La seconda natura
«Tanto si fece zitta che anche il suono del respiro divenne memoria.»
Quattro vite, quattro storie, quattro mondi lontani abbandonati nella loro distanza: il quotidiano fatto di odio per la vita che si vive, per il lavoro che si fa, per la gente che si incontra, anche per se stessi. Ma non è l’odio che ha spinto i quattro personaggi verso il proprio personalissimo isolamento: è la paura, che li ha fatti scappare, come animali selvatici in natura.
A un certo punto, però, questa natura cambia, o sembra cambiare, e le loro strade cominciano a stringersi intorno a un unico centro, un nucleo verso il quale condurre il proprio cammino incrociandolo con quello di altri.
Inizia qui La seconda natura, romanzo di Mario Visone. Inizia nel punto in cui i personaggi si rendono conto della necessità di costruire relazione in un mondo e in una società che le ha invece decostruite, polverizzate. Ed è in questo senso che il romanzo di Visone si fa militante, perché la disobbedienza è ciò che resta, che ci resta, per capovolgere l’educazione alla rassegnazione, l’intimidazione all’assuefazione, lo spegnimento di ogni speranza di vita nuova.
Mario Visone è uno scrittore militante, e lo dimostra a ogni pagina: attraverso questa storia è chiaro che vuole ridare potere all’immaginazione, restituendo un invito all’immedesimazione che si fa richiamo alla lotta, alla partecipazione.
Il mondo va cambiato, e l’unico modo che ci resta è farlo insieme, condividendo i percorsi e le esperienze e mettendo in campo le proprie capacità, ognuno per quello che può.
Ed è solo in questa maniera che il sorvegliante allo stazionamento dei pullman, una maestra delle elementari, una ragazza disamorata e un guardiano di una scuola riescono a venire fuori dal loro ordinario per puntare dritto alla propria natura, la loro seconda ma vera natura.
Posizione:
Isola di Ventotene, su un promontorio, a due passi dallo sprofondo che dava sul mare.
Raffaele Mozzillo






