La rivoluzione gentile del Modus Legendi – Intervista ad Angelo Di Liberto
Mandare un libro di qualità, pubblicato da una casa editrice indipendente, in classifica nazionale con l’acquisto coordinato da parte dei lettori: è questo l’obiettivo del Modus Legendi, la rivoluzione gentile lanciata nel 2016 da Angelo Di Liberto e Carlo Cacciatore, moderatori del gruppo di lettori Billy, il vizio di leggere. Il Modus Legendi si svolge una volta all’anno, e nelle scorse edizioni ha premiato libri come Il sale di Jean-Baptiste Del Amo (Neo Edizioni), Neve, cane, piede di Claudio Morandini (Exorma) e Il posto di Annie Ernaux (L’Orma). La prossima edizione si avvicina, e nell’attesa ho deciso di fare qualche domanda ad Angelo Di Liberto, uno dei padri fondatori di questa iniziativa.

Ciao Angelo e benvenuto su Una banda di cefali. Siamo molto felici di ospitarti per parlare del Modus Legendi, la rivoluzione gentile che ha l’obiettivo di portare libri di qualità di case editrici indipendenti nelle classifiche nazionali. Quali sono, secondo te, le caratteristiche che rendono un libro di qualità?
Ciao Carla, grazie per l’invito e per il benvenuto. Anch’io sono felice di essere qui e porto i saluti di tutto il gruppo. Quando si presenta l’occasione per parlare di Modus Legendi è una grande gioia e accetto sempre molto volentieri.
Come dicevi a proposito del progetto, si tratta di una rivoluzione gentile dei lettori. Parte dall’idea di far conoscere quella che noi intendiamo come letteratura di qualità, dando voce a chi voce non ha.
Per rispondere alla tua domanda sarei tentato dal dirti che per noi letteratura di qualità è tutto ciò che normalmente non è compreso nelle classifiche di vendita. Queste ultime, sempre molto rappresentative della quantità a scapito del pregio di una pubblicazione, esprimono un dato meramente numerico (nemmeno del totale complessivo delle copie vendute sul territorio nazionale ma di quelle acquistate nelle librerie che fanno parte del cosiddetto circuito di Arianna), relativo all’acquisto, non al gradimento, men che meno al valore.
In genere noi siamo interessati a storie che abbiano una forte impronta identitaria, che possiedano caratura stilistica, che facciano un uso sapiente della metafora, che creino immagini conoscitive e significanti, che rompano gli argini di una narrazione manichea studiata più sulla rappresentazione che sul simbolismo.
Se un libro è in grado di spostare di qualche grado la consapevolezza che abbiamo di noi, degli altri e del mondo che ci circonda, quello è un libro Modus Legendi.
Come e quando è nato il Modus Legendi e come è stata la sua realizzazione dal punto di vista pratico?
Modus Legendi è nato da una domanda che ho posto ai lettori di “Billy, il vizio di leggere – il gruppo”, su Facebook. Ho chiesto più o meno il motivo per il quale negli anni ’80 i libri che andavano in classifica fossero del tenore de L’insostenibile leggerezza dell’essere, mentre oggi dobbiamo accontentarci di narrativa di consumo.
La risposta dei lettori non si è fatta attendere. Le discussioni, animate da uno spirito analitico, ci hanno convinto a ideare Modus Legendi. La prima edizione si è svolta nel 2016, anno in cui abbiamo consacrato nelle classifiche di vendita, e precisamente al terzo posto, Annie Ernaux con il suo primo titolo, Il posto, pubblicato dalla casa editrice L’Orma e uscito nel 2014. Certo, gli addetti ai lavori conoscevano l’autrice francese, acclamata in patria e nel mondo, ma il grande popolo dei lettori non ne aveva mai sentito parlare.
Sappiamo quale sia la vita media di un libro sul mercato. Circa tre mesi, poi scompare. Ebbene, Annie Ernaux ormai è autrice di culto e i suoi libri vanno a ruba.
