Quori Cuadrati di Alessandro Turati: Dio odia gli esseri umani, non li vuole risolti.
Il senso della vita
«Le persone si dividono in un due gruppi: quelle che non faranno mai niente per te e quelle che ti faranno del male.»
Nel prologo del film a episodi dei Monty Python, Il senso della vita, cinque pesci chiusi in un acquario di un ristorante vedono un loro compagno portato via per essere cucinato e servito a tavolo e si chiedono quale sia il senso della vita. Da lì, in un crescendo di episodi dissacranti, il sestetto comico mette in campo tutto il sarcasmo, l‘assurdità e l’humor nero di questo mondo per giocare con la morte, l’idea della vita dopo la morte e tutte le ipocrisie del tempo. Un po’ come fa Alessandro Turati nel suo libro Quori Cuadrati, pubblicato da Neo Edizioni.
Dio odia gli esseri umani, penso, non li vuole risolti.
«Ricordo a Def di avermi detto Ti Amo. Dice che non è vero, di non aver mai detto niente di più intimo del paese dove l’hanno battezzata. Io le confesso di non essere sicuro di quello che provo per lei ma è una cosa forte, e subito mi accorgo di aver detto una mezza verità. Sono innamorato e non riesco a essere sincero: è un paradosso.»
Nel libro un uomo si trova di fronte a un enorme dilemma universale: come sopravvivere a se stesso e ai propri errori?
L’uomo in questione si chiama Uno Marković e a scatenare il dilemma è l’incontro con una ragazza di cui si innamora. Marković è perso, al punto forse da pensare che sia quello l’antidoto all’inquietudine e al fatto che la vita faccia di solito abbastanza schifo. Ma niente. L’ennesimo errore e puff. Un attimo, lei va via, tutto sparisce e tu lettore ti ritrovi a inseguire Uno Marković fuori dai binari del realismo, dentro una sorta di Paura e delirio a Las Vegas. Nel senso che si perde qualunque riferimento temporale e tutto concorre alla costruzione di atmosfere allucinate, in cui le ossessioni e desideri del protagonista si frantumano e si ricompongono continuamente in scene assurde, esilaranti e memorabili. Come quando una giraffa inizia ad aggirarsi per casa, intenta a vestirsi e truccarsi, per poi fantasticare con Marković di un viaggio a Parigi fatto con l’intento di trovare lì un fidanzato.
Quori cuadrati
«Si tratta di un momento della mia vita. Io mi frequento tutto il giorno, c’è da capire: è davvero dura per me.»
A questo punto un* che sta guardando la copertina di Quori cuadrati, potrebbe farsi una cattiva idea, al punto di aver paura, durante la lettura, di ritrovarsi uno zoo safari nel corridoio di casa. Lo dico qui e lo posso anche ribadire dal vivo: non abbiate paura!
Perché le allucinazioni del protagonista che incasinano la trama e rendono apparentemente tutto contorto, mettendo disordine lì dove probabilmente doveva essere tutto ordinato – amori che finiscono proprio dove inizia il tormento della persona abbandonata e blablablà – confluiranno alla fine una nell’altra, in un’unica soluzione di continuità. La scena è finalmente illuminata e sullo sfondo appare quello che forse per pudore, prima si è quasi cercato di nascondere: la tragedia di un uomo, Uno Marković, che si strugge a modo suo per amore. Perché Uno Marković è uno di noi.
Fabio D’Angelo
Summary:




