Interviste

Published on Marzo 6th, 2020 | by Carla De Felice

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BookBlock la collana di saggi di Eris – Intervista a Rachele Cinerari

Sin dai suoi esordi, la casa editrice torinese Eris Edizioni si è contraddistinta per il grande impegno nel dare spazio e attenzione a opere alternative e fenomeni non affatto mainstream. Giusto per fare qualche esempio, nel 2015 ha pubblicato due saggi molto interessanti: Fate fuori il vostro capo: licenziatevi! di Vivian Abenshushan, che mette in discussione e critica l’etica del lavoro moderno e Black Hole di Turi Messineo, che ripercorre la storia dell’underground italiano dagli anni ’70 ai nostri giorni. Per la narrativa, invece, Eris ha pubblicato storie come quelle del G8 di Genova di Avevamo ragione noi di Domenico Mungo e altre come quelle di malessere, odio e frustrazione raccontate in Io non sono come voi di Marco Boba. Per quel che riguarda i fumetti, invece, ha scoperto autori esordienti come Adam Tempesta e Lorenzo Mò e ha portato in Italia autori cult internazionali del calibro di Nicolas De Crecy, Michael DeForge e Jesse Jacobs.
Alla fine dello scorso anno Eris Edizioni ha annunciato la nascita di BookBlock, una nuova collana di saggi in formato tascabile ed economico curata da Rachele Cinerari. Le prime tre pubblicazioni, di cui parleremo in seguito, sono uscite in libreria il 28 febbraio. L’obiettivo della collana è quello di affrontare temi difficili in modo accessibile mantenendo la complessità degli argomenti senza banalizzare i concetti. Si tratta di saggi adatti sia a chi non ha conoscenze pregresse sugli argomenti che a chi vuole approfondire determinate tematiche. Sono stati ribattezzati “strumenti di autodifesa culturale” che ognuno può fare propri in maniera diversa e che hanno una lunghezza limitata (massimo 70 mila caratteri) e un costo contenuto (6,00 €). Abbiamo fatto quattro chiacchiere con Rachele Cinerari che ci ha raccontato qualcosa di più sui BookBlock e sulle prime uscite.

BookBlock

Rachele Cinerari

Ciao Rachele e benvenuta su Una banda di cefali. Qualche mese fa, i tipi di Eris Edizioni hanno annunciato la nascita di “BookBlock”, una nuova collana di saggi curata da te. Ci racconti come è nata questa nuova avventura?

Ciao e grazie mille per questo invito. Due anni fa Eris mi ha proposto di partecipare a questo progetto che mi è da subito piaciuto. Avevano avuto quest’idea di realizzare una collana di saggi brevi, ne abbiamo parlato a lungo e ho accettato con molto piacere la loro proposta perché mi sembrava qualcosa di assolutamente necessario. Abbiamo fatto lunghissime conversazioni sul modo in cui questa collana potesse prendere vita, su come scegliere i temi, su quali fossero le persone adatte a partecipare a un lavoro di questo tipo.
Si tratta di libri di 70 mila caratteri al massimo e il loro intento è quello di essere una sorta di avvicinamento a temi che chi legge non conosce o approfondimenti specifici su questioni già note. Pillole che possano fornire, come è scritto nel “motto”, strumenti di autodifesa culturale, strumenti per leggere con un minimo di consapevolezza alcuni argomenti ed eventi importanti del mondo che viviamo. Nei libri si cerca di affrontare temi complessi in maniera diretta che non significa, ovviamente, banalizzare i concetti, ma semplicemente renderli accessibili.
D’altronde siamo costantemente bombardati da informazioni e nozioni che spesso facciamo fatica a filtrare, fare nostri, afferrare, e questo accade per i motivi più disparati. Le risorse online non sono qualcosa da demonizzare, ma da utilizzare sapendo un minimo come orientarsi. Spesso queste coordinate ci mancano (e parlo in primis di me stessa) e abbiamo bisogno di qualcosa che in modo diretto ci dia dei punti cardinali. Abbiamo voluto creare libri che fossero un anello di congiunzione tra articoli approfonditi di Internet e saggi più strutturati.

 Per chi non lo sapesse, i Book Bloc sono studenti che durante le manifestazioni utilizzano scudi colorati di cartone su cui vengono scritti nomi di libri. Un nome potente ed evocativo per la vostra collana che indica da subito la direzione in cui si muoverà. Perché secondo te i libri sono uno strumento di difesa?

