Friday Black di Adjei-Brenyah: il black friday spiegato bene
Chi ha detto grottesco?
È una parola che non mi ha mai fatto simpatia, eppure ultimamente mi è capitato, commentando le vicende della cronaca più stringente, di sentirmi dire “grottesc*”. Confesso di aver provato un certo fastidio nel farlo, solo in parte attenuato dalla lettura di Friday Black di Nana Kware Adjei-Brenyah, pubblicato in Italia da Sur; un libro di racconti che affrontano varie storture della società moderna. Tra queste, ad esempio, il razzismo dell’America profonda, il consumismo, l’annosa questione sulla legittima difesa e l’uso delle armi da fuoco. Il sollievo di cui accennavo prima, è legato proprio alla dose di umorismo non trascurabile che lo scrittore mette nel raccontare storie tremende. È un po’ come se Adjei-Brenyah ricordasse al sottoscritto e a tutti gli allergici all’uso della parola grottesc*, che in fin dei conti questo termine non è che la somma algebrica di tragico e comico, con tanto di esaltazione degli aspetti bizzarri e goffissimi. Un esempio può essere ricavato da una figura tragica del passato su cui siamo più o meno tutti d’accordo: Hitler. Bene, oggi la comicità del personaggio è fuori discussione: senza voler cadere nel body shaming, ma oggettivamente Adolf era lontano un miglio dall’idea estetica del superuomo ariano, e in più aveva anche tic e atteggiamenti che lo rendevano goffo. Il carico da dieci era la scelta di un look assolutamente discutibile. Eppure, se pensiamo alla folle tragedia che ha seminato… GROTTESCO. Ecco, l’ho ridetto di nuovo.
La Nerezza del Nero
«Quella mattina, come tutte le mattine, la prima decisione che prese riguardava la sua Nerezza. Aveva la pelle di un marrone scuro e uniforme. In pubblico, quando la gente poteva effettivamente vederlo, gli era impossibile anche solo avvicinarsi a un livello di Nerezza basso come 1,5. Se aveva la cravatta, le scarpe eleganti e un sorriso perenne in faccia, impostava la voce sul tono adatto agli ambienti chiusi e teneva le mani ferme e calme lungo i fianchi, poteva scendere al massimo a 4,0».
D’altronde, una vicenda grottesca deve essere analizzata come qualcosa che funziona all’interno di una catena. Proprio come in I 5 della Finkelstein, primo racconto di Friday Black, ambientato in quell’America profonda in cui il tema del razzismo è ancora centrale. In particolare, Adjei-Brenyah, attraverso una vicenda tremenda dai notevoli tratti grotteschi (cavolo, l’ho riscritto), racconta la difficile condizione di subordinazione in cui vivono gli afroamericani. La colpa è forse da ricercarsi in quella narrazione tossica creata al tempo dell’America bianca dello schiavismo, che sopravvive ancora oggi e che vede in ogni persona di colore un potenziale criminale. Una percezione che, come la cronaca quotidiana spesso racconta, genera tragiche conseguenze. Esempio: l’uomo nero che incappa in una violazione del codice della strada e si ritrova con una pallottola in testa e vittima di un omicidio a sfondo razziale. È il pregiudizio baby, e tu non ci puoi fare niente. Bene, il protagonista è bravo a proteggersi dal pregiudizio con un metodo del tutto stravagante e a prova di bomba: alza e abbassa a piacimento – proprio come se smanettasse con una delle opzioni di Photoshop – il suo livello di nerezza su una scala che va da 1 a 10, in modo da attenuare certi aspetti della sua identità per muoversi nei contesti sociali più disparati sempre in sicurezza. Tuttavia non è detto che se la cavi, visto lo scrittore spinge le conseguenze dell’istigazione all’odio e alla violenza a livelli parossistici. Il finale del racconto è bellissimo, ma io non vi ho detto niente, shhhh.
Il Black friday
Il tema razziale non è centrale in ogni racconto contenuto in Friday Black. L’elemento che unisce ogni storia è la domanda che il lettore finisce per porsi alla fine di ogni lettura: si può sopravvivere a una realtà malata in cui padroneggiano un senso opprimente di declino, brutalità, abbrutimento, cattiveria, stupidità, mancanza di giustizia, senza correre il rischio di essere risucchiati e di diventare parte attiva di questa realtà?
È facile porsi questa domanda davanti a scene di tristissimi momenti di comicità che ormai sono una sorta di rito tradizionale del Black Friday. È un fenomeno che in Italia conosciamo poco, salvo che per gli sconti su Amazon e Ebay, ma negli Stati Uniti questo giorno equivale a una vera ricorrenza. Tutto fa parte della follia della festa e se, dopo aver letto il racconto Adjei-Brenyah, cercherete come il sottoscritto “black friday fight” su youtube, vi troverete a guardare questa orda di zombie consumistici che se la danno di santa ragione per un televisore al plasma o un capo d’abbigliamento. Ve lo dico e c’è poco da ridere, visto che a volte ci è scappato il morto: esiste un sito, BlackFridayDeathCount, che porta il conto delle vittime provocate dal Black Friday.
E qui lo scrittore, attraverso un suo personaggio – commesso in un negozio di un centro commerciale che assiste a scene di mattanza per un pantalone – lancia una critica neppure troppo velata al consumismo sfrenato.
Friday Black
Il tema centrale della raccolta non è neanche il Black Friday. La verità è che ogni racconto affronta una tesi diversa con il rischio concreto di cadere nella solita retorica, ma poi emerge sempre la straordinaria capacità dello scrittore di regalare uno punto di vista originale. Ad appassionare il sottoscritto è anche il perfetto mescolamento tra realtà e futuro fantascientifico – diciamolo, distopico – che per capacità di immaginare e e stile, raggiunge vette altissime in Zimmer Land – pensate a un parco all’interno del quale possiamo darcela di santa ragione – e in L’era. E si capisce che Ajdei-Brenyah è uno scrittore di cui sentiremo molto parlare in futuro. Per cui, visto che mancano circa due settimane al Black Friday, se proprio volete partecipare, comprate Friday Black. Io dico che non ve ne pentirete.
Fabio D’Angelo
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