Earth Hotel – Paolo Benvegnù
Il Matematico David Hilbert, per spiegare le strane proprietà legate alla teoria degli insiemi infiniti di Cantor, inventò un celebre paradosso, detto del Grand Hotel.
In breve: immaginate di essere per un giorno il direttore di un Hotel con infinite stanze, in cui tutte le camere sono occupate. Tutto fila liscio, fin quando non arriva un nuovo cliente che chiede disperatamente un posto a complicare la vostra giornata.
Che fare?
Per logica, avendo l’albergo pieno, dovreste mandarlo via, ma assecondate il paradosso e decidete di accettarlo. Nasce quindi il problema della ricerca di una sistemazione per il nuovo ospite.
Hilbert in persona ci viene provvidenzialmente in aiuto con il suo tutorial che consiglia: il direttore chiede ai clienti di cambiare stanza, passando ognuno in quella successiva.
Esempio: l’ospite della uno passa nella due, quello della due nella tre e così via.
Così facendo, una volta terminata la migrazione della clientela, la direzione libererà per il nuovo cliente la prima camera del Grand Hotel. Problema risolto.
Potrei fare l’ingegnere e continuare a dimostrare con altri esempi il dominio razionale sull’infinito, ma per dovere di sintesi mi fermerò solo a questo caso scuola, consigliando ai più interessati la lettura del libro L’Hotel straordinario dello scrittore polacco Stanislaw Lem, ispirato proprio al paradosso qui citato.
Hotel fantastico quello di Hilbert, ma non unico nel suo genere. Esiste, infatti, un posto altrettanto affascinante chiamato Earth Hotel, raccontato da Paolo Benvegnù nel suo ultimo lavoro, pubblicato il 19 ottobre per la Woodworm. Per stessa ammissione del cantautore milanese, il tema centrale dell’album è l’amore:“L’Earth Hotel parla dell’amore nelle stanze. Ovunque”. In molti la troveranno una forzatura, ma io, con notevole sprezzo del pericolo, vado dritto e indico nella teoria degli insiemi infiniti l’elemento che accomuna entrambi gli alberghi. Il teorema, infatti, può trovare applicazione sia in matematica che in amore: prendete l’operazione detta unione, per cui dati due insieme A e B, il risultato è sempre un insieme formato da tutti gli elementi che appartengono ad entrambi. Non serve a questo punto un matematico per intuire fino a che livello di suggestione parossistica può spingersi la discussione. Tranquilli, recupero in fretta il senso del limite e mi fermo un attimo prima che la discussione degeneri, giusto in tempo per segnalare ai più romantici il fatto che l’albergo di Benvegnù, pur avendo un numero illimitato di camere, si differenzia dal Grand Hotel di Hilbert per la particolarità di avere una stanza ovunque: in ogni città, piazza, via, treno, automobile, ufficio, autostrada, campo di grano, stanza d’albergo e in tutti i posti in cui possa trovare ospitalità la moltitudine di persone impegnata quotidianamente a ragionare sulla teoria degli insiemi applicata all’amore e sui relativi effetti collaterali, come ad esempio il senso di vuoto, la solitudine, la sofferenza, l’incanto.
L’Earth Hotel non è solo ricco di stanze ma anche di sonorità. Benvegnù fa surf sui generi, spaziando dal pop elettronico alle ballate acustiche voce e chitarra. Si passa velocemente dai ritmi incalzanti di Nuovosonettomaoista, Feed the destruction e Piccola pornografia urbana ai suoni più delicati e dolci di Hannan e alle chitarre cariche di riverbero di Una nuova innocenza (primo singolo estratto). Gli affezionati ritroveranno in ognuna delle dodici canzoni del disco la stessa maniacale attenzione ai particolari dei lavori precedenti: la cura certosina nella scelta delle parole e dei suoni danno però vita ad un disco non immediato, per questo chi scrive consiglia un ascolto attento e ripetuto.
A mio sindacabile parere, meritano una menzione speciale Stefan Zweig, Avenida Silencio e Orlando. Quest’ultima, sempre con grande sprezzo del pericolo, la definisco un vero capolavoro. Da segnalare anche Life, una deliziosa ballata chitarra e voce con tanto di testo in inglese. Una sciccheria.
La chiusura affidata a Sempiterni Sguardi E Primati è quasi Aristotelica. Gli ospiti dell’Earth Hotel di Benvegnù mettono da parte la ricerca dell’unione infinito degli insiemi e tornano ad essere uomini e donne in carne e ossa, elementi per definizione finiti, sempre in costante divenire, che trovano la luce in fondo al tunnel alla fine del mondo: lì dove pace e silenzio illuminano finalmente l’orizzonte.
“Alla fine del mondo
io ti vengo a cercare
ora possiamo finalmente restare in silenzio
a guardarci negli occhi
a tenerci per mano.
Dove siamo? Qui c’è un sole bellissimo.”
Fabio D’Angelo
Tracklist
1. Nello spazio profondo
2. Una nuova innocenza
3. Nuovosonettomaoista
4. Avenida Silencio
5. Life
6. Feed The Destruction
7. Stefan Zweig
8. Orlando
9. Divisionisti
10. Piccola pornografia urbana
11. Hannah
12. Sempiterni sguardi e primati




