’idealismo. Dilemmi legati, ad esempio, alla sostenibilità dello  sviluppo scientifico marziano spinto fino all’ennesima potenza. Ma questo non ditelo a chi teorizza sul web che Greta Thunberg appartenga ad una setta aliena.

“poi cominciò a spiegarmi di cosa si trattava. Su Marte, le riserve della materia radioattiva necessarie per i viaggi interplanerari e per la decomposizione e la sintesi di tutti gli elementi stavano per esaurirsi: venivano solo sfruttate e non c’era modo di rinnovarle.”

La verità è che già allora, nel sogno di rivoluzione di Bogdanov, il futuro gettava la sua ombra su quel nuovo Mondo inaccessibile, lasciando probabilmente nel lettore di allora uno strano sapore che Gino Paoli, qualche decennio dopo, avrebbe spiegare bene con un verso: quel gusto un po’ amaro di cose perdute.

Fabio D’Angelo

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è una persona semplice: ama la pasta e patate con la provola, la pizza, il sole, il mandolino e la SSC Napoli 1926. Alla domanda “Progetti per il futuro?”, generalmente risponde: non sottovalutare le conseguenze di una parmigiana di melanzane.



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