Dark
| Ideatori: Baran bo Odar, Jantje Friese Genere: Drama, thriller, fantascienza Durata: 43-55’ (a episodio) Lingua originale: tedesco Stagioni: 1 Episodi: 10 puntate Cast: Sebastian Rudolph, Maja Schöne, Louis Hofmann, Angela Winkler, Oliver Masucci Distribuzione: Netflix Prima Tv: 1 Dicembre 2017, Germania |
Ci ho messo un mese a immaginare una recensione possibile di Dark, la prima serie made in Deutschland per tutti gli abbonati di Netflix, perché mi sono persa nel metagioco. Per spiegare meglio, la prendo un po’ da lontano: prima di cominciare Dark avevo dei pregiudizi dovuti a Les Revenants, serie francese che molti di voi conosceranno e che oggi non avrebbe senso di esistere. Perché?
Perché Les Revenants faceva una cosa che oggi sarebbe tratto distintivo di una serie di poco successo: non solletica lo spettatore e non strizza l’occhio alla parte del nostro cervello che resta fuori dalla storia. Stranger Things è la serie che più di tutte è in grado di farlo, ad esempio, e infatti è la serie del Binge watching per eccellenza.

Years ago, I was still a little boy. A stranger came to us. He looked as if he’d been in the war. Didn’t talk much.
Per fortuna i miei erano sospetti infondati perché Dark è in grado di fare lo sgambetto allo spettatore razionale ad ogni salto nel tempo a cui assistiamo, e quindi riesce a trascinarci tutti nel Binge. Dark è uscita il primo dicembre su Netflix ed è una serie potente, ricca e stratificata. Ambientata nel futuro (2019) e nel passato (1986), a Winden, cittadina tedesca. Scompaiono due bambini nei due momenti diversi e si approfondiscono segreti, rapporti e dinamiche delle famiglie della città.
La presenza oscura e minacciosa di un personaggio immateriale che percepiamo costantemente consegna i dieci episodi alla parte del cervello in cui ci sacrifichiamo all’altare del Dio Binge: non vale davvero la pena raccontare la trama perché ogni parola in più sarebbe un furto all’esperienza che vi consiglio caldamente di fare nelle prossime ore.

We trust that time is linear. That it proceeds eternally, uniformly. Into infinity. But the distinction between past, present and future is nothing but an illusion. Yesterday, today and tomorrow are not consecutive, they are connected in a never-ending circle. Everything is connected.
Vale invece la pena segnalare i tre elementi per cui la serie va a segno:
innanzitutto il genere, thriller fantascientifico, che fa eco a Stranger Things e Twin Peaks, supera di numerose falcate Les Revenants e The Leftovers e si posiziona come gioiellino in grado di proseguire per altre stagioni così come gli illustri cugini sovracitati. Sai quanti alla seconda stagione, in uscita nel 2018, piagnucoleranno perché la prima era meglio? Non vedo l’ora di leggerli.
In secondo luogo c’è l’ansia: vivere un mistero ambientato 30 anni fa è un trick psicologico che punta a demolire le nostre certezze – il passato lo conosco già, il futuro mi spaventa – e i continui balzi temporali ci destabilizzano, costringendo il lato del cervello che resta fuori a tuffarsi. Ecco perché si fa metagioco, il fratello più furbo dell’empatia.

There was this sadness in his eyes
Il terzo elemento è la complessità: il debutto su Netflix è un bel passo da fare, e allora gli ideatori tedeschi – i tedeschi so’ risaputamente secchioni – trasmettono tutta la loro complessità di pensiero e di linguaggio in una storia che ne nasconde due e poi ne nasconde un’altra decina.
L’intreccio ci attrae e ci spaventa, e infatti Dark non conquista subito: dopo il terzo episodio però il cervello è completamente kaputt. The question is not where, but when.

Perché guardare Dark?
Per la trama, per il personaggio inesistente oscuro, perché sono europeista, perché sono un sadico, perché je suis Nino d’Angelo.
Perché non guardare Dark?
Perché odio la Germania, perché non ho tempo, perché a me Les Revenants piace ancora machevvuoi, perché sono pigro intellettualmente, perché wo sind die Titten?
Noemi Borghese



