Dozer – Beyond Colossal
Per la rubrica “Il cefalo ripescato” di giugno, vi parlerò di un disco a cui sono molto affezionato.
Beyond Colossal, degli svedesi Dozer, non è un disco passato sottotraccia o ingiustamente ignorato, anzi, nel panorama stoner è universalmente riconosciuto come un disco della madonna.
Uscito nel 2008, dopo Through the eyes of heathens che aveva già diviso i fan storici della band, Beyond Colossal rappresenta la maturità sonora dei Dozer, che considerati cloni dei Kyuss, soprattutto nell’uso della voce, sono riusciti con questo album a trovare un’identità forte e ben definita.
Il cantante Fredrik Nordin, finalmente libero dal fantasma di John Grarcia che lo perseguitava dagli esordi, adesso usa una voce più limpida e si sporca solo dove necessario, creando un effetto atmosferico di grande impatto.
La produzione, lavorando sulla distanza della voce tenuta molto indietro e in mezzo agli strumenti, ha creato così un disco cupo, malinconico, rumoroso e solenne.
L’album si articola in dieci tracce con una sequenza che, secondo me, non andrebbe mai alterata, dal momento che è pressoché perfetta.
L’aggressiva e cadenzata The Flood apre il disco con un ritmo marziale, la voce è un’altalena di sporco e pulito che dondolando ci porta alla prossima canzone.
I Dozer calano il pezzo da novanta subito e noi non possiamo far altro che lasciarci trasportare da Exoskeleton (ptII). Per me il capolavoro compositivo assoluto della band, Exoskeleton (ptII) è una canzone di sei minuti e mezzo, che va dritta al punto, con una sezione ritmica in cui spiccano le rullate di Olle “Bull” Mårthans. Il riff principale, intenso ed evocativo, funge perfettamente da intro e da ritornello, insomma la mia preferita in assoluto del disco.
Non mancano collaborazioni eccellenti: nella trascinante Empire’s end e nella meravigliosamente tragica Two coins for eyes ascoltiamo la possente, e lontanissima, voce di Neil Fallon (Clutch) che colora i bridge delle canzoni.
The Ventriloquist è un pezzo molto lento, con una linea di basso funerea che carontianamente ci conduce alla parte centrale del disco composta da Grand Inquisitor, il pezzo più stoner dell’ abum, Message Through the Horses e la potentissima The Throne.
Fire for crows, la sopracitata Two coins for eyes (l’ altra mia canzone preferita) e Bound for greatness,un ballatone epico suonato solo da organo e chitarra, chiudono Beyond Colossal dando un finale malinconico e sospirante, degna chiusura di un grandissimo disco.
Beyond Colossal è un album perfetto, che non ha canzoni fuori posto, drammatico e tetro; riesce a trasmettere l’inquietudine che lo pervade. Se vi sentite sconfitti, un pochino depressi e con il peso del mondo sulle spalle, questo disco potrebbe fare al caso vostro, ci troverete dentro tanta energia ma anche una scura coperta sotto la quale nascondersi.
Come sempre la parola d’ordine è “ripescare, ripescare, ripescare!”
Francesco Papadia
Tracklist:
- The Flood
- Exoskeleton (ptII)
- Empire’s end
- The Ventriloquist
- Grand Inquisitor
- Message Through the Horses
- The Throne
- Fire for crows
- Two Coins for eyes
- Bound for greatness



