Il cefalo coreano – Castaway on the Moon
K-pop, K-beauty, K-drama, K-food sono termini che sentiamo e leggiamo sempre più spesso. Quella K, che sta per Korea, è diventata un marchio di tendenza e molte volte anche sinonimo di qualità. Negli ultimi anni l’interesse e la curiosità verso il Paese del Calmo Mattino sono cresciuti costantemente grazie a routine di bellezza, band dal successo planetario, film vincitori di premi Oscar e serie tv di cui tutti parlano. Ma quanto sappiamo davvero della Corea del Sud e della sua cultura? Per approfondire la sua conoscenza abbiamo chiesto aiuto agli amici e alle amiche di Viaggio in Corea che ogni primo lunedì del mese ci consiglieranno un film, una serie tv, un disco o libro. Inauguriamo questa nuova rubrica del CEFALO COREANO con un articolo di Eleonora Serra.

Castaway on the moon, locandina
Perché guardare e, soprattutto, amare il cinema coreano? La risposta è breve: perché in Corea del Sud il cinema lo sanno fare e anche parecchio bene. Non solo il cinema d’autore, quello che va ai festival o che si porta a casa l’Oscar come Miglior Film, come è accaduto al “film coreano per eccellenza”, Parasite di Bong Joon-ho. In Corea sono bravi anche con i film più piccoli e indipendenti, così come con quelli più commerciali.
Un buon modo per iniziare a scoprire la cinematografia sudcoreana o anche solo per guardare un bel film è avventurarsi nella visione di Castaway on the Moon di Lee Hae-jun, una piccola chicca uscita nel 2009 e che nel 2010 ha vinto il Far East Film Festival di Udine.
Protagonisti del film sono Kim Seung-geun, un naufrago sui generis; Kim Jung-yeon, una hikikomori; un’isola “deserta” e un pedalò a forma di anatra.
Kim Seung-geun è un tipico impiegato in giacca e cravatta di Seoul, sommerso dai debiti contratti in banca che non riuscirà mai a pagare e che non vede altra via d’uscita che gettarsi da un ponte nelle acque del fiume Han. Il proposito suicida non va a buon fine e Seung-geun si ritrova naufrago su un isolotto al centro del fiume il cui unico collegamento con la città è un enorme pilastro dell’autostrada che passa proprio lì sopra. La città è lì a un passo, basterebbe saper nuotare per essere in grado di raggiungerla e tornare alla vita di prima. Dopo un momento di smarrimento su cosa fare (ritentare il suicidio? cercare aiuto scrivendo la parola HELP sulla sabbia?) Seung-geun decide di adattarsi alla situazione. Ha inizio così la sua nuova vita da naufrago in città. L’immondizia che si deposita sull’isola dalle acque del fiume si trasforma in oggetti utili per la sopravvivenza: un pedalò rotto a forma di anatra diventa la sua nuova casa, i pesci del fiume e gli uccelli che si posano sull’isolotto sono il suo sostentamento.
Ma Seung-geun non è solo come crede di essere. In uno dei tanti palazzi che affacciano sul fiume vive Kim Jung-yeon, una ragazza che da anni non esce dalla sua camera da letto e il cui unico contatto con il mondo esterno passa attraverso la creazione di finti profili social di ragazze belle e ammirate. Jung-yeon ha anche una passione per la Luna che fotografa con la sua macchina fotografica dal lungo e potente obiettivo. È proprio grazie alla macchina fotografica che Jung-yeon si accorge di Seung-geun e incuriosita decide di seguirne le avventure quotidiane. L’interesse verso questo strano naufrago è così forte da portarla a studiare un intricato e fantasioso stratagemma per uscire di casa senza essere vista e raggiungere il ponte dal quale lanciare sull’isola una bottiglia con un semplice messaggio “Hello”.
Ed è così che due solitudini entrano in contatto, due outsider che la società ha messo ai margini ritrovano un po’ alla volta fiducia nell’altro e nella vita. Castaway on the Moon è pieno di momenti poetici, divertenti, commoventi e a tratti surreali. È uno di quei film che dietro la veste della commedia mostra la durezza di una società che mette al primo posto la performance e quindi la competizione, che pretende bellezza e successo e non ammette alcun tipo di debolezza. Non è un caso, infatti, che la Corea del Sud sia tra i paesi con il più alto tasso di suicidi al mondo. Nonostante le premesse, il film non manca di nutrire la speranza che è simboleggiata dalla volontà di Seung-geun di mangiare un piatto di jjajangmyeon (spaghetti con salsa di fagioli neri) e dalla sua capacità di far nascere e crescere del mais per poterli cucinare.
La critica alle dinamiche sociali c’è ed è evidente, ma il messaggio che ci resta appiccicato addosso è che al di là di tutto e delle nostre singole esperienze personali, ognuno può ritagliarsi il proprio pezzo di mondo in cui vivere senza sentirsi sopraffatto da ciò che lo circonda.
Eleonora Serra
Ci rivediamo con il prossimo articolo del cefalo coreano lunedì 7 novembre, nel frattempo se vi abbiamo incuriosito potete trovare Cast away on the moon su Chili, Youtube,



