Frank Never Dies – Behind The Paradox
Non è un segreto che nell’industria musicale esiste una realtà parallela, sotterranea ma più vitale e interessante di quella mainstream. Band che bisogna andare a cercare, a scoprire, sui social o sulle piattaforme streaming. Se c’è una cosa che adoro è proprio navigare in questo mare per cercare perle nascoste.
I Frank Never Dies sono una band italiana, nata nel 2018. Behind The Paradox, il loro primo disco, è uscito ufficialmente il 25 settembre e suona proprio bene.
È difficile incastrare la band in un genere specifico, date le numerose influenze che i componenti della band hanno. Possiamo sbilanciarci su un post-rock, ricco di sfumature alternative e synth che richiamano la scena wave.
Il suono dei FND è lo specchio dell’anima dei fondatori, Mirko Giuseppone e Simona Ferrucci. La chitarra di Giuseppone suona arpeggi melodici e pennate distorte, tipicamente alternative. Ferrucci, proveniente dal progetto Winter Severity Index (che vi consiglio caldamente di recuperare), arricchisce le canzoni con synth precisi, sognanti, mai invadenti.
La sezione ritmica è particolarmente interessante grazie alle linee di Maurizio Troia e Luca Zannini, che giocando con le dinamiche riescono a spezzare la staticità che molto spesso accompagna l’ascolto di pezzi esclusivamente strumentali.
Waiting For A New Day è una vera e propria overture, nel suo incedere lento e cadenzato. Chitarra e synth viaggiano intrecciati fino all’esplosione in salita tipicamente post-rock.
Molto più serrata e aggressiva è invece Ashes, dove basso e batteria dettano tempi e modi espressivi, che culminano in un trionfo di dissonanze.
La soave Reborn richiama echi del desert rock degli Yawning Man. Nonostante la band non faccia riferimento a quel modello musicale, l’artwork del disco suggerisce come i Frank Never Dies vogliano rappresentare, con la loro musica, foreste incontaminate ma anche metropoli soffocanti.
Clubber Lang è un viaggio nostalgico e psichedelico che prepara il terreno per la parte finale dell’album, dove i Frank Never Dies hanno lasciato i pezzi migliori.
The Compleat Traveller In Black è armoniosa e solida nelle transizioni, che si susseguono senza strappi. La chitarra esce dalla sua comfort zone ed è un magnifico ascolto.
L’ultima traccia è la dolce ed elegantissima Meet Again, chiusura perfetta, dove la band lascia le distorsioni e le salite per mantenere un suono pulito che si stratifica con l’incedere del pezzo.
Behind The Paradox è un disco convincente, facile da ascoltare, immersivo. La band è riuscita a confezionare un post-rock con un’identità forte, che solo idealmente rimanda a mostri sacri come Mogwai o Godspeed You! Black Emperor. Con una premessa del genere non vediamo l’ora che esca il prossimo lavoro dei Frank Never Dies.
Tracklist:
- Waiting For A New Day
- Ashes
- No Signal
- Reborn
- Clubber Lang
- The Compleat Traveller In Black
- Meet Again



