Fumetti

Published on Agosto 1st, 2014 | by Martina Caschera

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Ladolescenza

Questa volta abbiamo a che fare con un’opera un po’ vecchiotta forse, del 2011, ma non importa.

Si tratta di un autore che conosciamo bene, molto probabilmente, per le sue vignette satiriche su Ilpost e per la sua recente partecipazione al programma, in onda sulla Rai, Gazebo. Uno sguardo severo, il suo, e allo stesso tempo ironico e raffinato, sulla politica, la società e la cultura italiana (The Full Monti, edito da Rizzoli Lizard).

L’opera di oggi è però un po’ diversa dalle suddette. Non si tratta di satira, ma di una raccolta di materiale già pubblicato su riviste o sul web, raccolto e prodotto da Makkox per avere la maggiore libertà possibile. Il progetto, appena lanciato, si è diffuso sul web con un inaspettato risultato di vendita. Uscì in doppia versione: lo stesso contenuto stampato su carta molto pregiata per le prime 200 copie (dal costo maggiore), in un formato più popolare quelle che ne sarebbero venute. Le copie d’artista/artigiano sono andate a ruba, in seguito sono state vendute anche le restanti. In tutto 1000 copie, autoprodotte, prima di un’edizione Bao “ufficiale”. Ma cosa ha spinto l’autore a un approccio di questo tipo? In quest’intervista, Makkox risponde:

“Molte cose assieme, come quasi sempre. Prima tra tutte l’amore per l’alta qualità, e non è metafora, è proprio amore. Quando mi trovo davanti a un prodotto dell’ingegno e delle mani in cui è percepibile l’attenzione per la qualità, estesa anche ai punti più nascosti, mi commuovo.”

In ogni caso, la versione che recensisco è una bella edizione “popolare” della Bao Publishing. Correva l’anno 2011 e la casa editrice milanese pubblicava Makkox in un formato A4, a colori.

Tuffiamoci un po’.

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Tra le prime scarne pagine, schizzate col pennarello nero, incontriamo già il papero Canemucco, famoso alter-ego dell’autore stesso, che popola da sempre le sue strisce, protagonista indiscusso dell’omonima rivista a fumetti creata da Makkox. Canemucco si rivolge al lettore in una simpatica introduzione che ci spiega qualcosina in più sulla storia di Ladolescenza prima di Bao, la realizzazione dell’idea, i non-ringraziamenti. Tra queste pagine è già racchiuso il motivo per cui quest’oggi vi parlo del libro, ma ci tornerò più tardi, perché ci siamo entrati, la vediamo di fronte a noi e non possiamo più tornare indietro: è tinta delle tonalità del giallo.

Titolo, epigrafe: “Linfanzia e Ladolescenza sono luoghi a cui si sopravvive morti, o gravemente adulti”.

Il tono è già chiaramente sarcastico, accattivante.

Si tratta di un incontro di storie dal tono autobiografico: dall’infanzia ci si sporge nella maturità, con tutto quello che ne consegue.

Molte parole, più di quanto ci si possa aspettare, vengono spese nell’incipit e ci accompagneranno per tutto il tragitto, intrattenendoci ora con ricordi d’infanzia, simbologie e qua e là piccole spiegazioni tecniche ed excursus biografici.

La prima storia: “Epifanie di un giovine assassino”.

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Il protagonista è un ragazzo timido, introverso, alle prese con una passione. I colori sono intensi, sulle tonalità del giallo e del verde, della natura e dell’estate insomma. Il tratto deciso, sintetico, carico di vitalità e suggestioni. Un racconto di formazione scarno e poetico.

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La cerniera tra questo primo racconto a fumetti e il prossimo la fanno altre parole, percorsi intimi dell’autore, confessioni tra l’ironico e il lirico. E mentre ne leggiamo, ecco che già siamo di fronte alle atmosfere più cupe del secondo racconto: “Manhattan, ti manca, capa di cazzo!”, dove incontriamo il nuovamente protagonista Canemucco alle prese con certi drammi. Makkox ci presenta questo come un racconto ingenuo, sia graficamente che narrativamente, ma potente. Viscerale.

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Drammi d’ognuno, durezze e rimproveri al guardarsi indietro, agli amici d’infanzia e adolescenza. Quegli amici, soprattutto, perduti.

La terza sessione “Di Calcio, Tango e cose così”, è anche questa anticipataci da un’introduzione personalissima, su come le vignette l’avevano fatto sempre sentire parte di un gruppo. Le vignette e il calcio, appunto (sì perchè “tango” è “nel senso gommeo del pallone, non di balera”, bisogna precisare).

A chiudere un cerchio imperfetto, ritorna l’infanzia, con storie di famiglia (“Gaeta?”) e  brevi schizzi-ritratto.

Un albo come questo non deve essere semplice da pubblicare: l’estrema libertà di un medium in cui i vari tipi e combinazioni di linguaggio verbale e grafico si accavallano, si accompagnano, si lasciano il posto, per entrare sempre più a fondo in un discorso intimo e personalissimo, colpisce. Più che giustamente l’autore non aveva intenzione di porselo nemmeno il problema di editare la propria creatura fino a farla corrispondere a una qualche esigenza editoriale, ed è andato dritto sulla strada dell’autoproduzione.

Il valore finale dell’opera è però confermato anche dal suo successo di pubblico, che è probabilmente dovuto, oltre alla già importante fama di Makkox, dalla prepotente sensazione di calore che alla fine quest’opera ti lascia nel petto.

È un viaggio voluto e scelto da un autore che incuriosisce per la sua spigolosità, un sarcasmo secco che qui rivela toni molto familiari, poetici, con alti picchi di fragilità.

Consiglio dunque questo non più giovanissimo fumetto perché permetta anche a voi di fermarvi un attimo e intraprendere, a ritroso e con affetto, un viaggio di ricognizione e riscoperta della vostra vita.

Buone vacanze!

Martina Caschera

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