Cefali live no image

Published on Novembre 11th, 2011 | by Una banda di cefali

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Scusa, cos’è un booty?

Piove. Infiniti giorni di pioggia e allarmi di esondazioni.

Bisognerebbe cercarsi un posto sicuro. Un barrio. El Barrio.

Lo troviamo lontano dai riflettori della città e dai fiumi in piena. In un posto tranquillo e isolato.

Il tempo di una sigaretta, quattro chiacchiere e qualche goccia di pioggia ed entriamo, un po’ bagnate, tra mura colorate e lampadari giganti, luci rossastre, scritte luminose e poster ammiccanti.

Sul palco sta suonando un chitarrista mingherlino dai capelli bianchi, una canzone che si chiama come il nome della strada più corta d’Irlanda. Non prestiamo molta attenzione alle parole, ma magari parla di un amore altrettanto breve, lungo appena un metro di strada percorsa assieme.

Quando Aidan, così si chiama, posa la chitarra sul trespolo, saluta e ringrazia tutti, sul palco sale uno scricciolo di donna, biondo e irlandese, che comincia a parlare a raffica, un po’ sgangherata. Ha una camicia con sopra stampati degli uccellini, ed è piccola piccola, un specie di elfo dei boschi. È ironica e scombinata appena oltre il limite, proprio come piace a noi.

Comincia a suonare, a canticchiare qualche accordo. My italian is really perfect, really really perfect. E poi sbam…

Inizia a tormentare la chitarra, enorme tra le sue braccia, e a cantare, con una forza, energia. Salta, si agita, sbatte i piedi per terra per ritmare un tempo ostinato. La guardiamo e pensiamo che un “uccellino” così piccolo non può fare un cinguettio così chiassoso.

E invece Wallis Bird ha una voce che sa riempire le stanze e una chitarra che suona come una mitragliatrice, su cui pestare forte fino a spezzare le corde. E’ la sua prima volta in Italia, dice, la sua Italia di “cazzo”, “vaffanculo” e di birra Peroni, e noi siamo il suo primo pubblico italiano e per questo ci vuole noisy e amazing.

Parla, parla e suona e canta anche di più. E il pubblico lo fa con lei. Pam pam pam, poi una canzone tristissima che ulula Marieeeee, Marieeeeee…, per poi gridare insieme da sopra e sotto il palco You don’t know a… SHIT! più ad alta voce che si può.

Un ragazzo ci dice che è stata paragonata a Ani Di Franco, Fiona Apple e Janis Joplin, ma è inutile soffermarsi sui paragoni come sempre un po’ azzardati, quel tanto che basta a suscitare curiosità e a spingere qualche avventuroso qui in zona Falchera ad assistere allo spettacolo divertente di questo sconosciuto folletto biondo.

Ce ne andiamo prima che finisca di suonare, si è fatta una certa, domani per qualcuno si lavora e Wallis Bird non sembra avere per niente fretta di finire. Ci portiamo a casa un sorriso e una serata piacevole, per aver scoperto un posto così bello e interessante qui a Torino, e una giovane cantante irlandese che ci piacerà riascoltare e di cui sentiremo sicuramente parlare in giro.

 

M. & Carla

 

 

 

 

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Amore, ironia e cefalità.



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