Superuomini e No – The Boys
| Titolo: The Boys
Ideatori: Eric Kripke, Garth Ennis Regia: Vari Genere: Supereroi, azione, black comedy Durata: 60′ Lingua originale: inglese Stagioni: 1 Episodi: 8 Cast: Jack Quaid, Erin Moriarty, Karl Urban, Antony Starr, Elizabeth Shue Distribuzione: Prime Video Prima Tv: 26 luglio 2019 |
The Boys è il titolo della serie che negli ultimi due mesi vi è stato gridato nelle orecchie. Dopo Preacher, Amazon Prime prosegue con le trasposizioni sullo schermo delle opere del fumettista Garth Ennis.
Quante volte, guardando un film di supereroi, vi siete soffermati sui danni collaterali causati durante i combattimenti (pensate a Age of Ultron)? Ecco, nel mondo di The Boys esistono i supereroi e fanno più danni della grandine. Sono tantissimi: ricchi e meno ricchi, famosi e meno famosi, tutti con la voglia di aiutare il prossimo e di far fatturare l’azienda che cura il loro merchandise: la Vought. Protagonista della serie è lo sfortunato Hughie Cambell, interpretato da Jack Quaid (figlio di Dennis Quaid e Meg Ryan), innocuo ragazzo che conduce un’esistenza tranquilla. La sua vita cambia quando A-Train, uno dei Sette (il gruppo di supereroi più influente e famoso di tutti), lo coinvolge in un piccolo “incidente”.

Tutto suo padre
Hughie sarà avvicinato da Billy Butcher, un Karl Urban in forma smagliante, che recita con un finto accento britannico che però il più delle volte risulta un po’ pesante e impastato. Butcher è un misterioso personaggio che collabora con varie organizzazioni governative e convincerà Hughie a unirsi al suo gruppo di resistenza, i The Boys, per punire A-Train e più in generale i supereroi quando si dimostrano troppo super e molto poco eroi.
Parallelamente seguiremo le vicende di Starlight, supereroina dell’Iowa che vince un concorso per entrare nei Sette. A New York Starlight, pura e di buon cuore, si scontrerà con l’inferno mediatico. Scoprirà che è molto difficile svolgere il lavoro di supereroe senza scendere a compromessi con chi ti paga lo stipendio, perché bisogna fare giustizia ma sempre con l’inquadratura, l’acconciatura e la mise perfetta.

The Boys appartiene a quel filone narrativo che destruttura il supereroe. Il paragone con Watchmen è quasi obbligato ma ci sono molte differenze tra le due opere. Mentre in Watchmen il dilemma morale è sull’uso della forza per un bene superiore, in The Boys il supereroe è amorale, una divinità intoccabile, la forza che usa è bruta e sempre veicolata da un celato secondo fine.
Perché la buona azione del supereroe serve a monetizzare, a vendere action figures, costumi, fumetti e saghe cinematografiche in cui l’eroe di turno interpreta se stesso.
Come in Preacher, Ennis ci mostra un’altra forma di religione malata, un’idolatria insensata verso personaggi in costume, che salvano le persone dal pericolo ma che allo stesso tempo ne disprezzano l’inferiorità. L’immaginario prende molto spunto dalla realtà DC Comics piuttosto che dalla Marvel. I Sette sono un calco della Justice League e il personaggio chiave dell’intera vicenda è Il Patriota (Homelander in originale). Il Patriota è una fusione di Superman e Capitan America, bello come il sole, coraggioso, ambiguamente patriottico. Antony Starr, finite le scazzottate in Banshee, ci regala un’interpretazione incredibile. Il personaggio del Patriota è quello che ha l’evoluzione più articolata e Starr ne coglie ogni sfumatura.
Un’altra ottima interpretazione è quella di Elizabeth Shue nei panni di Madelyn Stillwell, vicepresidentessa della Vought. Spietata, manipolatrice, materna e risoluta riesce sempre ad averla vinta su tutto e su tutti, specialmente sul Patriota con cui coltiva un “simpatico rapportino”.

Vatte a fida’
Neanche i Boys si salvano però, perché l’unica arma a disposizione contro i supereroi è il sotterfugio, il tradimento, la bassezza che permette loro di trovarne i punti deboli. Non c’è redenzione, mai. Oltre a Hughie e Butcher nei Boys ci sono Frenchie, il mio preferito, artigiano della violenza su vasta scala, Latte Materno che è un po’ la voce della ragione e più avanti nella serie a loro si aggiungerà un quinto, misterioso elemento.
Eric Kripke, ideatore della serie, porta sullo schermo tutta la violenza esplicita che caratterizza da sempre le storie di Ennis. Il girato è ottimo e qualitativamente sopra la media, a parte qualche ingenuità di regia nelle scene più action. La serie conta otto episodi da un’ora che a volte sembrano un po’ annacquati ed è un peccato, perché ci sono sottotrame che non vengono approfondite sprecando tempo in dettagli trascurabili.
The boys è inoltre costellata di citazioni e cameo molto sfiziosi. Si parte da Simon Pegg (a cui è ispirato il personaggio di Hughie nel graphic novel), che impersona il padre di Hughie, a Seth Rogen, che oltre a essere uno dei produttori esecutivi della serie, recita nella parte di se stesso.
The Boys è un’ottima serie che si guarda con estremo piacere. Anche se negli ultimi anni i supereroi monopolizzano le trame cinematografiche non abbiate paura, perché ci sono i mantelli, i superpoteri e le esplosioni ma c’è anche molto ma molto di più.
Perché vedere The Boys?
– Perché sono fan di Garth Ennis.
– Perché non sono mai sazio di Supereroi.
– Perché dove il sangue scorre a fiumi io ci sono.
Perché non vedere The Boys?
– Perché ai supereroi preferisco una retrospettiva sul cinema africano degli anni ’70.
– Perché ricomincia il campionato.
– Perché sto ancora finendo di recuperare tutto il Marvel Cinematic Universe.
Francesco Papadia



