Fumetti

Published on giugno 22nd, 2018 | by Carla De Felice

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Non bisogna dare attenzione alle bambine che urlano

Gli anni ’90 sono tornati in voga, non soltanto nella moda, ma anche nel mondo del fumetto, della letteratura e delle serie TV. Un decennio che era quasi scomparso dalla memoria collettiva ma che invece, da un po’ di tempo, è tornato protagonista di un’operazione revival di forte impatto, che vuole riscoprire e richiamare la bellezza di quegli anni che – benché ci sia chi dice il contrario – sono stati a dir poco rivoluzionari e meravigliosi.

Sono stati gli anni del Cioè, delle boy band e delle Spice Girls; di Leonardo Di Caprio idolo delle ragazzine (alzi la mano chi indossava la maglietta di Titanic!), degli squilli sui primi cellulari, delle penne multicolore, della piastra per capelli con l’effetto frisé e dell’iconica Smemoranda, che a giugno superava lo spessore di un elenco telefonico per quanto fosse infarcita dai ricordi di un intero anno scolastico: adesivi, carte di caramelle, biglietti di concerti, scritte, citazioni di Jim Morrison, dediche degli amici…

Anni lontani ma vicini, già trattati e ritrattati in tutte le salse e perciò terreno insidioso per ambientare storie di ragazzi, tema altrettanto trito e ritrito.

Non bisogna dare attenzione alle bambine che urlano, il fumetto di Eleonora Antonioni e Francesca Ruggiero edito da Eris Edizioni, punta l’obiettivo su un cono d’ombra, un soggetto meno sdoganato nel fumetto occidentale (e, invece, molto più approfondito nel fumetto orientale) che è la preadolescenza, quell’età inquieta e ambigua che dura una paio di anni e per questo difficile da identificare e ritrarre.

Eleonora Antonioni, Francesca Ruggiero Non bisogna dare attenzione alle bambine che urlano, Eris Edizioni, 2018. PP 176

“Per la scuola e la famiglia sono ancora bambine, ma loro non si sentono così, stanno crescendo, sono già ragazze che scoprono cosa gli piace e cosa no, sanno cosa vogliono e cosa sono disposte a sopportare” dice il risvolto di copertina. Ed è proprio così: le due autrici ci presentano storie di ragazzine ordinarie senza mai ricadere in stereotipi o cliché. Ragazze di periferia con i crop top, i chocker al collo o i felponi Gap, diverse ma simili, con le stesse paure e  gli stessi sogni. In questo fumetto si parla con delicatezza di crescita, di insicurezze, di delusioni, dei primi amori, rendendo alla perfezione quel caos di emozioni, ambiguità e contrasti che chiunque di noi ha vissuto ma non sa ben spiegare.

La storia è tutta al femminile, strutturata in tre episodi che si snodano nello stesso arco temporale e nella stessa scuola. Le protagoniste  non interagiscono mai tra loro ma si incontrano, ognuna sul proprio binario, come in una sorta di viaggio in parallelo. L’escamotage utilizzato per la narrazione è il diario: le ragazze raccontano alle pagine della loro Smemo il turbinio dei primi amori, la scoperta del proprio corpo e della propria sessualità, la difficile ricerca di una propria identità e il tutto attraverso un linguaggio semplice e diretto, in cui, con cura, le autrici hanno cercato di richiamare gli anni di riferimento anche grazie all’utilizzo dello slang e di un certo modo di riprodurre graficamente le pagine del diario.

Visivamente, infatti, il volume colpisce, e davvero tanto: un’opera pop, colorata, piena di dettagli curatissimi che svelano una ricerca quasi maniacale da parte delle due autrici.

Il disegno riproduce l’effetto dello schizzo a penna tipico dei disegni adolescenziali da diario e si avvale dell’uso dei quattro colori che richiamano quelli della mitica penna multicolore della bic. L’utilizzo dei colori non è però lasciato al caso o al mero gusto estetico ma segue un codice ben definito di lettura: rosso e nero per il tempo presente, blu per le pagine del diario e verde per il televisore, un “personaggio” sempre presente seppur di sfondo in ogni vicenda.

A seconda della propria unicità e personalità, ogni protagonista arricchisce il racconto con collage, testi di canzoni, ghirigori, foto che contribuiscono a definirne la particolarità, ed è proprio l’unicità dell’individuo ad essere il perno centrale del messaggio positivo che a fine lettura pare voglia comunicarci questo fumetto e che tanto ricorda quel Girl Power libero, frizzante e energico scaturito proprio in quel particolare momento storico.

Non bisogna dare attenzione alle bambine che urlano, è dunque una enciclopedia sentimentale degli anni ’90: fitto di citazioni e rimandi, pieno dei personaggi, della musica e persino degli spot che hanno caratterizzato quella decade. Un volume che colpisce dritto al cuore del lettore nostalgico, che gli permette di fare un piccolo viaggio nel tempo della durata di 168 pagine. Per di più, chi quegli anni li ha davvero vissuti, si divertirà anche a ricercare tutti gli oggetti e le citazioni seminate all’interno della storia – dal profumo Fiorucci alle trousse Pupa, dai poster di Sailor Moon ai ciucci di plastica – e non potrà far a meno di scatenarsi con la playlist finale, trattenendo forse a stento una lacrimuccia, perché si sa, rievocare quegli anni, provoca sempre una fitta al cuore.

Eppure, anche se avvolto dalla patina glam e modaiola di quegli anni, questo fumetto racconta tematiche universali in cui potranno riconoscersi anche “bambine”di altre generazioni, lontane o vicine, a cui potrà inviare lo stesso meraviglioso messaggio: “Ragazze, siate voi stesse”.

Articolo scritto a quattro mani da Carla De Felice e Elettra Bernardo

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L'unico vero realista è il visionario.



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