La mafia uccide solo d’estate
«Ma la mafia ucciderà anche noi?
Tranquillo. Ora siamo d’inverno. La mafia uccide solo d’estate.»
Regia: Pif
Genere: Drammatico
Durata: 90′
Lingua originale: Italiano
Cast: Pif, Cristiana Capotondi, Claudio Gioè, Ninni Bruschetta, Alex Bisconti, Ginevra Antoni, Rosario Lisma, Barbara Tabita, Antobio Alveari
Sceneggiatura: Pif, Michele Astori, Marco Martani
Soggetto: Pif, Michele Astori, Marco Martani
Fotografia: Roberto Forza
Montaggio: Cristiano Travaglioli
Distribuzione: 01 Distribution
Uscita nelle sale: 28 novembre 2013
Trama: Il film racconta la vicenda di Arturo, giovane palermitano impegnato in una doppia impresa che lo porterà a destreggiarsi tra l’amore per la bella e irraggiungibile Flora, di cui è perdutamente innamorato dai tempi delle elementari, e il racconto dei fatti di mafia che hanno punteggiato la sua vita fin dall’infanzia ed esplosi nella sanguinosa stagione stravista degli anni novanta. (Fonte wikipedia)
Il film di Pierfrancesco Diliberto, in arte Pif, La mafia uccide solo d’estate, mi ha fatto venire in mente due ricordi. Il primo è papà che imparò a guidare tardi, a 33 anni, e solo perché si doveva sposare. La sua prima macchina fu la stessa che usava alla scuola guida, una Fiat 126 di colore verde, un fatto di sicurezza, ha sempre detto. Per anni la 126 verde ci accompagnò in viaggi memorabili verso Sava, il paese di mamma in Puglia: 9 ore di autostrada per meno di 400 km, un record nel suo genere. Papà amava la sua 126 verde, mamma no. Lei voleva una macchina più comoda e poi, da quando guardando una trasmissione televisiva d’inchiesta dell’epoca scoprì che proprio una 126 verde identica alla nostra fu utilizzata come bomba contro un giudice di Palermo, quella macchina iniziò a farle pure impressione. Tanto fece e tanto disse che convinse mio padre a cambiare auto. Papà voleva una Fiat Uno, ma era il periodo della Uno bianca e mamma nemmeno su quella macchina voleva viaggiare. E così alla fine, di comune accordo, decisero di comprare una Ford Fiesta, la prima di una lunga serie a venire, con cui iniziammo a fare viaggi di 4 ore e mezzo, soste comprese. Il secondo ricordo è sempre legato a uno dei tanti viaggi d’estate verso Sava. L’anno era quello del 1992, noi eravamo arrivati da poco a destinazione, quando si diffuse la notizia dell’attentato a Via D’Amelio. Andò più o meno così: mentre seguivamo le notizie in tv, mamma mi guardò, puntò una bollicina sul mio braccio ed esclamò: “Gesù, la varicella!”. E così, il 19 luglio 1992, dopo appena due ore, la mia vacanza al mare finì.
Guardando il film pensavo al fatto che chi vive in Italia prima o poi è costretto a scoprire che la mafia-camorra-‘ndrangheta-sacracoronaunita-bandadellamagliana-mafiadelbrenta esiste. Papà, sicuro lo sapeva già che la mafia esisteva, ma quando cambiò auto per colpa di una trasmissione televisiva si accorse di quanto dolore poteva comportare questa verità. Io invece l’ho scoperto il 19 luglio 1992, attraverso la varicella, diciamo.
Arturo, il protagonista del film, che la mafia esiste lo scoprirà progressivamente, coltivando l’amore nato alle scuole elementari per Flora. Per lei vincerà i luoghi comuni, come quello per cui in Sicilia si muore di più per “una questione di femmine” che di vecchiaia. Lo farà anche grazie a un momento di confidenza con il padre: “Arturo, tranquillo. Ora siamo in inverno: la mafia uccide solo d’estate”. E allora avanti tutta con le tecniche di conquista basate sui suggerimenti dell’allora capo del governo Giulio Andreotti, che diventerà di fatto il consigliere fidato nelle questioni di cuore del povero Arturo. Ma è chiaro a tutti che con un suggeritore così quelle di Arturo non possono che essere disavventure sentimentali. Questo il ragazzo lo imparerà a sue spese, fin quando non inizierà a distinguere il bene dal male e il poster del suo strano idolo non crollerà simbolicamente dalla parete a cui era attaccato. Solo allora Arturo licenzierà lo strano consulente amoroso e scoprirà che la mafia esiste, non uccide solo per questioni di femmine e, vedi Salvo Lima, lo fa anche d’inverno. Nel complesso, La mafia uccide solo d’estate è un film gradevole, con forse qualche forzatura qua e là, che viene però pareggiata da un bel finale emozionante e dall’esercizio della memoria, mai scontato e retorico in un Paese di smemorati come il nostro.
Fabio D’Angelo
La mafia uccide solo d'estate
Summary:





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