Film tenet

Published on Settembre 28th, 2020 | by Andrea Femia

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Guida anticritica alla visione di Tenet

Sembra che non sia del tutto semplice abituarsi all’idea che, quando ci si approccia alla visione di un film del buon Cristopher Edward Nolan, bisogna rimanere pronti a navigare in un mare sadicamente tortuoso, difficile da comprendere e pieno di elementi tipici dell’assurdo. In senso stretto, però, anche quando il racconto si propone di risultare ancorato a criteri di realistica logica.

Sono rimasto leggermente spiazzato dalle critiche lette nei confronti di Tenet. Non perché io ritenga che sia un capolavoro, ma perché quando ti si para davanti una creatura così evidentemente costosa e narrativamente complessa, la minima cosa che si possa fare è di prendersi qualche ora prima di sputare fuori un giudizio. L’internet ha scelto, più o meno sotto forma di un branco pieno di quel rancore e di quella carogna dantesca anche comprensibili, visto tutto il tempo che ci ha separati dalle sale cinematografiche, che Tenet non meritasse troppa pietà nei giudizi.

Se è vero, da un lato, che aver passato il lockdown con i pixel che andavano da una parte all’altra del nostro apparato visivo per una media spaventosa di 12/13 ore al giorno, con un abnorme incremento temporale medio di oltre il 40% dell’uso delle sole app, comprese le ovvie Netflix e Amazon Prime, è anche vero che aver consumato compulsivamente contenuti – tra l’altro, magari, di non altissima qualità – sembra aver di molto aumentato il gusto di esprimere critiche da intenditori esigentissimi, anche da parte di chi era abituato a nutrirsi di pane e Zalone. Con tutto il rispetto per il buon Checco.

Ecco quindi una guida per vedere Tenet con occhi predisposti a non esagerare in negativo, onde evitare di apparire come un popolo di zombie disposti a massacrare tutto ciò che verrà fuori nelle prossime stagioni che ci vedranno protagonisti mascherati di sale buie e sedute comodamente larghe.

  • La prima scena potrebbe essere lo splendido finale di ogni thriller (perché di questo stiamo parlando). A livello tecnico ciò che impatta maggiormente, da subito, è quel muro del suono che si innalza roboante tra la bocca dello stomaco e i polmoni. Capisci subito che Nolan è stato chiamato a gestire un progetto costoso quanto l’intero Recovery Fund e te ne devi compiacere, non puoi andare a vedere un film di  Nolan e lamentarti della tracotanza degli orpelli tecnici. Sennò ti andavi a vedere n’altra cosa, no?
  • Questo film è probabilmente il meno oscuro dell’intera carriera del regista londinese. I personaggi sono scritti e orchestrati come se ci si trovasse davvero dentro un film di supereroi, la caratterizzazione è basilare, e questa cosa non deve essere vista come un male, perché la tipologia di film, meno intensa in termini umani, è impegnata a soddisfare le urgenze del genere. Quindi, come naturale conseguenza, tutti nel film hanno un ruolo evidente e specifico. Tutti tranne uno.
  • Robert Pattinson, per l’appaunto; recentemente il ragazzo si è dato da fare per ergersi ad attore di un livello altissimo (la sua interpretazione da guardiano del faro in The Lighthouse merita svariati encomi). Il suo personaggio non brilla per una minuziosa architettura introspettiva ma ha il merito di lasciare lo spettatore con un grosso interrogativo sulla sua natura enigmatica nella distinzione basilare tipica del mondo dei supereroi. Quella tra assolutamente buoni e assolutamente cattivi.
  • La complessità della linea narrativa. Entriamo nella trama, per cui c’è un quasi spoiler (nel senso che si parla di quanto avviene nel film, per cui se siete come me, che non volete sapere assolutamente nulla e non volete vedere neppure i trailer, evitate; se siete persone diverse sappiate che non c’è nulla che vi comprometta la serena visione del film).

“Sennò ti andavi a vedere un’altra cosa”

Non si dice nulla di nuovo o di particolarmente originale. Le linee narrative intrecciate sono il marchio di fabbrica di un regista che di questo pane si nutre e ci nutre dal primo film, che ormai è di 22 anni fa, non dell’altro ieri. Nell’ultimo, possibilmente questo intreccio si trasforma in una stortura. Il mondo rischia l’apocalisse, qualcosa di ancora più grave della guerra nucleare e il tempo diventa un protagonista non nel senso che è lasciato allo spettatore il compito di decifrare quando avviene quanto avviene. No, in Tenet la difficoltà costante del comprendere le sfumature di ciò che stai vedendo e della possibile collocazione temporanea è la stessa di quella dei protagonisti, che si trovano ad avere a che fare con proiettili che tornano indietro nel tempo e con un grossissimo figlio di puttana che mette a rischio il mondo intero perché il mondo intero, nella figura della moglie, interpretata da una Elizabeth Debicki, bravissima a rimanere sintonizzata sulla presa a male dall’inizio alla fine del film, non gli ha voluto abbastanza bene.

Un elemento debole, si può dedurre, se non supportato da sfumature complesse. Ma le sfumature complesse non fanno parte della descrizione dei personaggi di Tenet, prendere o lasciare. Può apparire paradossale, perché questa non è una caratteristica tipica di Nolan, che era entrato nel cuore di un’enormità di persone anche per essere riuscito a stravolgere il racconto dei supereroi, impregnando ogni personaggio descritto nella trilogia di Batman di una profondità umana radicalmente nuova.

Qui, però, non è così, ed è bene che non sia così, perché non sta scritto da nessuna parte che uno debba pensare tutti i film nello stesso modo. Una caratteristica marcata di questo film è quella della semplicità degli uomini e delle donne descritti. Una scelta che chiaramente può non piacere, ma non può condizionare in toto la visione di un film che sceglie di essere altro. Una trama così complessa e così difficile da seguire nel susseguirsi degli eventi esigeva che fosse presente della semplicità e una rinuncia alle sfumature.

La chiusura spetta al Protagonista.

Sono stati in tanti a fare un paragone tra questo film e i James Bond, intesi come film di genere. Cosa che mi trova abbastanza concorde, nonostante una maggiore complessità del film in questione; il Protagonista non va mai sopra le righe, neanche quando si trova a combattere con se stesso nella scena probabilmente più bella di tutto il film. La sua confusione, combinata in molte fasi ad una incomprensibile sicumera, non ci è chiarissima per tutto il film. Quelli che sembrano difetti narrativi alla fine trovano una quadra possibilmente meno complessa di quella che ci si attendeva e anche attorno a questo sono gravitate molte polemiche. Se a governare il tutto fosse stato uno strumento caotico e incomprensibile, probabilmente le cose che avete letto su Tenet sarebbero state diverse.
Però, c’era da evitare una guerra post nucleare, c’era da rimettere il moto del tempo a posto, c’era da rendere nuovamente gli umani padroni del loro libero arbitrio. Era una faticaccia.

Ma che vi ha fatto di male Nolan?

Andrea Femia

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