I tempi stanno cambiando (finalmente) – When They See Us
|
Titolo: When They See Us
Ideatori: Ava DuVernay, Julian Breece, Robin Swicord Regia: Ava DuVernay Genere: biografia, drama, storia contemporanea Durata: 4 h e 56′ (totali) Lingua originale: inglese Stagioni: 1, autoconclusiva Episodi: 4 Cast: Jharrel Jerome, Asante Blackk, John Leguizamo, Caleel Harris, Ethan Herisse, Marquis Rodriguez Distribuzione: Netflix Prima TV: 31 maggio 2019 |
In questi caldi giorni d’estate, le diatribe sull’internet si possono dividere in:
- quanto assomiglio a mia madre con Faceapp;
- orrori di traduzione nelle serie o negli anime;
- il nuovo 007 è donna (non è vero);
- LO SHOCK DELLA SIRENETTA DI COLORE.
Se soprattutto l’ultimo punto vi ha fatto alzare un sopracciglio, inorridendo di fronte allo stravolgimento esistenziale provato per il recasting di un personaggio immaginario, in un mondo dominato da bianchi, forse è il momento che vi sediate e vi prepariate a vedere When They See Us.

La regista Ava DuVernay procede nel suo intento, non tanto misterioso, di creare una narrativa afroamericana per le nuove generazioni che abbia senso politico, civile, unitario. Dopo Selma, Middle of Nowhere, 13th, DuVernay decide di affrontare una delle pagine più oscure del pregiudizio e dell’iniquità razziale negli Stati Uniti, ovvero quella dei “Central Park Five“, un gruppo di adolescenti afroamericani, islamici o ispanici, che sono stati rastrellati, torchiati e costretti a confessare un crimine odioso che non avevano commesso. Uno di loro, che nella serie è meravigliosamente interpretato da Jharrel Jerome, non era nemmeno presente al momento del crimine, ma era andato al distretto di polizia per aspettare uno dei suoi amici.

When They See Us non è una vera e propria miniserie, è più un lungo, lunghissimo film (più di quattro ore) che racconta il dentro e il fuori dal carcere, i processi farsa dello Stato e quelli crudeli dentro ai cuori degli uomini. Se il film Sleepers, come sostiene da anni il suo autore Lorenzo Carcaterra, è davvero una storia vera, punta comunque su una vendetta amara, che nulla restituisce all’umanità delle vittime. In When They See Us, invece, la lotta impari della persona contro la macchina tritacarne della giustizia può fare leva solo sulla purezza, sull’innocenza di cinque ragazzini che si trovavano al posto sbagliato, col colore sbagliato della pelle.
Questi sono anni cruciali, per ogni minoranza. Per i neri. Per le donne. Per i deboli. Abbiamo la fortuna di vedere, nel cinema e nella TV nostrana come in quella straniera, lo spiraglio di una narrativa nuova, che non si nasconde. Per cui, come Sulla mia pelle ha raccontato il calvario di Cucchi trasfigurandolo in un Cristo delle periferie, nel ragazzo qualunque che senza la pervicacia della sorella sarebbe rimasto sconosciuto e dimenticato, negli Stati Uniti la nuova leva di scrittori e registi decide di fare altrettanto. E lo fa così bene che il pubblico ministero (ora scrittrice) che decise di incastrare i ragazzi per dare una lezione a tutti i neri di New York, Linda Fairstein, è stata abbandonata dal proprio editore sull’onda del clamore generato dalla serie.

Guardate When They See Us, fatevi prendere a pugni dalla realtà, dall’ingiustizia, dalla miseria. Poi pensate a cosa si può fare per evitare che casi del genere si ripetano. Non solo in America, ma anche qui, da noi, dietro l’angolo. Poi, quando vi siete ripresi, godetevi il minitalk di Oprah Winfrey con la regista, gli attori e i veri protagonisti della vicenda, When They See Us NOW (sempre su Netflix).
La Storia non è solo una Storia di vittoria, di grandi gesti, di nobiltà. Ma è un fiume di sangue su cui veleggia la nave degli oppressori. E ogni goccia di quel sangue grida.
Selvaggia C. Serini