Io sono fermamente convinta che le parole siano uno strumento. In quanto tali sono in grado di distorcere e falsare la realtà ma allo stesso tempo sono anche in grado di proteggerci da queste manipolazioni. Sono le uniche vere àncore di salvezza che abbiamo in questo senso, ciò che può aiutarci a comprendere e orientarci in questo mondo in cui – nel bene e nel male – ci è dato di vivere, e sono anche uno strumento che ci può aiutare a cambiarlo, questo mondo. Non la ritengo una visione “romantica”, ci credo veramente. I libri sono uno strumento di difesa in questo senso.

BookBlock

Le prime tre uscite di BookBlock sono diverse tra loro per le tematiche affrontate: il saggio contro l’automobile di Andrea Coccia, quello sulla pornografia alternativa di Valentine aka Fluida Wolf e quello sull’uso consapevole delle sostanze psicoattive del progetto Neutravel. Tutti argomenti su cui nel nostro paese regna ancora la disinformazione. Perché in Italia si dedica così poco spazio a queste tematiche?
In realtà – e questa è una cosa a cui tengo molto e che voglio dire subito ­– l’Italia è piena di gruppi di persone che in modo vario informano e sensibilizzano su tematiche che, benché magari non “di moda”, sono fondamentali. E praticamente tutti i temi che tratteremo vengono affrontati benissimo da associazioni, collettivi, attivist*, giornalist*, studios* e via dicendo. Aggiungerei che è come se ci fosse un vero e proprio mondo parallelo che porta avanti visioni e idee che non sono discusse nel chiacchericcio mediatico che ci ossessiona dall’inizio alla fine di ogni giornata. Il mondo non è solo “l’argomento del giorno” che ci viene messo sotto il naso dalla stampa o dal politico di turno (solitamente veicolando idee razziste, misogine, violente), anzi, i tentativi di far andare il mondo da un’altra parte ci sono eccome, ed è giusto che ce lo diciamo.
Per quanto riguarda gli argomenti trattati nei primi tre BookBlock (Contro l’automobile, Postporno e Sostanze Psicoattive) sono argomenti di cui, a livello più generale, si parla malvolentieri, per motivi specifici che però in qualche modo si somigliano e che dimostrano uno degli obiettivi della collana: parlare anche e soprattutto di questioni che solitamente vengono messe a tacere o relegate alle nicchie di interesse.

BookBlockPartiamo dall’automobile: chi mai vorrebbe mettere in dubbio l’esistenza di uno strumento che in modo così massivo ci permette quotidianamente di andare a lavorare spostarci e in generale consumare? Chi metterebbe in dubbio l’esistenza di un’industria che dà da lavorare a milioni di persone, che sponsorizza una quantità incredibile di eventi in altri ambiti, anche culturali? Eppure è un elemento quantomeno da problematizzare, perché in realtà è uno dei motivi principali della situazione disastrosa in cui ci troviamo a livello sociale, climatico, ambientale, economico. Contro l’automobile ci racconta di come il nostro mondo sia stato letteralmente plasmato dall’industria automobilistica e ci fa riflettere su come dovremmo pensare di opporci a una vita al servizio dell’automobile, anche immaginando spostamenti più sostenibili.

BookBlock
Per quanto riguarda le sostanze psicoattive non servo io a dimostrare quanto questo argomento sia immerso nei tabù, e di come venga costantemente respinto o affrontato solo in maniera faziosa e strumentale (ad esempio per fare propaganda politica della più miserabile). Eppure, anche qui, le sostanze psicoattive – illegali, ma anche in larga parte legali, questo va ricordato – circolano moltissimo e sono molto utilizzate. Questo è un dato di fatto, non una fantasia, e l’unico modo per diminuire il più possibile i rischi e ottenere gli effetti positivi legati al loro utilizzo è informare le persone, dar loro gli strumenti per conoscere quello che stanno assumendo. Questo è quello che le operatrici di Progetto Neutravel hanno voluto fare scrivendo Sostanze Psicoattive.


