Film Soldado

Published on ottobre 28th, 2018 | by Andrea Femia

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Soldado

Regia: Stefano Sollima
Genere: azione, thriller, drammatico
Durata: 122 min
Cast: Benicio del Toro, Josh Brolin, Isabela Moner, Jeffrey Donovan, Manuel Garcia-Rulfo, Elijah Rodriguez, David Castañeda, Catherine Keener, Matthew Modine, Shea Whigham, Ian Bohen
Casa di produzione: Black Label Media, Thunder Road Pictures
Distribuzione: 01 Distribution


Premessa

Soldado

Soldado (Sicario: Day of the Soldado)

Il giorno in cui venne fuori la lista dei film candidati agli Oscar del 2017 mi saltò all’occhio Hell or High Water, candidato nella categoria di miglior film, miglior attore (Jeff Bridges) e la sceneggiatura di Taylor Sheridan. Spulciando un po’ nel web scoprii che il film costituiva la seconda parte di quella che, infine, sarebbe stata una ideale trilogia di film scollegati tra loro negli eventi, ma accomunati dal tema delle frontiere americane. La trilogia era, appunto, basata sul lavoro del suddetto Sheridan che aveva dato il via a questa epopea con un film uscito un paio di anni prima. Film che mi piacque in maniera forse spropositata rispetto al reale valore dello stesso: Sicario. Va detto che ho un’insana propensione al considerare bello ogni frammento visivo che preveda la presenza di Benicio del Toro, forse dovrei accettare l’idea di essere innamorato di lui, ma non credo di essere pronto. Va detto inoltre che il film era impreziosito dalla presenza di un muscolosissimo Josh Brolin, nonché di una delle donne più belle del pianeta, Emily Blunt. Ok, è decisamente anche brava, oltre che bella, ma non è che concentrarsi un attimo sul dato estetico debba per forza farmi sentire in colpa.

Vado un attimo a dirigere Benicio del Toro, poi ti richiamo, Savià.

È il 1999 (grazie, Wikipedia) e stai girando la fiction che caratterizza il preserale di Raitre con le vicende che si svolgono attorno a Palazzo Palladini (grazie, mamma e nonna). È il 2018 e ti fanno andare un attimo in America a dirigere un cast che comprende due degli attori più bravi del momento. Nel mezzo ti sei fatto un mazzo così e il pubblico italiano inizia a conoscerti davvero, soprattutto grazie a due delle serie tv più importanti del panorama italiano: Romanzo Criminale e Gomorra. Con Saviano sta anche lavorando alle riprese di ZeroZeroZero, la serie che riprenderà le vicende descritte nell’omonimo libro dell’autore napoletano. A dire il vero, il buon Sollima era già stato negli USA anche prima di essere notato da Hollywood, avendo lavorato come cameraman per svariate emittenti statunitensi, però, mi voglia perdonare, mi sento di dire che è con questo film che si può parlare effettivamente di debutto a piedi giunti nel sogno americano. La missione, all’apparenza non era neanche delle più difficili, perché questo Soldado nasce, per l’appunto, come sequel di Sicario. Però mo aspettate che sennò c’ingarbugliamo.

Trilogie vere, sequel falsi

Soldado è il seguito di Sicario ma non fa parte della Trilogia della frontiera di Sheridan. Questo vuol dire che i personaggi diretti da Sollima qui sono, in buona parte, quelli che hanno lavorato agli ordini di Denis Villeneuve qualche anno fa. Sfortunatamente in questa opera non v’è traccia di Emily Blunt, e, vogliamo dirlo subito, affidandoci a un plurale maiestatis assolutamente inopportuno, la sua assenza è qualcosa che distrugge il cuore. Per spiegare quanto sia contorto questo discorso di sequel e contro-sequel, il fatto che la protagonista assoluta del primo film non sia presente in questo appena uscito, non necessita neppure di una spiegazione per gli sceneggiatori di Soldado. Dobbiamo solo dare per assodato che, siccome nel primo film alla fine lei si accorge di lavorare per delle persone terribili e di non voler avere nulla a che fare con loro, sparisce dai radar, pur sapendo segreti rilevantissimi per gli equilibri del mondo intero. Loro se ne fregano se rimane viva, fino a quando non sta in mezzo a queste litanie tra mafiosi.
O magari dobbiamo dare per scontato che l’hanno fatta fuori i suoi ex colleghi. Comunque, le trame sono del tutto separate, eppure ve lo giuro, si può parlare a ragione di sequel. Ah. Comunque pure questo film avrà un seguito, quindi come minimo diventerà una trilogia, così poi quando si dovrà spiegare che il primo film fa parte di due trilogie separate e distinte, chi rimane sano alla fine della spiegazione vince un cioccolatino a forma di mitra.

ISIS, Messico e Highlander

SoldadoAl di là di ogni difficile interpretazione su quale sia il reale posto che spetta a questa storia, va detto che varia notevolmente l’approccio tra le pellicole in questione. Se il primo era pensato per essere un film d’autore, questo è più evidentemente un prodotto pensato per cavalcare l’onda e provare a crearne una più grande. Il cast lo permette, il concetto alla base pure e la realizzazione, va dato atto al nostro, è assolutamente ineccepibile. Consiglio, durante la visione, di fermarsi ad ammirare la bellezza visiva di due frammenti che potrebbero essere quadri. Per evitare troppo spoiler, dico solo che Il primo è un ritratto di Benicio del Toro che scorge fuori dall’abitazione di un sordomuto, il secondo, una ventina di minuti dopo – è più difficile definirvi la scena senza incappare nel rischio di dirvi una cosa molto rilevante – diciamo che è la bellissima ripresa di un luogo roccioso con due corpi a terra.
Per il resto, la trama si concentra sulle problematiche inerenti il confine tra Messico e Stati Uniti, all’inizio sarete spiazzati perché non vi sarà del tutto chiaro perché per parlare di questa roba si debba mettere in mezzo il terrorismo islamico, ma tutto sommato avrete tempo per capire che è solo un espediente. Poi nel corso del film avrete modo di pensare altre cose. Tipo “ah, ma quindi forse è Sollima che tiene sto problema dell’Immortale”. Ma, insomma, ne parleremo quando l’avrete visto.
Detto questo, vi consiglio di andarlo a vedere anche solo per capire come un vostro connazionale se la cava a dirigere delle star hollywoodiane.
Ora, se me lo volete concedere, provo un attimo a capire quanti altri vogliono farne di sti film, così provo a farmi uno schema mentale su come descrivere la correlazione tra lavori che non c’entrano nulla l’uno con l’altro ma comunque non puoi non citarli, sennò a Hollywood ci rimangono male.

Andrea Femia

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