From a.m. to p.m.
Devo assolutamente procurarmi uno di quei rasoi con la lama usa e getta. Di quelli richiudibili, da barbiere, professionali e vintage. Sapone da barba (non schiuma) e pennellino. Uno specchio piccolo e rettangolare col bordo arancione. Lo appendo a un chiodo sulla parete del terrazzino. Un catino bianco immacolato, magari con un unico accenno di ruggine sul lato inferiore esterno. Una brocca per versarvi l’acqua. Voglio radermi ogni mattina, alle 8 in punto, ascoltando il notiziario da una radio a transistor. Una ritualità che sia costante anche nella sua durata, non più di venti minuti. Voglio un dopobarba da merceria, di quelli che ti danno un assaggio d’inferno ma che odorano di certezza.
Ogni mattina vedrete un uomo in canottiera bianca, bagnata all’altezza dell’ombelico, compiere un gesto meccanico e umano al tempo stesso. Senza donnine prorompenti a carezzargli il viso e a compiacersi della sua pelle liscia e vellutata. Senza telecamere.
Ci sono delle polpette avanzate da ieri. E delle melanzane con pomodoro e basilico. E’ rimasta solo una rosetta nella dispensa. Apro la rosetta con le mani, senza coltello. Il matrimonio di polpetta e melanzana è un inno blakiano al lesbismo gastronomico. Schiaccio perché ci sia compenetrazione di materia. E’ tutto così sensuale.
La morale? Nella vita ci sono cose piccole che vale la pena di ripetere. E ci sono cose che devono assolutamente diventare un panino.



