L’origine delle specie. Kim Bo-young e la sci-fi coreana
Nata nel 1975, Kim Bo-young è, come dichiara lei stessa in un’intervista a Wired, “tra i pionieri di un settore che non era mai esistito in Corea”, quello della fantascienza. Un genere a lungo discriminato in Corea del Sud che oggi ha invertito la rotta e sta diventando molto popolare in tutto il mondo. Kim Bo-young non è solo una pioniera del genere, ma è anche una delle scrittrici di sci-fi più importanti del suo Paese. Vincitrice per tre volte del Premio per la letteratura di fantascienza sudcoreana, è stata selezionata per il National Book Award nel 2021, vanta una consulenza per il film Snowpiercer di Bong Joon-ho, il regista premio Oscar per Parasite, ed è stata anche ospite all’ultimo Lucca Comics.
Lo scorso ottobre Add Editore ha portato in Italia una raccolta di racconti dal titolo L’origine delle specie, le cui storie si muovono tra fantastico, mitologia e fantascienza.
Nelle sette storie che fanno parte del libro non ci sono navicelle spaziali, né viaggi interstellari, non ci sono universi distopici, né specie aliene; c’è la specie umana osservata e narrata da inusuali punti di vista che ci pongono davanti alla domanda delle domande: “chi siamo?”.
Il libro si apre e chiude con i racconti L’origine delle specie e L’origine delle specie: quello che sarebbe potuto accadere dopo, nei quali i protagonisti sono robot creati a immagine e somiglianza di Dio. Su questa Terra popolata da forme di “vita” (ma qual è esattamente la definizione di vita?) in possesso del libero arbitrio, in grado di metabolizzare energia elettrica, composte da chip e generate dalle fabbriche, alcune di queste iniziano a studiare la “materia organica animata” e a ricercarne l’origine con conseguenze che metteranno a repentaglio la loro stessa esistenza.
Kim Bo-young gioca con il ribaltamento dei ruoli anche nel racconto L’ultimo lupo, nel quale gli esseri umani non sono nient’altro che gli animali domestici dei draghi, o meglio, gli “umani domestici”. In Scripter, invece, si affronta il rapporto tra uomo e macchina, realtà e virtuale, attraverso il racconto dell’ultimo giocatore di un videogioco online che cerca di capire se i personaggi mandati per convincerlo a smettere di giocare sono parte del programma oppure persone in carne e ossa.
Tra zero e uno è il racconto nel quale, attraverso l’espediente dei viaggi nel tempo, Kim Bo-young parla della nostra relazione con il tempo e di quanto ognuno di noi sia intrinsecamente legato all’epoca in cui vive. Non c’è modo di separarsene, neanche avendo la possibilità di usare una macchina del tempo per potersi rifugiare in un’altra era.
La mitologia coreana si affaccia nel racconto Il mito dell’evoluzione che si apre con alcune citazioni dalle Storie di Goguryeo presenti nel Samguk Sagi, un trattato storico sui Tre Regni di Corea risalenti al periodo che va dal 57 a.C. al 668 d.C. La storia narra di un principe costretto all’esilio per sfuggire allo zio che ne ha usurpato il trono e che nel suo peregrinare si trasforma di volta in volta in creature diverse per adattarsi alla vita nascosta che è costretto a vivere.
Con Le stelle brillano nel cielo della Terra, forse il racconto più poetico della raccolta, Kim indaga la natura del sonno e grazie a una narratrice che ha bisogno di dormire, in un mondo nel quale questa sua necessità è considerata una malattia, ci parla ancora una volta della Terra, dell’uomo e della sua natura.
Nonostante le differenze che caratterizzano i racconti, in ognuno di essi si ritrova una costante ricerca di sé e dell’umano. Ogni personaggio cerca di comprendere meglio sé stesso, lo spazio in cui vive e come si relaziona con l’altro. Per questo, credo, al termine di ogni racconto si resta per un momento sospesi, in bilico tra la narrazione, la coscienza di essere in un ambiente nel quale si sta leggendo e la straordinaria consapevolezza di avere appena appreso qualcosa in più sulla nostra esperienza umana. Chissà, forse è questa la sensazione che gli astronauti dicono di provare quando dallo spazio guardano in giù verso quella sfera che chiamiamo Terra.
Eleonora Serra