Potresti spiegarci meglio come si articola questa iniziativa?
Modus Legendi è una operazione di democrazia letteraria. Durante l’anno dieci lettori fortissimi, di quelli che leggono almeno 50 libri, ribattezzati simpaticamente per l’occasione “I Dieci Savi per Modus Legendi”, si riuniscono virtualmente operando una scrematura dei titoli proposti. Il confronto è fondamentale perché per comprendere gli aspetti di un testo occorrono punti di vista diversi, che solo più savi possono cogliere. Si arriva alla fatidica cinquina. La si propone ai lettori per la votazione: “Quale di questi libri vorresti vedere in classifica di vendita?”.
Quando le votazioni sono concluse e viene proclamato il titolo prescelto, si dà ai librai aderenti all’iniziativa un ragionevole lasso di tempo per fare scorta delle copie. Appena pronti, si individua la settimana dell’acquisto. All’interno di essa, tutti i lettori sono invitati ad acquistare almeno una copia del libro vincitore. Tremila lettori (come minimo) che acquistano tutti insieme un libro nella stessa settimana fanno schizzare il titolo in classifica. E se prima un libro, poi un secondo, poi un terzo, poi dieci, vanno a occupare l’immaginario collettivo di chi legge, speriamo che anche chi produce i libri sia indotto a ripensare ai volumi dati alle stampe, rispettando i lettori. Perché questi ultimi non sono ingenui, sanno riconoscere la qualità, stanno cominciando a pretenderla. Sanno che mandare un libro di consumo in classifica è come dare un posto di lavoro a un raccomandato.
Nessuno vuole che un incompetente occupi una postazione lavorativa, figuriamoci un libro mediocre ai vertici delle classifiche.
“Dieci savi” anonimi propongono a testa una lista di dieci titoli, da cui, in un gioco di riduzione, vengono scelti i libri finalisti. I savi sono sempre gli stessi o cambiano ogni anno?
Chi ha partecipato alle ultime edizioni del Salone del Libro di Torino ha avuto modo d’incontrare i savi. Certo, preferiamo l’anonimato per una questione di purezza del voto. Sia chiaro che c’è un’affinità tale tra noi e un rispetto inattaccabile che l’anonimato è più una questione di forma che di sostanza. Quest’anno tra i dieci c’è stato qualche cambiamento. Dunque nuovi punti d’osservazione critica e analisi puntuale.
Com’è stata, invece, la partecipazione al progetto da parte dei lettori e degli addetti ai lavori nel corso degli anni?
I lettori risultano i più partecipi ed entusiasti. Il loro spirito di rivoluzionari gentili è generoso sino all’estremo. So di billyni che hanno comprato ben 17 copie dello stesso libro per incentivare l’iniziativa (c’è sempre qualche regalo di compleanno da fare e un buon libro è un dono raffinatissimo); so di altri lettori che hanno coinvolto parenti e amici e si sono incaricati di comprare le copie per loro. Io stesso ho fatto così. Schiere di amici che hanno deciso spontaneamente di dare un segnale deciso dal basso. Perché il cambiamento è possibile e se vogliamo lasciare qualcosa alle generazioni che verranno dopo la nostra, se vogliamo che il discorso culturale si elevi e permei settori e temi del nostro vivere comune, se sentiamo che la vita, così come la viviamo non basta, come diceva Vargas Llosa, a soddisfare la nostra sete di assoluto, allora è giusto dare un contributo partecipando a Modus Legendi.
Affinché l’iniziativa riesca occorre l’apporto dei librai. Non si sono fatti attendere gli altri anni. Sono arrivati e si sono fatti portavoce del cambiamento, ben felici di consigliare il libro vincitore, ma anche quelli della cinquina. Per un libraio è una gran soddisfazione riuscire a vendere un libro di qualità. Si creano circoli virtuosi, le idee si aggregano in sinergie di pensiero consapevole. I gruppi di lettura fisici discutono di libri come Il posto e Il sale di Jean-Baptiste Del Amo.
