Musica no image

Published on Gennaio 28th, 2012 | by Una banda di cefali

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Old ideas – Leonard Cohen

 

 

I caught the darkness

It was drinking from your cup

I caught the darkness

Drinking from your cup

I said, “Is this contagious?”

You said, “Just drink it up.”

Leonard Cohen, The darkness.

 

 

 

Ecco. Ritorna il signor Cohen, con quel viso ormai invecchiato e semi nascosto dalla falda larga del suo cappello nero. Ritorna con la sua verità, LE sue verità. Dette sempre al momento giusto. Messe sempre nel posto giusto. E mi viene quasi da piangere. Perché fuori è freddo quanto lo è dentro, ed è arrivata la prima neve dell’inverno. La neve che non ripulisce mai niente, ma ricopre lo sporco e ti appiccica addosso vecchie idee, come quei tatuaggi che si attaccano con l’acqua da bambini. Le stesse old ideas appiccicate alla lingua di Leonard. Le sputa via tutte in un album cantato a bassa voce, piano piano, ché deve arrivarti lenta ogni parola per trattenerla poi meglio dopo, quando la musica si azzittisce e la lingua si ferma dal dire. Vecchie idee nude, prive di fronzoli, dirette. Dritte, anzi, come una spada, di quelle che ti trapassano e quasi non sai se è dolore o uno strano senso di liberazione. Forse è perché lo ascolto in una mattina dove non riesco esattamente a riconoscere il posto in cui mi trovo, in cui mi sembra di essere fuori luogo anche qui nella mia stanza. Forse perché anche Leonard canta Show me the place I’ve forgotten I don’t know, e magari si sente fuori posto come me e così canta una preghiera. Allora io la canto con lui, lentamente, sotto la lingua, in silenzio, solo con gli occhi e mi sento di avere compagnia lungo il cammino. Non è rassegnazione, ma uno slancio, una voglia, un desiderio, una domanda che vuole davvero la sua risposta. Che uomo meraviglioso questo signor Cohen, che compagno stupendamente e umilmente posato da avere nel mio viaggio. Che eleganza, anche quando mi affonda la sua lama nel petto, anche quando non mi protegge dalla verità, quella che fa piangere e ti rovina le domeniche mattine. Quasi ottant’anni di squisita e preziosa chiaroveggenza. Quasi otto anni di riflessione e silenzio per cantare quest’album. Leonard mi guarda nel cuore senza nemmeno vederlo. Io lo ascolto e resto muta. Tutte le parole necessarie, quelle che servono, quelle da dire, le ha già dette lui, le ha sempre dette lui, molto meglio di me.

 

M.

http://www.youtube.com/watch?v=uMwbU-IpNdA&feature=related

 

 

voto: 8

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Amore, ironia e cefalità.



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