Musica Tranquillity, Base, Hotel & Casino

Published on maggio 29th, 2018 | by Andrea Femia

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Arctic Monkeys experience part 1: Tranquillity, Base, Hotel & Casino

Tranquillity, Base, Hotel & Casino

Tranquillity, Base, Hotel & Casino il nuovo album degli Arctic Monkeys

TATUA E DIMENTICA

Qualche anno fa, quando tutto questo non era neppure immaginabile, Alex Turner, indiscutibile icona di stile eternamente discussa per ogni cosa che gli capiti di fare, diede a vedere a noialtri che, sul suo braccio, fece tatuare il simbolo della cittadina di Sheffield, dalla quale proviene. Mi rendo conto che iniziare un discorso su un gruppo così famoso, parlando del tatuaggio del leader, rischia di far sembrare il tutto come un articolo di “Cioè”. Se questo servisse a far vendere quanto riusciva a fare quella rivista tutta lollipop e postedelcuore, probabilmente mi andrebbe anche bene, ma giuro che se mi date un attimo di retta la cosa potrebbe addirittura apparirvi sensata e, volendo esagerare, anche interessante. La musica degli Arctic Monkeys, che mischiava un semplice britpop a delle graffianti melodie, spesso immerse in un buon calice di distorsione ed ironia, dava l’idea di essere, fino a qualche tempo fa, la perfetta realizzazione della musica del luogo dal quale proveniva. Vi invito a fare un gioco, anche per farvi studiare le vostre capacità di analisi e scoprire quanto siete fantasiosi.

Accedete a Google immagini, ci vorranno perdonare i concorrenti, ma se esiste un corrispettivo andate pure lì. Inserite nel motore di ricerca il termine “Sheffield” e possibilmente non date retta ai risultati riferibili alle squadre di calcio locali. Noterete dai risultati una tranquilla cittadina; credo che non troverete una singola immagine tra le prime 50 che non vi trasmetta serenità. Ok, questa parte del gioco non era granché, ma datemi un attimo. Nel campo della ricerca, ora, lasciate scritto Sheffield, ma aggiungete subito dopo le parole “High Green”.

Il gioco consiste nel fare una scorpacciata delle foto che  escono fuori come risultato, chiudere gli occhi dopo questa orgia visionaria, e immaginate delle musiche che possano venire fuori da quei luoghi. Probabilmente in molti tra di voi penseranno a chitarre affilate come lame e una batteria pulsante su ritmi indecifrabili, suonata da una Agile Beast incapace di trovare dei freni adatti a placare il suo moto costante.

Questi erano gli Arctic Monkeys degli esordi, e anche quando si allontanarono dallo stile che li ha portati a essere conosciuti da chiunque, lo hanno fatto senza abbandonare quelle caratteristiche essenziali che avete immaginato guardando le immagini di High Green, luogo che ovviamente non ho citato a caso, ma tanto se avete visto le immagini avrete notato anche foto di quegli adolescenti che ancora non sapevano cosa sarebbero diventati. Ah, sia ben chiaro, do per scontato le abbiate viste per davvero quelle foto. No perché, ve lo dico, qualora non l’aveste fatto potrei seriamente asserire che siete delle bruttissime persone.

Questo discorso, riferibile alle sonorità sopra citate, muore con il penultimo album, AM, di cui si è già parlato abbondantemente, essendo uscito ormai 5 anni fa, e siccome parliamo di una delle band più mainstream al mondo, si può dire che fino a quando non si è subodorato qualcosa di vagamente riferibile all’uscita di un nuovo album, la discussione sulla svolta American Sexy degli Arctic Monkeys era ancora del tutto attuale. Poi, ad Aprile del 2018 quei farabutti ci fanno sapere con un Teaser di pochi secondi che l’11 maggio dello stesso anno sarebbe venuto fuori il loro nuovo LP, Tranquillity, Base, Hotel & Casino. In questo piccolo videoclip si sente una melodia cattiva ma non violenta a tenere alta l’attenzione e la curiosità. Più tardi si scopre che è nient’altro che il giro portante del primo singolo Four out of Five. L’album non è, infatti, stato anticipato da alcun singolo, ma questa è una scelta commerciale come qualunque altra volta a destare curiosità per mezzo di differenziazione della prassi. Parlavo di un probabile primo singolo perché, quando ho scritto, l’avevano da poco suonata da Jimmy Fallon nel suo Tonight Show, in quella che è stata la prima esibizione live della band in Televisione dopo quattro anni. E nel frattempo è in effetti uscito il video di 4/5, che meriterebbe una recensione a parte.