Non è meraviglioso che, per una volta, nel nostro paese non si scommetta sull’ennesima nomination da reality televisivo ma su un libro? Lo spirito giocoso e gioioso che sprigiona dai confronti sui social fa bene al cuore. V’invito a partecipare alla festa dei lettori.
Naturalmente questo è un invito ai librai a partecipare, perché quest’anno tardano ad aderire. Coraggio, abbiamo bisogno di voi.
Puoi già anticiparci qualcosa sull’edizione del Modus Legendi del 2020?
È un po’ presto per dare delle anticipazioni, di solito la cinquina viene lanciata su Fahrenheit quando a condurre è Loredana Lipperini, che per prima ha creduto e sostenuto l’iniziativa scrivendone anche su Repubblica.
Posso dire che stiamo dando spazio a libri imperdibili; libri che sono fuori dai giri. Non hanno occupato nessuna classifica, non sono stati libri dell’anno da nessuna parte, non sono stati compresi nemmeno nelle graduatorie dei premi o dei circoli. Ci saranno anche questa volta autori italiani e stranieri, maschi e femmine, e prenderemo in considerazione temi nuovi.
Tra le varie cose di cui ti occupi, tu sei anche tra gli ideatori e amministratori di Billy, il vizio di leggere, una delle comunità di lettori più attive e importanti d’Italia. Come riesci a gestire e moderare una community così viva e ricca di stimoli?
Credo fermamente nei lettori. Credo che ci si educhi alla lettura e al riconoscimento della bellezza. Su “Billy, il vizio di leggere – il gruppo” da otto anni non facciamo che questo. Ciò che mi anima è la consapevolezza di quanto siano cresciuti i lettori. Quotidianamente ricevo messaggi privati, e-mail in cui si dice che Billy aiuta a dare voce alla propria interiorità.
Sono gli editori a essere rimasti indietro. C’è un vuoto, un passo falso, uno iato conoscitivo che cerchiamo di colmare. L’editore, spesso quello di grandi dimensioni, insegue il cosiddetto “best seller”, appunto il più venduto, perdendosi lo zoccolo duro dei lettori forti che sostiene, non si sa ancora per quanto, l’attività editoriale.
Eppure l’editoria è l’unica impresa che non crea nell’utente il bisogno dell’acquisto del bene che produce. Il marketing è miope, non considera l’emotività, l’interiorità, il bisogno evolutivo di chi cerca nelle storie altro da sé.
Gli editori si consumano nel tallonamento insensato della storia più venduta, cercando di riprodurne stilemi. Ma il mercato ci dice chiaramente che nemmeno una decina di libri si consacra come tale. Eppure l’editore insiste e, nel tentativo disperato di pubblicare il libro di consumo, brucia le aspettative di chi chiede di più, di chi pretende qualità e forza, una scala valoriale che si abbassa sempre di più livellandosi suordini infimi. Chi ha punti di riferimento letterari saldi sa distinguere la narrativa mediocre da quella di qualità; ma chi si appresta a strutturarli incontra serie difficoltà. Raffaele La Capria, in un articolo memorabile sul Corriere, scrisse che si rischia che i lettori non distinguanola buona letteratura dalla cattiva-buona letteratura, perché in fondo l’ottone rassomiglia all’oro.
Dunque Billy intercetta i veri bisogni dei lettori che gli editori non sono ancora capaci di cogliere.
Secondo gli ultimi dati dell’Istat, il numero dei lettori nel nostro paese è leggermente in aumento rispetto agli scorsi anni. Cosa si può fare secondo te per avvicinare sempre più lettori al magico mondo della lettura?
Un po’ ho risposto prima. Sento di aggiungere che sono tante le iniziative che si potrebbero creare in funzione di questo obiettivo.
