The Artist: la dura vita dell’artista
Quando tutto è arte niente è arte
La figura dell’artista è come un essere mitologico, misterioso, circondato da un alone di fascino e ammirazione. Lo immaginiamo ricco, felice, con una vita costellata di successi, ricchi premi e cotillon. Non sempre, però, è tutto rose e fiori come sembra. Il processo creativo può essere lungo e tortuoso, frustrante e anche improduttivo, fatto di notti insonni, lavori distrutti, critiche e stroncature. Per di più l’artista non deve soltanto creare opere ma anche sottostare a convenzioni sociali e mondane per cui non tutti sono portati. Ci sono i vernissage, i finissage, gli aperitivi, le strette di mano, i (falsi) complimenti, gli adulatori, i critici spocchiosi, i galleristi con la puzza sotto al naso, i selfie, i social, la costante ricerca di visibilità. Per l’artista che non è frivolo e mondano, anzi (come il più delle volte) insicuro, solitario e sociopatico, questa vita può risultare schiacciante. Proprio come ci mostra la fumettista tedesca Anna Haifisch nel suo The Artist, pubblicato in Italia da Eris Edizioni.

Anna Haifisch
Anna Haifisch, nata e cresciuta a Lipsia, è considerata una delle fumettiste più interessanti del panorama indipendente europeo. Il suo The Artist è uscito originariamente come serie a puntate su Vice Usa ed è stato pubblicato nel resto dell’Europa in due volumi separati: The Artist e The Artist – Der Schabelprinz.
L’edizione di Eris, invece, li raccoglie entrambi in un unico volume brossurato a colori di 184 pagine, per un’immersione totale nel mondo strambo, ironico e affascinante della fumettista tedesca.

The Artist
“Artisti di tutto il mondo! In alto le matite, il vostro salvatore è qui!”
L’Artist di Anna Haifisch ha le sembianze di un tenero pennuto spellacchiato e gracilino, che si muove in maniera goffa e poco disinvolta nel mondo frivolo dell’arte. Non si occupa di un settore preciso: è pittore, fumettista, scultore. A volte si sente ispirato, produttivo e (fin troppo) carico e sicuro di sé, altre invece inutile e senza un briciolo di autostima. Ha spesso i nervi a mille e l’unica cosa che vorrebbe è creare qualcosa di significativo, che lasci un segno (e magari gli permetta anche di pagare l’affitto e le bollette). Purtroppo, però, gli tocca fare i conti anche con il lato oscuro del mondo dell’arte: quello degli incontri mondani per fare colpo sugli addetti ai lavori, delle installazioni incomprensibili, della vacuità e inutilità di tanti discorsi e come se non bastasse anche dei i parenti e amici con le loro richieste imbarazzanti. Ogni tanto vorrebbe mollare tutto e cambiare lavoro, ma gli serve poco per cambiare idea, anche solo vedere pennelli e tempere in un negozio.

Strutturato in una serie di episodi autoconclusivi ma sempre collegati da un filo, in The artist Anna Haifisch alterna con maestria momenti di grande ilarità ad altri ansiogeni o cupi. Per di più, tra le varie storie, la Haifisch si diverte a omaggiare grandi artisti del passato e del presente come Van Gogh, Caspar David Friedrich, Marina Abramovic o icone del fumetto come i Peanuts. Una grande nota di merito va anche al traduttore dell’opera, Valerio Stivè, che rende fluido (e rigorosamente in rima) anche un episodio rap.

Per concludere
The Artist di Anna Haifish è un fumetto che in maniera semplice, ironica e senza peli sulla lingua mostra il mondo dell’arte con le sue mille sfaccettature e contraddizioni. Un fumetto che si può leggere tutto d’un fiato o a piccole dosi, da rileggere, sfogliare, che in alcuni passaggi vi farà ridere a crepapelle ma anche prendere a male. Ma che soprattutto vi farà empatizzare da subito con il protagonista e i suoi malesseri. Perché non bisogna essere necessariamente artista per capire quel disagio profondo, quel forte sgomento nel sentirsi fuori contesto e fuori luogo quando si vorrebbe trovare soltanto un po’ di armonia, pace e stabilità.
Carla De Felice
Summary:



