cefalo coreano

Published on Gennaio 9th, 2023 | by Viaggio In Corea

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Il cefalo coreano – Honjok

Honjok

Silvia Lazzaris con Jade Jeongso An, Honjok, Vivida. Pag. 144, € 15,00

Sugli scaffali in libreria, il volumetto Honjok di Silvia Lazzaris con Jade Jeongso An (Vivida) dalle grafiche accattivanti sembra apparire come un manuale di auto-aiuto per mettere in discussione sé stessi o, addirittura, come una soluzione a tutti i nostri mali (la solitudine). Tuttavia, il suo sottotitolo, “Il metodo coreano per vivere felici con sé stessi” si riferisce a un movimento sociale nato dal bisogno dei giovani coreani di liberarsi dalle pesanti pressioni sociali a cui sono sottoposti.

Honjok è un libro che vuole parlare di un cambiamento o “rivoluzione” culturale nella Corea degli ultimi anni (di cui, anche dopo aver letto queste pagine, si sa ancora poco). Si tratta di un fenomeno che, a tutti gli appassionati della cultura coreana e non, non può che incuriosire.

Honjok

Attraversando il tessuto complesso di rituali, doveri e tradizioni del Paese del Calmo Mattino, le autrici di Honjok vogliono gettare una luce positiva sulla scelta di stare da soli, una scelta non più vista come condizione tragica o per cui provare pena, ma come ribellione alle strette catene sociali, che, nella società coreana, sono strette alle caviglie di milioni di giovani. E non senza conseguenze.

La parola Honjok si traduce in “una tribù fatta di una sola persona”. Una tribù che ha come nemico la “Hell Joseon” (Corea infernale) di cui difficilmente noi intravediamo le fiamme, indossando le lenti dorate della Korean Wave. Le nuove generazioni in Corea, però, non esitano a scagliarsi contro il concetto tradizionale di famiglia come matrimonio e concepimento di figli, contro il brutale sistema scolastico legato al ceto di nascita e alla condizione economica di una famiglia, contro le gerarchie di anzianità senza le quali non si può sapere né come parlare né come mangiare.


Honjok

Vivere da soli è il primo passo quindi per rivendicare i propri diritti di individuo e non di marito, moglie, madre. Soprattutto per le donne, il cui ruolo nella società coreana è ancora fermo a quarant’anni fa o più, abitare in autonomia significa stare lontani dallo sguardo giudicante degli altri.

Ma quanti giovani coreani seguono questa nuova moda? Abbastanza da creare una “hon-economy”: cibi monoporzione, elettrodomestici di piccole dimensioni, unità abitative minuscole ma efficienti. Una persona che vive da sola ha bisogno di pochi oggetti e di scelte sostenibili; il suo scopo è perdere meno tempo possibile, tempo che altrimenti dedica all’introspezione e al godersi una vita lenta, senza però disconnettersi dai social media o da Netflix. 

Gli honjok rifuggono dalla compagnia, ma non da quella virtuale. Grazie ai loro bisogni, sono nate intere community di persone che amano stare da sole e condividono lo stesso stile di vita. Hanno raggiunto la notorietà numerosi canali streaming personali e sono ora sul mercato prodotti per il conforto emotivo, come una fidanzata ologramma o il partner cuscino.

Honjok

Uno degli aspetti più rivoluzionari della vita da honjok è sicuramente mangiare da soli. Il rituale coreano del sedersi a tavola è molto più complesso di quello che si possa immaginare e le regole sono infinite e spesso stressanti. Gli honpap (hon= solo, pap= riso/pasto) rifiutano queste regole, preferendo mangiare da soli e spesso qualcosa di semplice e veloce come noodle istantanei o panini. Contrariamente al detto coreano “il cibo mangiato in solitudine non ha un buon sapore”, gli honpap affermano che, senza la presenza inquisitoria degli altri e le mille formalità, possono finalmente soffermarsi sul sapore del cibo.

Come ogni aspetto della vita honjok, anche durante i pasti è uso sostituire una compagnia reale con una virtuale. Grazie a questa tendenza spopolano sul web i mukbang (fusione tra “mangiare” e “trasmissione”) che sono anche i contenuti digitali preferiti dai giovani che mangiano da soli.

Honjok

Se mangiare da soli in Corea è visto come uno strano e triste comportamento riservato a emarginati della società, bere da soli è giudicato ancora più duramente. In Corea, le regole per bere in compagnia sono numerose come quelle per condividere un pasto. Invece secondo gli honsul (“alcol” e “solo”) bere da soli è un momento di pace da regalare a sé stessi dopo una dura giornata di lavoro. Di certo bere in solitudine potrebbe comportare dei rischi e divenire il primo campanello d’allarme per depressione e alcolismo, ma basterà camminare per una strada di Seoul in una sera qualunque per rendersi conto che in Corea la consumazione di alcolici è accettata e persino normalizzata in standard molto diversi da altri paesi. Bere da soli, a questo punto, potrebbe offrire un’esperienza in cui ci si concentra sulla qualità dell’alcol e sull’atmosfera del luogo e meno sullo stato di ubriachezza.

Mangiare e bere da soli non possono che essere seguiti da honnol, letteralmente “giocare da soli”, cioè passare il proprio tempo libero in solitudine ed esplorare il mondo con curiosità. Chi è solo si connette a internet per riempire il proprio tempo con diverse attività o imparando nuove cose.

Gli honjok si dedicano anche ad attività meno filosofiche: l’honsho, fare shopping senza l’aiuto di commessi o amici, lontani da commenti che giudicano l’apparenza fisica; partecipare a concerti online dal divano di casa propria; andare a cantare a squarciagola in un coin noraebang (spazi karaoke pensati per coppie o singoli). Imparare una lingua, praticare uno sport, suonare uno strumento, andare al museo: per riempire il tempo libero oggi basta accedere alla giusta piattaforma online, senza uscire di casa e senza interagire con nessuno.

Anche viaggiare da soli è preferito dagli honjok anche perché, se si affronta un paese straniero e una cultura lontana dalla propria senza essere schermati da una bolla di amici o familiari, si ha un’esperienza più autentica e appagante.

I giovani coreani ribelli ritrovano un’emozione simile in un concetto molto coreano: il salim yok, il bagno nella foresta. Camminare tra gli alberi, passeggiare in montagna o sedersi in un parco sono semplici modi per rimanere in contatto con la natura che hanno risaputi benefici sulla salute mentale e fisica. Immergersi nel verde è, anche per chi ama farlo da solo, un aiuto contro lo stress e la tristezza.

“La solitudine è una bella cosa, ma occorre qualcuno che vi dica che la solitudine è una bella cosa” scriveva Honoré de Balzac, è forse questo che il movimento honjok vuole affermare tra le contrastanti e complesse correnti della società coreana?

Da un lato, vivere da soli libera dal matrimonio e rende possibile il mangiare seduti sul divano in pigiama o il cantare sotto la doccia, ma può spingere tra le braccia robotiche di un partner virtuale; mangiare e bere da soli libera le nuove generazioni da rituali tradizionalisti e da gerarchie di rispetto troppo rigide ma rischia di far perdere loro la grande ricchezza e sapienza dell’arte culinaria coreana o addirittura di aumentare un alcolismo già normalizzato. Passare il tempo libero da soli, poi, dà la possibilità di seguire passioni senza sentirsi giudicati, di imparare nuove cose e di prestare più attenzione al nostro io interiore, rischiando però di rimanere intrappolati in un modo troppo lontano da quello reale.

Quindi, no, questo volume non è sicuramente una guida a un metodo per raggiungere la felicità in solitudine, ma forse è un invito, da parte delle autrici, a riflettere su come in società più tolleranti di quella coreana, le persone hanno meno bisogno di chiudersi in camera per sentirsi libere e sé stesse.  

Jordie Confortini (Viaggio in Corea)

 

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About the Author

è un progetto che vuole raccontare i complessi luoghi fisici e mentali della società coreana. È una finestra sulla cultura coreana ed uno spazio dove approfondire argomenti legati all’arte, alla letteratura, al cinema, alla musica e alla storia del paese del calmo mattino. In altre parole, è un viaggio a 360˚ gradi in grado di delineare percorsi differenti in cui tempi e luoghi si intrecciano con l’obiettivo di condurre ad una migliore comprensione delle innumerevoli sfumature che caratterizzano la Corea.



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