Ne cito una. Su Billy abbiamo creato un progetto virtuale con le scuole. Di comune accordo con l’insegnante di turno, abbiamo chiesto a una classe di leggere un libro e di discuterne con i membri del nostro gruppo Facebook. Si trattava di quattro incontri scanditi all’interno di un mese in cui gli alunni, durante l’orario scolastico, si collegavano al social e animavano discussioni ponendo domande agli adulti, cercando di comprendere temi e fugare dubbi. Si creava la voglia di leggere e di riunirsi attorno alle storie con persone di ogni età e posizione geografica. E che dire di un uso intelligente del social?
Alla fine di ogni progetto, cedevo la mia rubrica su Repubblica Palermo agli alunni chiedendo agli stessi di scrivere un articolo che raccontasse l’esperienza.
Potrei anche dire che cosa non si dovrebbe fare per avvicinare i lettori al magico mondo della letteratura. Occorrerebbe dire agli editori di non chiudersi nei giardini istituzionalizzati, nei premi e nelle autoreferenzialità che sempre più spesso si sono resinecessarii per far fronte a una pubblicazione annua di 60mila titoli.
Occorrono scuole di lettura creativa, aprire le porte delle case editrici almeno una volta alla settimana per accogliere scolaresche intere e coinvolgerle nel processo di formazione di un libro. Bisognerebbe fare incontrare loro gli autori, occupare i ragazzi in drammatizzazioni letterarie. Ci sono strumenti infiniti di coinvolgimento che non si riducono alla solita pubblicazione stitica e all’attesa di un riscontro spurio, passando per articoli pilotati sui giornali che non fanno vendere più nemmeno una copia. Il pubblico deve sussultare ma anche riflettere profondamente. Come speri di fidelizzare un lettore se non crei aspettativa?
Il nuovo anno è appena cominciato, quindi siamo ancora in tempo per fingerci bookmakers inglesi e scommettere su chi si metterà maggiormente in mostra nel 2020. Quali sono secondo te le case editrici da tenere occhio nel nuovo anno?
Gli anglosassoni sono troppo di parte. Confezionano le classifiche sensazionalistiche dei libri imperdibili infarcendole di testi appartenenti alla loro cultura, estromettendo quasi completamente gli italiani. Non conoscono la ricchezza letteraria contemporanea del nostro paese. E questo, ahimè, anche perché il nostro potere contrattuale è scarso. Ci sono scrittori degni d’attenzione tra le nuove generazioni. Penso a Orazio Labbate, Ezio Sinigaglia, Valentina Durante, Giorgia Tribuiani, Domitilla Pirro, Gilberto Severini, Carmen Pellegrino, Francesco Borrasso,ma sono davvero i primi che mi vengono in mente. Solo che non si permette loro di venire fuori. Tra gli editori, fra tutti metterei Voland, coraggiosa e impavida Daniela Di Sora, che ci ha fatto conoscere Mircea Cărtărescu, José Ovejero, Georgi Gospodinov,Zachar Prilepin, Philippe Djian, Dulce Maria Cardoso; Neo Edizioni, con Jean-Baptiste Del Amo, Peppe Millanta, Gregorio Magini; Effequ con Sergio Oricci, Raffaele Mozzillo; Playground con Francesca Capossele, Edmund White, Helen Humphreys; L’asino d’oro edizioni con Adalet Ağaoğlu, la Nuova Frontiera con Valeria Luiselli, ; e poi ancora Miraggi edizioni, Corrimano edizioni, Safarà, Nutrimenti, Nottetempo, TerraRossa edizioni, Tunué, il Saggiatore, Adelphi, Edicola Ediciones, CaffèOrchidea, Prehistorica Editore e il suo editore coraggioso che si chiama Gianmaria Finardi, che ha dedicato un’intera collana a Éric Chevillard. Si può essere più geniali di così?
Intervista a cura di Carla De Felice



