Carnival Row: qualcuno ha detto “Jack lo squartatore”? Fuochino…
| Titolo: Carnival Row
Ideatore: René Echevarria, Travis Beacham
Genere: fantastico, drammatico, noir Durata: 60′ a puntata Lingua originale: inglese Stagioni: 1 Episodi: 8 Cast: Orlando Bloom, Cara Delevingne, Simon McBurney, Tamzin Merchant, Andrew Gower, Karla Crome, Arty Froushan, Indira Varma, Jared Harris Distribuzione: Amazon Prime Video Prima Tv: 30 agosto 2019 |
In una città vittoriana, atroci delitti macchiano di sangue le strade di un quartiere malfamato.
Qualcuno ha detto “Jack lo squartatore”? Fuochino…
Le vittime, di bassa estrazione sociale, appartengono alla nutrita schiera di profughi portati in città dalla guerra, quasi relegati in ghetti separati, malvisti da buona parte degli abitanti locali e oggetto di strumentazione politica.
Ehi, chi ha detto “Lega”? No, no… cioè sì, però…
Insomma, tutto questo per dire che c’è molta carne al fuoco in Carnival Row, nuova serie fantasy-thriller di casa Prime Video.
Fantasy, avete letto bene: le vicende della serie si svolgono nella città immaginaria di Burgue, chiaramente ispirata alla Londra vittoriana, e i profughi, i reietti della sua società altro non sono che creature fatate (fauni, fate, centauri, ecc.) rifugiatesi a Burgue a causa della guerra. Costretti a vivere in una sorta di ghetto che ruota attorno a una strada principale (la Carnival Row del titolo), i Fatati sono a tutti gli effetti i migranti di questa realtà e, come tali, subiscono tutte le relative discriminazioni e strumentalizzazioni.
Così, quando una fata-prostituta viene brutalmente uccisa, i poliziotti sembrano propensi a non badarci troppo. Tranne uno, l’ispettore Rycroft Philostreet (Orlando Bloom), tormentato funzionario della polizia di Burgue nonché reduce dalla guerra e dal tormentato amore per la fata Vignette Stonemoss (Cara Delevingne). Le sue testarde indagini porteranno alla luce, inutile dirlo, ben più di un segreto.

L’esperimento è simile, per certi versi, a quello compiuto dal notevole Bright: inserire elementi fantasy in un contesto diverso dal classico terreno medievale dove queste storie tendono a muoversi. Il fantasy di Netflix si colloca, arditamente, ai giorni nostri, ma non sfrutta purtroppo fino in fondo l’originalità dell’idea. Carnival Row sceglie invece un’ambientazione vittoriana decisamente più “facile” (complice anche un ventennio di scuole di magia e cacciatori di animali fantastici), ma riesce ad esplorarla meglio.
Numerosi sono i fili che si intrecciano nella trama di Carnival Row: il giallo del serial killer (il richiamo al più noto Jack è lampante), gli intrighi della politica, il tema della discriminazione, l’ipocrisia borghese sconvolta dall’arrivo di un inaspettato vicino di casa, il passato misterioso di “Philo”; sullo sfondo, la guerra contro il misterioso Patto (che, ve lo dico già, fa solo un paio di brevi comparsate ma per ora viene lasciato in disparte).

Nonostante la complessità, i fili non vengono abbandonati a sé stessi e la storia rimane fluida e ben amalgamata fino alla fine.
Fine che ha il pregio, purtroppo spesso assente, di chiudere la storia principale nell’arco degli otto episodi e allo stesso tempo di usare il finale per piazzare una svolta brusca che apre scenari molto interessanti per un’eventuale seconda stagione.
Perciò, se avete voglia di un fantasy dalle atmosfere cupe ma avete già finito The Witcher, questo titolo è pane per le vostre ali.
Pardon, denti.
Andrea Ravasio
Summary:



