Momenti di trascurabile felicità

Francesco Piccolo, Momenti di trascurabile felicità, Einaudi, 2010, 12,50 €
Il fatto che l’aloe è vera.
La felicità che ci prende come una folgorazione, quella che è l’attimo che contiene in sé tutta la luce che può avere una giornata. La felicità come stupida meraviglia, quella di constatare, dopo aver speso un intero pomeriggio, quanto belli possano sembrare i vestiti piegati nell’armadio e ordinati secondo precise gradazioni di colori. La felicità che ci prende per potere di scoperta, quella nascosta tra le righe di un messaggio in tarda sera, o dentro l’armadietto del bagno di un ancora perfetto sconosciuto che ci ha invitati a cena. La felicità come spasmo, quella simile a un tic: improvvisa, ripetuta, non intenzionale. La felicità come piccolo difetto, una buccia di banana su cui improvvisamente siamo scivolati. Ci fa male il culo eppure ridiamo come matti. La felicità cattiva, nera, acida, come pensare Si, adesso litigano! e sorridere beati della possibile infelicità altrui. La felicità di quando ha inizio lo schifo e fine la meraviglia, che sembra un controsenso ma racchiude tutta la logica dell’universo. La felicità come un’epifania e non servono né una madeleine, né una tazza di tè, né tantomeno Proust, ve ne prego. La felicità microscopica, di carta riciclata, quella non vista, quella passata, quella Ma era… ?, quella di Non amarmi perché vivo a Londra, quella di Te l’avevo detto!, quella dei silenzi, di 8 e mezzo di Fellini, quella “dell’acqua quando hai sete, del letto quando hai sonno”, quella di Cazzo le chiavi! e invece le avevi in borsa, quella di un film non visto, di un concerto perso, di una cosa rimandata, e poi rimandata, e poi ancora, e ancora. La felicità dei sottopassaggi, e non solo stradali. La felicità, quella trascurabile, di un momento trascurato, qualche momento fa.
M.
voto: 8



