Una recensione col cuore in mano – Mortal Kombat
Titolo: Mortal Kombat
Anno: 2021
Regia: Simon McQuoid
Produzione: James Wan
Genere: Azione, Avventura, Fantastico
Interpreti: Lewis Tan, Joe Taslim, Hiroyuki Sanada, Jessica McNamee
Durata: 110 minuti
Distribuzione: Warner Bros
Mortal Kombat è uno dei videogiochi più famosi della storia. Anche i profani sanno che intorno agli anni ’90, nel 1992 per l’esattezza, usciva nelle sale giochi questo violentissimo picchiaduro, in cui le teste volavano via dal collo e il sangue scorreva letteralmente a fiumi. L’orrore e indignazione di istituzioni e associazioni genitori non fece altro che consolidare il successo planetario di una serie che da allora continua a intrattenere (da poco è uscito l’undicesimo capitolo) e ha una foltissima schiera di ammiratori.

Fatality
Pochi anni dopo, nel 1995, dal videogioco fu tratto un film diretto da Paul W.S. Anderson, che aveva delle ottime intenzioni ma ricevette critiche severe. Chi c’era, si ricorda sicuramente di Christopher Lambert coi capelli bianchi e il tema principale del film, diventato un vero e proprio marchio di fabbrica.
Nel 2019 il produttore James Wan raccoglie i cocci della webserie Mortal Kombat: Rebirth e decide di dare vita a un nuovo franchise, operazione che gli riesce benissimo, con un budget risicato, una trama tutta nuova e mantenendo intatte le dinamiche principali.
Anche se negli anni il videogioco è riuscito a tessere una trama intricata e interessante, l’assunto di base è uno: oltre al nostro esiste un mondo esterno, l’Outworld, che vuole dominare la Terra. Ogni anno si fa un torneo di arti marziali, il Mortal Kombat, tra la Terra e l’Outworld e se quest’ultimo ne vince dieci di fila dominerà per sempre. Fin qui non ci sarebbe nulla di strano, se non fosse che gli eventi del film cominciano quando all’Outworld manca un solo torneo da vincere.
Raiden, dio del tuono e protettore dell’Earthrealm, ha il compito di formare il team di guerrieri che partecipa al Mortal Kombat per la Terra. Shang Tsung invece è lo stregone divoratore di anime che vuole dominare il mondo per ottenere potere assoluto.
A condire tutto ci sono le rivalità tra i vari combattenti: odio, rancore e vendetta sono solo alcuni dei nobili sentimenti che animano i personaggi. Il protagonista è stato inventato appositamente per il film. Cole Young (Lewis Tan) è un atleta di MMA facilmente corruttibile, che verrà coinvolto nella contesa e dovrà scoprire se stesso e il suo passato per uscirne vivo. Cole Young serve soprattutto a non far smarrire chi vedrà il film senza sapere niente del videogame.
Senza dilungarmi troppo nei dettagli tecnici, dico subito che Mortal Kombat è un buon film di arti marziali, che ha il cuore al posto giusto e una buona fotografia, ha rispetto per il videogioco e per i suoi fan. L’impresa tuttavia è riuscita solo in parte.

Immagini che puoi sentire.
Quando si fa un film del genere è il cast che deve fare la differenza. La produzione ha investito tutto sui ninja rivali più amati della serie, Sub-Zero e Scorpion, affidando i ruoli a due dei migliori attori d’oriente: Joe Taslim e il leggendario Hiroyuki Sanada, che a sessant’anni mena come un fabbro ferraio. Il resto del cast mostra luci e ombre. Promuovo lo scorretto e gigionesco Kano e il solido Jax. Boccio una Sonya Blade che per tutto il film ha l’aria di chi vorrebbe essere altrove. Il dio Raiden, interpretato dal grande Tadanobu Asano, è troppo defilato per i miei gusti. Tra i cattivi spiccano l’ottima performance di Sisi Stringer con Mileena e di Chin Han per Shang Tsung .
La scelta di usare Reiko, personaggio minore ma che aveva avuto un approfondimento nei fumetti, rimane misteriosa e parecchio fuori fuoco, ma lo fa Nathan Jones e quindi siamo contenti. Bisognerà vedere come Wan e soci vorranno gestire il progetto editoriale Mortal Kombat, aspetto che si ripercuote pesantemente sul film.
Perché il problema è questo, si vede tanto che è l’inizio di qualcosa. Non c’è la chiusura del cerchio, a me non disturba ma potrebbe indispettire chi, non interessato a sciropparsi tutta la serie, avrebbe voluto una parvenza di finale.
Da fan di Mortal Kombat posso dirmi più che soddisfatto. Il film è fedelissimo, nel bene e nel male, insiste molto sull’iconica terminologia del gioco ed è tanto sopra le righe. Il regista Simon McQuoid alla sua opera prima è riuscito a dare ai fan quello che desideravano. Chi vuole sangue, botte e tanti easter egg sarà accontentato. Speriamo che questo sia il punto di partenza da cui tessere una trama degna e non un passo più lungo della gamba.

Bacioni da Mileena
Francesco Papadia



