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Published on Marzo 17th, 2021 | by Fabio D'Angelo

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Ragazza, donna, altro di Bernardine Evaristo: la vita è una battaglia

ragazza, donna, altro

Bernardine Evaristo, Ragazza, donna, altro, BigSur

I rivoluzionari passano, i libri restano

Sarà capitato anche a voi di finire di leggere un libro, di chiuderlo, posizionarlo secondo un ordine nella libreria, per poi riprendere a fare le faccende che avevate lasciato in sospeso. Qualcosa però sta succedendo. E qui i più enfatici diranno che il perché è dovuto al fatto che alcuni libri fanno un po’ come le rivoluzioni: sedimentano piano piano sotto i nostri piedi. E alla fine te la fanno sotto al naso e quanto te ne accorgi è troppo tardi: quel libro che hai riposto nella libreria è stato in grado di rivoluzionarti, ribaltarti, di spiegarti il mondo, la vita nella sua complessità e nelle sue contraddizioni.
A me è successo varie volte. Con 2666 di Bolaño. Ferito a Morte di La Capria. La trilogia su Napoli di Ermanno Rea. John Fante. E poi Viaggio al termine della notte di Celine. E ora con Ragazza, donna, altro di Bernardine Evaristo, pubblicato da Sur nella collana BigSur. Un libro assolutamente incendiario.

L’altro

«sì ma io sono nera, Court, e questo mi rende più oppressa di tutti quelli che non lo sono, tranne Waris che è la più oppressa di tutti (ma tu questo non glielo dire) in base a cinque categorie: nera, musulmana, donna, povera e col velo»

Ragazza, donna, altro è ambientata a Londra, la città europea multiculturale per eccellenza, capace com’è di far convivere conservatorismo e multietnicismo. Qui si muovono i  personaggi del libro, donne – in gran parte – capaci di concentrare in sé varie diversità: colore della pelle, sessualità, classe sociale d’apparenza, status di immigrate. Una mescolanza di diversità da cui Evaristo tira  fuori  dodici storie  potentissime – quelle di Amma, Yazz, Dominique, Carole, Bummi, LaTisha, Shirley, Penelope, Winsome, Hattie, Megan e Grace –  che sono universali perché ognuna di esse ha la capacità di condensare in sé la storia di una moltitudine ampia di donne. Nere. Britanniche. Madri, amanti, figlie, monogame o poliamorose, trans, immigrate di seconda o terza generazione, lavoratrici, studentesse e bianche razziste. Di ognuna ne racconta le ambizioni, i fallimenti. E qui Ragazza, donna, altro diventa un libro importantissimo, nella misura in cui le aspettative ridimensionate delle protagoniste diventano denuncia, quando a smontarle e incidere fortemente sul destino di ognuna è l’appartenenza a una classe. Perché quando il successo non è diretta conseguenza dell’impegno, le opportunità non sono equamente distribuite e l’ascensore sociale è rotto, il divario di classe diventa incolmabile.

Contro il privilegio

«le hai viste le foto di tutte queste giovani femministe strafiche vestite mezze punk che se la tirano – finché non sarà più un fenomeno di tendenza
il femminismo deve spostare placche tettoniche, non serve che si rifaccia il trucco per essere alla moda»

Le donne di Evaristo sono totalmente immerse in questo contesto di squilibrio sociale: lo vivono, lo subiscono e infine rivendicano la loro presenza cercando di uscire dal cono d’ombra per acquisire, attraverso sacrifici  incommensurabili, uno scampolo di luce. Come Amma che per un posto al sole mette da parte un passato di lotta e le origini. Queste donne esistono, sono reali e per questo fuggono da ogni idea di perfezione. Hanno corpi vivi che coprono, svestono o nascondono. Rivendicano difetti, pulsioni sessuali, smagliature, mestruazioni, i desideri, dubbi e tutte le contraddizioni di questo mondo quando sono costrette a scegliere tra privilegio e identità. Così facendo, per dirla alla maniera di Bolaño, Evaristo rende evidente un punto: siamo abituati a pensare che ci siano poche cose che un uomo possa sopportare veramente. Al contrario, siamo cresciuti con una convinzione secolare che una donna può sopportare di tutto. Ovviamente non è così, non è stato mai così. Ed è forse questa è la  principale chiave di lettura di Ragazza, donne, altro.

Dove sono gli uomini?

Qualcun* si porrà la domanda: dove sono gli uomini in questo libro?
Ci siamo, esistiamo, siamo descritti anche noi nella nostra quotidianità. Siamo presenti con tutte le nostre paturnie. Siamo mariti, compagni,  fratelli. Siamo scrittori, intellettuali, capi, operai. Padri padroni, mariti violenti e infedeli o compagni amorevoli. E che ci crediate o no, quando non ci siamo, siamo comunque presenti, perché rappresentiamo il problema, il privilegio, la conservazione, il brutale retaggio, il dito puntato, l’occhio che indaga e discrimina. O per citare un quadro di Achille Lauro a Sanremo (Il pregiudizio è una prigione. Il giudizio è una condanna), rappresentiamo la gabbia dentro cui le donne scontano la condanna al giudizio. E in quanto nere, il pregiudizio razziale.

Ragazza, donna, altro è quindi un romanzo politico nel senso più nobile del termine, in cui Evaristo tocca una pluralità di temi: dal femminismo, ambientalismo, economia, gentrificazione, identità di genere, patriarcato. L’obiettivo è quello di mettere in discussione le dinamiche di potere e il suo esercizio quotidiano, spesso strettamente interconnesso con le discriminazioni razziali, che vedono sempre il più deboli soccombere.  E questo perché l’equità di genere non può mai realizzarsi se non si decide di difendere tutti i diritti della collettività.

Fabio D’Angelo

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è una persona semplice: ama la pasta e patate con la provola, la pizza, il sole, il mandolino e la SSC Napoli 1926. Alla domanda “Progetti per il futuro?”, generalmente risponde: non sottovalutare le conseguenze di una parmigiana di melanzane.



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