Serie TV

Published on Maggio 11th, 2015 | by Noemi Borghese

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The Last Man on Earth

Ideatore: Will Forte

Genere: Comedy

Durata: 22′ (a episodio)

Lingua originale: inglese

Stagioni: 1

Episodi: 13 puntate

Cast: Will Forte, Kirsten Schaal, January Jones, Mel Rodriguez, Cleopatra Coleman

Distribuzione: 20th Century Fox Television

Prima Tv: USA, 1 marzo 2015


Non uscirei con quello/a nemmeno se fosse l’ultimo/a uomo/donna sulla faccia della Terra.
Quante volte avete detto o sentito questa frase riferita a un conoscente, un personaggio famoso, uno visto per strada, Justin Bieber?

The Last Man on Earth, o TLMOE, parla proprio dell’ultimo uomo rimasto vivo.
Ma nella Serie Comedy targata FOX non aspettatevi di trovare niente Leadership&Cazzutaggine alla The Walking Dead, né Eroismo&Epicità alla Io Sono Leggenda.
In questa brillante e, finalmente, divertente comedy, rinnovata per la seconda stagione con nostra somma gioia, l’ultimo uomo sulla faccia della terra è il normale, brutto e un po’ cretino Phil Miller, a.k.a. Will Forte – che qualcuno di voi ricorderà per Nebraska, qualcun altro per 30 Rock, qualcuno ancora per Saturday Night Live e pochissimi, tipo me, per aver interpretato magistralmente lo sfigatissimo Randy Wharmpess in How I met your mother –.

L’espediente narrativo è molto banale: tutta la popolazione mondiale è stata decimata da un morbo, un virus, un male misterioso – di cui a onor del vero smettiamo di interessarci praticamente subito perché chissene – e l’unica persona rimasta in vita, anno domini 2020, è tale Phil Miller, una specie di incrocio tra Alan di Hangover e un personaggio random di American Pie, però 15 anni dopo.
Barbuto, sfatto e nerdomorfo, Phil si trascina per gli spazi umani lasciati desolati della sua Tucson, Arizona, dopo aver girato in lungo e in largo gli USA alla ricerca di altre persone.

I got news for you Tom Hanks. I will never ever talk to a volley ball.

I got news for you Tom Hanks. I will never ever talk to a volley ball.

Una volta tornato, Phil fa di tutta Tucson la propria casa e invade ogni spazio, si appropria di luoghi e oggetti non suoi, ma che in effetti non appartengono più a nessuno, dal momento che anche i beni pubblici non sono più di tutti quando non esiste più un tutti.
Riempie di Margarita una piscina gonfiabile e sgocciola mostarda su un quadro al museo, regalandoci l’immagine onesta dell’unica verosimile prospettiva di vita che possa restare a un uomo che resta da solo.
Mica vai a cercare munizioni in giro per il mondo, mica ti fabbrichi una casa con una palma secca, mica parli con un pallone da volley e soprattutto, mica sei un figo palestrato, coraggioso e laureato in ingegneria aerospaziale: sei l’uomo medio, the average guy, ti scegli la tua città perché è quella che conosci meglio e ci resti, accettando con una certa disinvoltura il fatto che se sei rimasto da solo, è perché in fin dei conti forse ti meriti di possedere tutto quello che ti circonda.

«There was a stop sign. […] Well, could you do me a favor and stop at the next one?»

«There was a stop sign. […] Well, could you do me a favor and stop at the next one?»

Ovviamente la storia non ci lascia da soli con i pensieri monotòni e pericolosamente vicini al delirio da insolazione di Phil, e ci fa incontrare la sua perfetta controparte, ossia The last woman on Earth: Carol, la quale trova i messaggi che Phil ha lasciato in giro quando ancora sperava di non essere solo, per dirottare gli ipotetici ed eventuali superstiti proprio a Tucson.

Altro che Terminus, l’incontro dei due personaggi porta, tra le altre cose, a siparietti gustosi in stile Pene & Vagina, dove lui è quello che vi abbiamo testé descritto, e lei è un ditoinc**o mondiale. Lei è una che pretende che ci si fermi al semaforo perché così si fa, lei porta la serie intera ad essere la Relazione di coppia per antonomasia, perché, banalmente, insieme sono l’unica alternativa possibile all’estinzione della specie umana.

>

I honestly don’t care.

Successivamente sono altri – pochi, a dir la verità, altrimenti che ecatombe sarebbe? – i personaggi che i due protagonisti incontreranno, e di lì a poco diventa molto chiaro il fatto che questo maledetto espediente narrativo del virus che decima l’umanità e lascia quattro gatti in vita altro non è che un modo per farci sentire piccoli piccoli.

Ed è un modo per dirci chiaro e tondo che tutto sommato, anche con decine di Walmart tutti per noi, risorse infinite, spazi liberi e nessuna legge civile a cui sottostare, gli esseri umani restano sempre esseri umani e discutono su quando passare il semaforo e a parlare con palloni in mancanza di facce amiche, e la coppia Phil e Carol diventa una sineddoche della condizione umana.
(ciao prof del liceo, sono finalmente riuscita a usare la parola sineddoche fuori da scuola, avevi ragione tu, è inutile, TVB)
.

O forse questa è solo l’interpretazione che vogliamo dare noi a una delle poche Comedy del 2015 che vale davvero la pena cominciare e non lasciare più, mentre il creatore, che poi è il protagonista, voleva solo una scusa per farsi un bagnetto nel Margarita; e come dargli torto:
d’altronde, There’s really no wrong way to use a Margarita pool.

Perché guardare Last man on Earth?

Per Will Forte, per la faccia da schiaffi di Kirsten Schaal, perché raramente ho visto una barba portata così bene, perché il mio amico pallone Wilson me l’ha consigliata e io mi fido molto di Wilson, perché l’ipotesi che l’umanità sparisca senza necessariamente includere zombie nell’equazione non è affatto male.

Perché non guardare Last man on Earth?

Perché non mi piace ridere, perché esco ora da una relazione complicata, perché ho bisogno di vedere altre persone, perché sono contrario allo sfruttamento di palle ai fini della realizzazione della serie, perché dove sono gli zombie (e le tette)?

Noemi Borghese

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The Last Man on Earth Noemi Borghese

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4


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Ho sbagliato tutto, fatemi scendere, voglio fare la ballerina!



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