Fumetti

Published on Febbraio 14th, 2014 | by Martina Caschera

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Non morirò da preda

non morirò

Alfred, Non morirò da preda, Tunué.

Alfred, nome d’arte di Lionel Papagalli, ha appena vinto l’ambitissimo Prix De Meilleur Album alla 41° edizione del Festival Internazionale del Fumetto di Angouleme (il festival del fumetto più importante in Europa) con il graphic novel Come prima.

Ma quest’opera, pubblicata dalla casa editrice francese Delcourt e non ancora uscita in Italia, non è il suo primo lavoro a ricevere importanti riconoscimenti al Festival francese. Risalgono al 2007 infatti il Prix du public ed il Prix essentiel, vinti con Perché ho ucciso Pierre, un racconto (autobiografico) estremamente drammatico, sceneggiato da Oliver Ka.

Anche allora l’autore francese si cimentava in una storia dura, difficile, non banale.

come prima 2

Nel 2011 Alfred ha lavorato, per Dargaud e Comicon, al volume Napoli, sguardi d’autore, edito ancora una volta da Tunué, collaborando con artisti quali Bastien Vivès, Anne Simon e Mathieu Sapin. Dopo aver passato diverso tempo a Napoli, ospiti del Comicon, nel 2008 e nel 2009, evidentemente ispirato dal capoluogo partenopeo, questo gruppo di acclamati autori francesi ha dato vita – con stili e sensibilità molto diverse – ad un vero e proprio reportage a fumetti.

napoli sguardi

Nonostante il volume vincitore ad Angouleme-2014 verrà a breve pubblicato dalla Bao Publishing, in Italia Alfred è stato seguito e curato per lo più dalla lungimirante e accorta Tunué: Non morirò da preda (2010) è proprio un esempio delle scelte interessanti di questa casa editrice.

 

Il tratto di Alfred è secco, duro, impietoso.

E’ uno stile in apparenza sintetico e naif, ma in realtà ricco di artifici tecnici, delicate mut(il)azioni: in alcune scene la linea è segnata più volte, alla ricerca forse di una sintesi di movimento, sottolineando un’espressività non plastica e per nulla pretenziosa, contribuendo ad una coinvolgente confusione visiva.

Al forte interesse verso la stratificazione dei paesaggi umani e naturali che, in alcuni momenti, ricorda fortemente il nostrano Gipi, si adatta perfettamente questa cifra stilistica.

alfred

La storia narrata è tratta da un romanzo (ancora non tradotto in Italia) di Guéraud. È dura, forte, quasi sconvolgente: una scelta a cui Alfred ci ha abituati, a cui il suo tratto e la sua sensibilità ben si adattano e che non strizza l’occhio al pubblico in cerca di facili empatie.

I colori, a cura di Meunier, sono piatti e ben gestiti, predominano nelle tonalità ocra, grigie e marroni, quelle della terra.  Non è un caso: la storia si svolge a Mortagne, una piccola cittadina della provincia francese in cui, ci chiarirà subito la voce narrante, o si lavora nella vigna o nella segheria.

In alternativa, per svago, o si caccia o si beve.

Il piattume, la mancanza di vita, di stimoli e di sensibilità sembra tormentare il solo protagonista, ricoprendo tutto delle tonalità tenui, naturali. L’uomo diviene un prolungamento del legno che lavora ed elemento del paesaggio – morente – che abita.

I personaggi si reificano e si fondono con la tappezzeria, non emergendo nemmeno grazie alle ombre.

alfred 2

L’attenzione di Alfred verso il mondo animale e la natura in genere è sottolineata subito, dalla copertina stessa: il corpo del ragazzo – protagonista, suo malgrado, di una storia di sangue – è letteralmente composto (e decomposto) da volti rabbiosi e fattezze animali. La prima scena/vignetta, inoltre, ci mostra una lepre appesa a “scolare”, trofeo di una recente battuta di caccia.

Senza voler svelare troppo della storia – il cui l’avvenimento principale si svela però già nelle prime pagine – mi preme comunque lodare la semplice ma sapiente costruzione narrativa circolare, o “a ritroso”.

Partendo dalla fine, Alfred scava sempre più a fondo nelle ragioni, tutte di pancia, che si nascondono dietro un atto folle.

Sfogliando le pagine, immergendosi – si fa per dire – nel piattume e nella freddezza di Mortagne, il lettore sarà costretto a porsi una serie di domande, che rovesceranno l’apparente scontatezza del giudizio morale.

Chi è la preda, chi il predatore?

Può, la violenza, avere una giustificazione umana?

E tu, da che parte stai?

 

Martina Caschera

 

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