The Softone live @ Velvet Cafè – Grottaglie (TA)

The Softone
Sono rarissimi i casi in cui conoscere delle persone coincide con il fluire di nuove energie in un momento cruciale della nostra vita. Quando tutto questo avviene, in musica, l’effetto è da capogiro e ogni singolo momento, o particolare, diventa eterno.
I Softone di Giovanni Vicinanza vengono da Boscotrecase (Napoli) e questa, al Velvet Cafè di Grottaglie (Taranto) è la volta della data zero del tour promozionale di Horizon tales, secondo album della band.
Giovanni è in compagnia di Marcello al contrabbasso e Antonio alla chitarra elettrica, ukulele, armonica e tromba.
Ci incontriamo il pomeriggio prima del concerto, lo passiamo tra quattro chiacchiere, risate e una raffica di barzellette in cui Marcello, o meglio “Marscello”, è ferratissimo, così che dopo un paio d’ore sembra di conoscersi da una vita.
Quando arriva il momento del live, i tre sul palco plasmano un incantesimo. Di colpo la parte comica e leggera lascia spazio ad un fluire incontenibile d’emozioni: è come se, senza accorgercene, fossimo trasportati in una nuova dimensione e la gente, che pian piano riempie la saletta del Velvet Cafè, venga conquistata una canzone dopo l’altra, testa dopo testa, piede dopo piede.
Giovanni & co. vibrano tra sensazioni blues polverose e oniriche, paesaggi cesellati con raffinata attenzione verso i particolari, virate folk mai didascaliche o abusate e fraseggi che diventano più acidi, viscerali, reali. C’è spazio per alcune ballate che scavano sottopelle, trasudano battiti e vitalità, raccontano i secondi di esistenze rarefatte e quotidiane.
Giovanni canta alla perfezione, e se tra una canzone e l’altra non ci fosse qualche simpatico teatrino in vernacolo potremmo tranquillamente far finta di essere in qualsiasi altra parte del mondo; Marcello pulsa con precisione, armonia e personalità le trame ritmiche di ogni pezzo; Antonio ci delizia e ipnotizza con fraseggi acidi e graffianti, note dilatate di ukulele, momenti ruggenti di armonica ed improvvisate di tromba che ti passano addosso come una folata di vento.
Quando Giovanni lascia partire Son of a god, con l’ausilio di una semplice gran cassa, il pubblico, ormai conquistato, si lascia andare ad uno spontaneo e sentito accompagnamento ritmico; It’s because pietrifica e emoziona anche l’ascoltatore più cazzone; All that noise lascia nell’aria della saletta un alone di immagini, voci, volti e sussurri.
La scaletta scorre veloce e alla fine c’è spazio anche per un breve bis, la gente applaude senza eccedere, complice e partecipe di un climax emotivo conquistato dai Softone pezzo dopo pezzo, e Giovanni dirige l’avanzata emotiva senza mai scomporsi, senza dire troppo o troppo poco.
Quando l’esibizione è finita, un pò tutti si accorgono di aver assistito a qualcosa di insolito, qualcosa a cui ci siamo disabituati, qualcosa che ci sembra così lontano e distante dal nostro modo di essere e ascoltare, qualcosa che si chiama poesia.
Smontiamo tutto e carichiamo le auto: si ricomincia a sorridere e a scherzare, e ci si prepara per una notte, in loro compagnia, che passerà veloce, forse troppo veloce e che difficilmente dimenticherò.
Giuseppe Gioia