TUTTO QUELLO CHE TI ASPETTAVI

Non voglio dire che l’album sia prevedibile. Non lo è affatto, se si prende in considerazione la storia della band. È anche vero, però, che nel corso del tempo ci sono stati metodi e modi per unire determinati punti sparsi in vari luoghi dell’aere. I più importanti sono il secondo album dei Last Shadow Puppets, il progetto parallelo con il quale Alex Turner giustifica al mondo la sua splendida lovestory con Miles Kane, e le dichiarazioni secondo cui lo stesso Turner aveva esaurito le idee provenienti dal semplice tenere una chitarra in mano. Tutto questo a detta sua, e non abbiamo ragione di non crederci. Alex Turner dimentica tutto quello che ha sempre fatto, preme il tasto reset e inizia a comporre al piano. Sentirete storie di mille artisti che, una volta scoperto il piano, abbandonano la chitarra. È tutto riferibile alla capacità di creare melodie differenti? Probabile. Ancora più probabile che dipenda, però, semplicemente dall’urgenza di una nuova stanza nella quale appendere le proprie idee, senza la necessità di togliere spazio a quanto era già presente. E pare del tutto evidente che gli Arctic Monkeys siano diventati una band che sempre di più subisce il fascino dello studio e sempre meno si cura della propria dimensione “live”, inteso come il suonare per mero sfogo. Ecco perché, in fondo, il nuovo album è così differente da quanto accaduto in precedenza. Si respira la più finta delle serenità, i toni sono sempre bassi, molto contenuti. Domina la voce, bassa e caldissima. Domina la tecnologia, il mondo nuovo, gli elementi principali del suono sono lasciati principalmente a tastiere e sintetizzatori. L’Agile Beast è del tutto assente, tornato in gabbia dopo aver lasciato le sonorità del South Yorkshire in maniera definitiva. Quanto meno quelle sonorità che avremmo immaginato guardando le immagini su Google. Perché credo che non ci sia nulla di più lontano dall’American Sexy di quanto non lo sia Tranquillity, Base, Hotel & Casino.

L’ATTESA È EROTICA

Non vorrei che a nessuno venisse in mente di pensare che, usare il termine erotismo, possa in alcun modo significare che l’ascolto di quest’album possa provocare momenti di tensioni intrapersonali. Fatta questa doverosa premessa, mi piace pensare che ogni album possa sposarsi con un determinato immaginario appartenente ad altre categorie, e l’ascolto di questo lavoro mi ha fatto pensare, sin dalle prime battute, ai volti più sensuali degli attori più belli di un’epoca passata. Ascoltare American Sports, farmi guidare dal moto di Nick O’Malley al basso che regna per tutta la canzone, è poi così distante dal vedere recitare Marlon Brando? Avere quella sensazione di inadeguatezza generata dall’approccio a qualcosa di troppo bello, troppo sensuale: qui si sta parlando di bellezza assoluta.

Probabilmente la canzone più bella dell’intero album è lasciata alla fine. The Ultracheese è la dodicesima pietra del mosaico. Vogliamo veramente pensare che sia innaturale che possa venire in mente lo spettacolo di Alain Delon nell’atto di sedurre una donna meravigliosa mentre le dice “I’ve done some things that I shouldn’t have done but I haven’t stopped loving you once”?

Siete pazzi scriteriati.

Io trovo che sia fondamentale che una canzone riesca a farti pensare a delle scene mentre le ascolti. I testi di questo disco non sono fatti per raccontare storie, ma più per descrivere situazioni. Si nota un’assenza di trama, quasi ovunque nell’album, ma è come se le singole circostanze scritte dalla penna di chi poi va a cantare siano in grado di gettare le basi per far sì che l’ascoltatore, a seconda del proprio mood, possa ingigantire il singolo verso e renderlo film.

Molto probabile che in tanti non apprezzeranno questo album, questa doveva essere la premessa, ma avrebbe tolto il posto alla storia del tatuaggio, e ci tenevo e fare una brutta impressione da subito. Questo fatto che potrebbero essere abbondanti i pareri negativi, a guardar bene, credo che ci importi il giusto. A loro, poi, interesserà ancora meno; i concerti sono già tutti sold out in qualunque parte del mondo, e a sentire la performance televisiva di cui sopra, sembra che la resa dei pezzi si assimili a un concetto di rock più puro. Per i live, però, c’è tempo; ora c’è da godersi un album bellissimo. Se non siete d’accordo sono comunque fatti vostri. Secondo chi scrive siamo di fronte, quanto meno, a un Four out of Five.

E questa frase probabilmente la scriveranno tutti.

Andrea Femia

Tracklist

  1. Star Treatment
  2. One Point Perspective
  3. American Sports
  4. Tranquility Base Hotel & Casino
  5. Golden Trunks
  6. Four Out of Five
  7. The World’s First Ever Monster Truck Front Flip
  8. Science Fiction
  9. She Looks Like Fun
  10. Batphone
  11. The Ultracheese
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