Infine la postpornografia. In un mondo in cui la pornografia è un tabù (nonostante sappiamo benissimo quanto questa sia diffusa, quanto la si utilizzi e quanto, volenti o nolenti, sia l’unica immagine ed “educazione” sessuale che abbiamo fin da età molto giovani) figurarsi quanto può esserlo una pornografia che cerca di parlare a chi non è maschio, non è eterosessuale, non vuole vivere il sesso in quel modo. In Postporno si parla di come il corpo sia uno strumento di liberazione, di come la postpornografia sia un mezzo di espressione artistica, lotta contro gli stereotipi e di quanto la pornografia mainstream abbia contribuito a creare un immaginario sessuale legato a gerarchie, violenza e dinamiche di potere, in cui c’è un soggetto (l’uomo eterosessuale) che ha diritto al piacere, e altri (solitamente donne fisicamente stereotipate) che sono il mezzo che gli serve per ottenerlo. Non stupisce troppo che non si voglia parlare di questo, quando ancora si fa fatica a parlare della sessualità delle donne (se non in senso di soggetti che in qualche modo “subiscono” il sesso o di cui fanno uso in maniera funzionale, cioè per riprodursi), per non parlare della sessualità delle persone disabili, anziane, e di tutti quei corpi che non sono mai considerati in questo tipo di argomenti e immagini.

Sei stata tu a scegliere i primi autori della collana o sono stati loro a proporsi? Qual è stato il tuo approccio durante la lavorazione?
Per quanto riguarda questi primi tre titoli, due sono stati proposti da noi e uno invece è stato proposto dall’autore (Contro l’automobile). La prima cosa che facciamo, assieme alle persone che decidono di imbarcarsi con noi in questa avventura, è una lunghissima chiacchierata sull’argomento; ci confrontiamo su tutti gli aspetti che ci sembrano fondamentali, su come strutturare il libro, e creiamo insieme un “piano d’azione”. Il mio ovviamente è un ruolo di supporto, ma ci tengo molto a partecipare a tutto il percorso di realizzazione del libro, tenendomi sempre in contatto con loro e aiutandoli quando hanno bisogno di consigli, dritte, o di sciogliere nodi complessi. E infine nel momento della revisione cerco ovviamente di dare uniformità al testo. Quello che cerco di fare insieme a loro è soprattutto un lavoro sul linguaggio, che deve essere accessibile, cercando di non dare niente per scontato. In questi libri ci interessa veicolare un messaggio chiaro, senza per questo sminuire il valore e la bravura di chi scrive, ma cercando di ridurre al minimo ghirigori sintattici.

Con quali criteri sceglierai gli autori e le opere da pubblicare?
Non scelgo mai titoli e opere da sola: con Matilde, Gabriele e Sonny facciamo lunghe riunioni per decidere quali temi affrontare e quali siano secondo noi le persone giuste per farlo. Le persone che scegliamo sono persone che hanno uno sguardo attento sulla contemporaneità; ci interessa parlare di cosa accade mentre accade per prepararci a vivere il domani. Si tratta di giornalist*, filosof*, ricercator*, attivist*, teatrant* e via dicendo. La cosa molto bella che sta succedendo è che gli autori e le autrici della collana sono persone che portano avanti a livello sia personale che collettivo attività di divulgazione, sensibilizzazione e attivismo sui temi trattati. La nostra prima soddisfazione, che era anche uno degli intenti principali della nostra collana, e quella di vedere che si sta creando una rete di persone intorno a BookBlock.

Visto che tu hai vissuto per vari periodi all’estero e hai preso parte a scambi culturali con altri paesi, hai previsto per la collana anche saggi scritti da autori stranieri?
Per il momento le persone che scriveranno i libri di BookBlock saranno di lingua italiana, ma non escludo che in futuro la collana accolga anche titoli tradotti.

Ultima domanda di rito: puoi darci qualche anticipazione sulle prossime uscite?
Per ora posso dirvi che i temi saranno molti e molto diversi tra loro; già nel 2020 ci saranno altre uscite e stiamo già lavorando ai titoli per i prossimi tre anni. Si parlerà di come mettere in discussione gli stereotipi di genere, come osservare le migrazioni che caratterizzano il nostro periodo storico, si parlerà anche di utilizzo della rete e di turismo. Ci saranno molte presentazioni e ne siamo molto felici perché la cosa più bella è che a partire da questi libri si possano maturare delle riflessioni anche e soprattutto collettive.

Intervista a cura di Carla De Felice

 


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L'unico vero realista è il visionario.



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