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Published on Febbraio 16th, 2021 | by Fabio D'Angelo

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Roberto Saviano ha ragione: Il gossip è sempre merda. Gridalo

Roberto Saviano Gridalo

Roberto Saviano, Gridalo, Bompiani, collana Overlook.

Ci sono grida e grida

Le grida ci spaventano. Secondo la scienza è dovuto all’improvviso aumento della pressione e della frequenza della voce, che ci fa percepire un suono aspro, ruvido, cattivo, fastidioso che fa scattare in noi qualcosa di istintivo. Una sorta di autodifesa, che ci spinge in una condizione di autoprotezione, primordiale e ancestrale, e che lega le grida a sentimenti negativi, come rancore e rabbia. D’altronde grida il rancoroso, l’arrabbiato, il violento, il prevaricatore. Grida tuttavia anche chi gode di piacere, chi è felice, chi si trova di fronte a una scelta etica e civile e decide di non voltarsi dall’altra parte, chi difende la verità e la giustizia, chi decide di essere partigiano e combatte per le proprie idee. É proprio a questi che si rivolge Roberto Saviano nel suo ultimo libro, Gridalo (Bompiani Editore).

Parlo con me

«GRIDALO CHE NON PUOI DORMIRE
SE GLI ALTRI NON DORMONO,
CHE NON PUOI MANGIARE
SE GLI ALTRI NON MANGIANO,
CHE NON PUOI GUARIRE
SE GLI ALTRI NON GUARISCONO,
CHE NON PUOI AMARE
SE AD ALTRI È NEGATO AMARE.»

Per farlo, Saviano si avvale del “metodo della nonna” gridando in primis a sé stesso. Fin qui niente di strano, l’abbiamo fatto tutti almeno una volta nella vita. Al netto del rischio di pensare di andare incontro ad una grave forma di schizofrenia, gli effetti positivi del parlare ad alta voce a noi stessi sono assolutamente innegabili in termini di regolazione delle emozioni, di automotivazione o di fredda analisi dei problemi. Saviano aggiunge un artificio letterario al metodo della nonna: si materializza (stile Marty McFly di Ritorno al Futuro) di fronte al sé stesso adolescente. Quindi può parlargli, bene. Ma cosa dirgli? Saviano ci ha pensato scrivendo un libro di ben 532 pagine.

Caro me, ricorda che il gossip è sempre merda

Bisogna convenire sul fatto che si tratta di un’occasione unica e che le cose da raccontare sono molte: con 532 pagine a disposizione Saviano fa le cose per bene. Dona a sé stesso ragazzino tre cose, cioè una mappa logica, una bussola per orientarsi e una corazza che lo metta al riparo dal rischio di facili fascinazioni, come quella prodotta dalla dottrina di Carl Schmitt, con cui il politologo teorizzò la formazione di stato d’eccezione, una situazione in cui il diritto viene sospeso. Esempio: il Terzo Reich. Per creare uno stato d’eccezione serve un nemico. Se non lo hai, lo inventi. E Saviano spiega al sé stesso adolescente come le tecniche di repressione e di costruzione del nemico introdotte da Goebbels, capaci spazzare via l’identità delle vittime e demolire un mondo di valori, siano ancora attuali. Un processo di mostrificazione che si attua quotidianamente, proprio sotto ai nostri occhi, attraverso tre semplici passaggi. Inizialmente si inocula un pettegolezzo con lo scopo di avvelenare la vita privata della vittima. Dopo, si cerca di demolirne la credibilità solleticando la pancia della ggente, quella con due g, attraverso l’invidia sociale ed economica. Il guadagno attraverso il proprio lavoro diventa un problema, un peccato che macchia l’immagine e inquina la morale. Infine, l’ultimo passaggio mira a distruggere definitivamente l’immagine  pubblica del nemico. La vittima viene colpita da insinuazioni che toccano la sfera sessuale: l’uomo è accusato di essere un puttaniere, un violento, un gay, un pervertito, un impotente; la donna di essere una puttana, una ninfomane, una lesbica, frigida. A questo punto la vittima, sola e indifesa, diventa una sorta di archetipo funzionale che condensa in sé una galassia di valori negativi . E in questo processo di costruzione del nemico, il gossip ricopre un ruolo centrale  rappresentando il nuovo squadrismo, il manganello che picchia e intimorisce, l’olio di ricino che ridicolizza e umilia la vittima. Il gossip è stato l’arma che ha consentito all’FBI di Hoover e al governatore Wallace dell’Alabama di ferire e indebolire Martin Luther King prima che un proiettile lo uccidesse, la squadraccia che ha massacrato di botte Pierpaolo Pasolini molto prima della notte di Ostia, il  veleno che ha svilito l’importanza delle parole di Anna Politkovskaja e Daphne Caruana Galizia prima che dei sicari le uccidessero, l’avversario imbattibile che ha fatto volare fuori dal ring di wrestling Hulk Hogan, il killer che ha ucciso Jean Seberg.

Caro me, ricorda sempre che chi ama lotta

Allora in Gridalo cosa insegna lo scrittore al sé stesso adolescente?
Innanzitutto che chi ama lotta, sempre. Che ci saranno momenti in cui ci sentiremo soli, spaesati, smarriti. Un po’ come il sarto di Gomorra quando scopre che il vestito che ha cucito con tanta perizia è stato indossato nella serata degli Oscar da Angelina Jolie. E lì comprende che un lavoro che serve solo a galleggiare e a sopravvivere rappresenta la peggiore delle solitudini. Che chi si ribella non è un santo, ma una persona con difetti, debolezze, vizi, pregi e un privato da proteggere. Per cui, ogni volta che vedremo la macchina la menzogna e del fango in azione per dileggiare, umiliare, irridere chi lotta per i diritti di tutti, sarà un dovere gridare forte fino a spezzare la voce per difenderlo. Chi non lo fa, chi si gira dall’altra parte, non è una persona dotata di buonsenso: è semplicemente un complice.

Fabio D’Angelo

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About the Author

è una persona semplice: ama la pasta e patate con la provola, la pizza, il sole, il mandolino e la SSC Napoli 1926. Alla domanda “Progetti per il futuro?”, generalmente risponde: non sottovalutare le conseguenze di una parmigiana di melanzane.



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