A noi la colpa
La libertà resta sempre anche se bistrattata, reclusa, incarcerata, martoriata, logorata o morsa a sangue. Resta come retaggio e come ipotesi. Resta come visione, come gloria e auspicio di uno e tutti, del singolo e dell’insieme collettivo dei singoli. La libertà resta sempre come marchio su chi l’ha provata, su chi l’ha sperata, su chi più di tutti l’ha perseguita con la lotta, non risparmiando il proprio corpo, la propria aspettativa di vita.
La libertà resta sempre se fiorisce nel campo dell’anarchia e A noi la colpa di Lucio Leone, Edizioni Spartaco, è un fiore di quello stesso campo.
A noi la colpa è un libro/omaggio all’umanità gloriosa che tra la metà dell’Ottocento e la fine del Novecento ha servito le idee di libertà fino al martirio laico, fino alla follia pura. È un libro/omaggio a Errico Malatesta e a Carlo Cafiero che sacrificarono corpo e ricchezze per sollevare le masse offese e sfruttate. È un libro/omaggio alla illuminante persona di Silvia Pisacane, figlia di Carlo e di Enrichetta Di Lorenzo sulla cui vita le maggiori informazioni ci sono giunte grazie a Dacia Maraini (La Coraggiosa Compagna di Pisacane. Enrichetta di Lorenzo, in AA.VV., Donne del Risorgimento, Il Mulino, 2011).
Queste tre figure, legate l’una all’altra in maniera rispettosa e indissolubile, sono le protagoniste del libro di Lucio Leone, il quale muovendosi magistralmente tra realtà storica e finzione riesce a rendere gli avvenimenti altamente drammatici con la grazia di chi onora i suoi personaggi.
Leone si lascia accompagnare nella scrittura dal loro spirito e le accompagna negli eventi della sua storia avendone cura, non lasciando nulla al caso sia nella ricostruzione storica degli eventi cui fa riferimento sia nella costruzione della fragilità fisica, della solitudine sociale, finanche delle devianze psichiche che incideranno sull’agonismo di Malatesta e sulla morte di Cafiero.
A noi la colpa è un testo in cui lo spirito dell’anarchia diventa scrittura e la scrittura si fa musicalità, si fa gioco di vocali e consonanti doppie che danno l’andatura alla lettura. Una lettura appunto musicale che costeggia in alcuni frangenti i limiti dell’anti-epica pirandelliana ma che si incarna nei versi anarchici di Leo Ferrè:
Ecco, forse, il libro di Lucio Leone andrebbe preso con le pinze da chi non è abituato alla libertà. E non perché col cominciarne a gustarne un pezzo, si potrebbe finire col volerla tutta. È molto più semplice. Oppure molto più grave. La raccontava bene Pisapia, Tony Pisapia perché, parafrasando il personaggio interpretato da Servillo, gli anarchici hanno sempre amato la libertà e voi non sapete manco che cazzo significa.
Mario Visone
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